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Racconti dall’ospizio #10 - Shinobi III. O limonare duro?

Racconti dall’ospizio #10 - Shinobi III. O limonare duro?

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Conobbi Anon de’ Begnac a metà 1993. Stavo cominciando ad entrare nell’ottica che avrei dovuto sostenere l’esame di maturità di lì a qualche mese. Ma non mi importava. O forse mi importava tanto da terrorizzarmi e da rimuovere sistematicamente il pensiero del cimento, della prova iniziatica, della fine di una fase e dell’inizio di un’altra. Vivevo in una deriva escapistica sapientemente orchestrata attingendo a tutte le mie risorse nerd regressive. Anon de’ Begnac rappresentava la regina tra queste.

Ma voi avete mai capito quei tizi nella roba feudale giapponese col cestino della spazzatura in testa? Io no. Comunque Shinobi III è uscito su 3DS ed è veramente figo, fatto dai soliti geniacci di M2.

Ma voi avete mai capito quei tizi nella roba feudale giapponese col cestino della spazzatura in testa? Io no. Comunque Shinobi III è uscito su 3DS ed è veramente figo, fatto dai soliti geniacci di M2.

Io avevo 19 anni. Anon ne aveva 13 ed era il fratello minore di una mia compagna di scuola, Giada. Eravamo agli estremi opposti della teen age. Io avrei voluto essere un po’ lui, lui avrebbe voluto essere un po’ me. Io avrei anche voluto essere in sua sorella, che era bella, intelligente, matta e pericolosa come solo certe liceali sanno essere. Ma non era possibile per svariate ragioni, a partire dalla sfiga assoluta che io perseguivo e professavo quasi fosse la mia religione. Tu sei la mia vita, altro io non ho. Anzi, no: avevo l’Amiga 500 espanso. Ma Anon, questo è il fatto, aveva di più. Aveva il Mega Drive. E tredici anni. Quindi, per avere il Mega Drive e tredici anni, passavo i pomeriggi a casa de’ Begnac. Un po’ facevo il confidente di Giada. Che è la versione deluxe del convitato di pietra. Ma, soprattutto, giocavo col Mega Drive con Anon, disegnavo i personaggi del Mega Drive con Anon, e poi il giorno a dopo a scuola i compagni mi prendevano per il culo perché passavo i pomeriggi con un tredicenne con la peluria-baffetto, dandomi del gay pedofilo. Normale amministrazione liceale. Almeno non mi accusavano di volermi bombare la sorella – ipotesi che era poco plausibile perché, con la mia sfiga addosso, non solo non avevo chance, secondo loro, ma nemmeno avrei potuto sviluppare pulsioni di tale risma.

Vi racconterò in un’altra occasione dei giochi con cui io e Anon ci deliziammo prima della mia maturità, che poi comunque conseguii senza problemi in virtù della mia sconcertante paraculaggine. Ora però vi parlerò del gioco con cui festeggiai, ormai in agosto del 1993, la – evidentemente ancora soltanto formale - maturità conseguita, ovvero Shinobi III: the Return of the Ninja Master. E degli strani accadimenti a esso correlati.

Questa è la tipica situazione cromatica che su 3DS, giocata al buio, vi esplode il cuore in fiamme stereoscopiche. Fatelo.

Questa è la tipica situazione cromatica che su 3DS, giocata al buio, vi esplode il cuore in fiamme stereoscopiche. Fatelo.

Eravamo in quattro, nell’enorme casa de’ Begnac, in quel nemmeno troppo afoso pomeriggio di agosto: io, Anon, Giada e Serena, una compagna di classe di Anon. Serena era lì, tecnicamente, per fare dei compiti estivi insieme ad Anon. Ma era evidente, all’occhio se non scafato nemmeno cecato, che Serena era determinatissima a mettersi con Anon esattamente quel pomeriggio. Mentre io e Anon giocavamo a Ghouls’n Ghosts in un angolo delle sua smisurata camera da letto, all’angolo opposto Serena si faceva dare, con finta discrezione e pissi pissi e hi hi hi hi, lezioni di seduzione da Giada. Si provavano vestitini sbarazzini togliendoseli e mettendoli senza il benché minimo pudore, forti del fatto che, sotto, indossavano i bikini con cui poche ore prima erano state al mare. Sara mica una cosa sconveniente, no? Anon giocava con sincero menefreghismo. Io ero ben più turbato e mi sforzavo in ogni modo di dissimulare un disturbante subbuglio nelle gonadi. Occhi piantati nel televisore Synudine, giocavo stritolando il controller e, mentre avanzavo sicuro in un gioco che sapevo a memoria, in realtà cercavo di carpire nel riflesso del tubo catodico la scenetta alle mie spalle. Operazione contorta ma fattibile, grazie agli ampi spazi scuri che costituiscono i fondali di Ghouls’n’Ghosts. Nel mentre, Giada insisteva affinché Serena provasse i suoi abiti succinti da ragazza ormai avvezza alle discoteche e agli Ace of Base, ovvero al sesso. Mi sentivo Dr. Slump, e questo gioco di riflessi rappresentava per me non un paravento per i miei inesistenti sensi di colpa, ma la compiaciuta perversione di un giovine che riconosce le sue sane pulsioni sessuali e gode di vederle balenare dentro una conversione per Sega Mega Drive.

Una cosa che trovate spesso nei giochi di ninja nipponici è un salto inspiegabile tra situazione feudale e situazione iper-moderna futuristica. Praticamente la metafora, nemmeno troppo nascosta, del salto che fa il Giappone nel dopoguerra.

Una cosa che trovate spesso nei giochi di ninja nipponici è un salto inspiegabile tra situazione feudale e situazione iper-moderna futuristica. Praticamente la metafora, nemmeno troppo nascosta, del salto che fa il Giappone nel dopoguerra.

Squillò il telefono. Anon balzò in piedi abbandonando al suo destino il povero Arthur, che finì risucchiato nelle fauci di uno dei giganti di pietra del terzo stage. “È per me” disse, e la sua esclamazione mi raggiunse che era già in cucina alla cornetta, tanto fu fulmineo il suo scatto. Serena restò a fissare interdetta la cornice della porta della stanza. Una donna sa quando l’uomo che sta braccando la snobba per un’altra. Tuttavia, né Serena né Giada, prigioniere della loro bolla di beverlihills90210sità, potevano davvero capire i moti del cuore di un nerd. Nel mentre, Anon aveva già riattaccato e, con due salti di cinque metri l’uno, si era già riaffacciato sulla stanza. “Era Diego. È arrivata. Vado a prenderla”. Sparì di nuovo lungo il corridoio, questa volta diretto verso l’uscio. SLAM. “Non sbattere la porta, cazzo!” urlò Giada dalla finestra al fratello già dietro l’angolo. “Chi arriva? Chi è andato a prendere?”esclamò allarmata Serena. Io, che sapevo, risi bonariamente. “Aspetta e vedrai. Non è come credi. Forse è anche peggio”. Serena sbuffò, capendo che, al di là della misteriosa visita, il suo tentativo di seduzione bikini-e-vestitini era fallito epicamente. Imbronciata, mezza nuda e con le braccia conserte sotto il seno, rappresentava l’iconografia disturbante della lolita definitiva. Tuttavia pensai che dirglielo non le sarebbe risultato particolarmente consolatorio. Già mi considerava uno spostato, un ritardato e un inquietante ostacolo addizionale tra lei e il suo Anon. Anche passare per vecchio porco, be’, no, grazie.

E tiriamoglielo, questo bel ninpo. Carne morta mutante grigliata.

E tiriamoglielo, questo bel ninpo. Carne morta mutante grigliata.

Anon tornò di lì a poco, scalmanato e sudato come si compete a un vero tredicenne. In mano, un pacchetto. Era da un po’ che lo aspettavamo. “Diego me l’ha tenuto anche se altri clienti erano venuti a cercarlo!” Diego era il padrone del vicinissimo negozio di videogame. E aveva ben capito che era meglio scontentare qualche anonimo brufoloso piuttosto che ferire Anon e il suo notevole potere d’acquisto. Shinobi III – The Return of the Ninja Master. Estasi. Già solo nel titolo c’era tutto ciò che potevamo desiderare. Shinobi. Return, Ninja. Master. Senza sottovalutare il III. Contemplavamo la confezione, invero anche bruttina, con lo sguardo fulminato delle scimmie di Kubrick di fronte al monolito.

Dovrebbe essere chiaro il perché abbiano scelto proprio questo terzo episodio, quelli di M2, per far debuttare Shinobi in 3D su 3DS. Ha più livelli di scrolling di Shadow of the Beast. OK, no. Ma questo tipo è un bel gioco da giocare, in compenso.

Dovrebbe essere chiaro il perché abbiano scelto proprio questo terzo episodio, quelli di M2, per far debuttare Shinobi in 3D su 3DS. Ha più livelli di scrolling di Shadow of the Beast. OK, no. Ma questo tipo è un bel gioco da giocare, in compenso.

Le ragazze erano impietrite. Il loro sfigometro segnava over 9000, e questo in tempi non sospetti, perché Dragon Ball Z era ancora un sogno d’importazione. Giada trovava la cosa normale sia nel caso del fratellino, che a tredici anni ne aveva ben d’onde, sia nel caso mio, perché vedeva la mia sfiga come un prezioso strumento per mantenermi nei miei ranghi di amicone, confidentone, pseudofratellone, cucciolone, asessualone. Serena invece era infiammata da un livore atavico, da donna delle caverne che vede il suo uomo star lì a scarabocchiare pitture rupestri invece che fecondarla. Quindi, reagì nella maniera più animale possibile. Di fronte agli apparentemente infiniti livelli di parallasse, alle missioni lunghe e articolate, ai ninja che cavalcano contro un cielo livido e che surfano combattendo astronavi a spadate, Serena la buttò sulle tette. Mentre Anon giocava la sua prima partita, curvo su uno sgabello e praticamente con gli occhi nel televisore, lei si avvicinò e, da dietro, fece sì che la nuca di lui poggiasse nell’incavo dei suoi seni. Non erano grandi come il gesto avrebbe voluto al fine di rivelarsi eclatante, ma erano pur sempre due seni di una tredicenne, acerbi e pronti a esplodere, strizzati in un bikini.

Gioco spietato. Ma almeno le incrementate capacità di attacco e movimento di Joe Musashi permettono di render gyoza per dorayaki.

Gioco spietato. Ma almeno le incrementate capacità di attacco e movimento di Joe Musashi permettono di render gyoza per dorayaki.

“Smettila. Sto giocando a Shinobi III”.

Pausa di cinque secondi.

“E quando saremo sposati e io ti chiederò di fare l’amore? Anche allora mi risponderai ‘smettila, sto giocando a Shinobi’?”

Pausa indefinibile. Un tempo dilatato in cui Anon resta immobile, fatta salva l’ipercinesi tutta brulicante attorno al pad. Effetti sonori di pad. Sento la necessità di rompere il silenzio con qualcosa, qualsiasi cosa, possibilmente stupida.

“Be’ occhio, però, che questo non è Shinobi, Serena. È Shinobi III. Shinobi è uscito nel 1987 in sala giochi e poi conv…”

Serena se ne era già andata. Uscita di scena come una torcia investita da una secchiata d’acqua e ghiaccio. Immobile, era scivolata fuori dalla porta della stanza. Anon continuò imperterrito a giocare quando, pochi istanti più tardi, Giada si manifestò in tutta la sua perentorietà da sorella maggiore. “Non me ne frega niente se sei un cretino. Ma Serena è ospite tua, e gli ospiti non si trattano così”. Retorica, autoritaria, ma talmente seria da lasciar leggere chiarissimamente il sottotesto “poi lo racconto a mamma”. Anon si alzò, sbuffando dal momento in cui mollò il pad fino a quello in cui scomparve dalla mia vista, oltre la porta. “Daii Serenaa, vieni che facciamo i compitii” disse con caratteristica voce stiracchiata biascicata adolescenziale controvoglia.

Su come quelli di M2 si siano sbattuti per stereoscopare questa scena che in originale era su due soli layer con un giga effetto raster dietro, be’, potremmo parlarne a lungo. Peccato aver impiegato tutto il corpo del testo per raccontare i fatti miei narrativizzati, eh!

Su come quelli di M2 si siano sbattuti per stereoscopare questa scena che in originale era su due soli layer con un giga effetto raster dietro, be’, potremmo parlarne a lungo. Peccato aver impiegato tutto il corpo del testo per raccontare i fatti miei narrativizzati, eh!

Restammo soli nella stanza io e Giada, apparentemente ognuno nelle proprie faccende affaccendati, agli estremi opposti della stanza e della sfiga. Dopo qualche minuto, proprio mentre cercavo un pattern efficace per smembrare il boss di carne deforme e simpatia, percepii che, silente come una kunoichi, Giada era alle mie spalle. Mi dava un po’ fastidio sapere che mi stava guardando giocare proprio in un momento in cui la mia performance era decisamente sottotono, spazzata via dal gigaraggio che, chissà perché, gli sviluppatori avevano deciso dovesse sprigionarsi dalle fauci di una carcassa mutante alta sei metri.

Ma, in verità, Giada stava guardando me, come capii girandomi all’ennesima vita persa. Mi guardava con occhi nuovi. Forse lo sfigometro era arrivato a quota 15000 e forse ciò determinava che s’era fatto tardi e che era meglio andarsene. Nel suo sguardo c’era una specie di commozione per me come individuo, al netto della mia deludente performance a Shinobi III. “Ehi” mi disse quasi sottovoce “ma anche tu, quando saremo sposati e ti chiederò di fare l’amore, mi risponderai che devi giocare a Shinobi III?”

Attraverso la stanza passarono, nell’ordine: una folata di vento sabbioso, due corvi, un cespuglio rotolante, i cinque protagonisti di Psychic 5, Michael Jackson moonwalkante versione SEGA 16-bit e l’intero cast di Taruruuto-kun.

“Eh?”

“Ma dai, mona! Stavo scherzando, lo sai che sei il mio fratellone! Ho un fratellino imbranato, un fratellone imbranato… Per fortuna che ci sono io ad alzare la media! Vabbe’, io tra un po’ devo uscire. Ma tu resta pure a giocare a Shinobi”.

Tra le mie labbra impietrite a stento uscì un flebile sibilo “Tre… ” mentre Giada era già in bagno a truccarsi. Restammo nella stanza solo io, la mia sfiga e Shinobi. Tre.

Però questo schemino creato da M2 per il blog ufficiale SEGA vi spiega un po’ di cose. E vi spiega anche perché, con adorabile spocchia, gli sviluppatori chiamino questa loro tecnica emulativa stereoscopica GIGADRIVE. Che zarri.

Però questo schemino creato da M2 per il blog ufficiale SEGA vi spiega un po’ di cose. E vi spiega anche perché, con adorabile spocchia, gli sviluppatori chiamino questa loro tecnica emulativa stereoscopica GIGADRIVE. Che zarri.

Nota per i legal di Anon de’Begnac: questa storia, come i suoi protagonisti, è totalmente inventata. Shinobi III no, ed è un gran bel giocare col 3D attivato su 3DS. Scaricatevelos.

[UP!] Nintendo sui cellulari! Ma non come pensate voi

Videopep #68 – Da clone a genere

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