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PlayStation Experience 2016: welcome to Nineties

PlayStation Experience 2016: welcome to Nineties

Immagine dai social di The Shelter.

Lo scorso sabato si è tenuta la PlayStation Experience, evento ormai annuale e tradizionale nel quale Sony, dopo aver saltato la gamescom di Colonia, fa il bello e il cattivo tempo con una presentazione di oltre un’ora e un parterre su cui provare demo e assistere a presentazioni a porte chiuse dei prodotti protagonisti della conferenza. E voi direte: esticazzi? Avreste anche ragione, se non fosse che mi andava di espandere un momento un concetto che, già durante l’evento, ho voluto riassumere con un pratico tweet:

Ora, dico io, è mai possibile che Sony voglia veramente focalizzare grandissima parte del suo show esclusivo per annunciare roba vecchia di come minimo vent’anni? Cioè, con tutto che il gioco di Housemarque e Eugene Jarvis è nuovo, chiaro, però pare veramente… non so, strano, che il top in una conferenza del genere sia davvero un gioco indie, seppur tirato su da un team pazzesco e da un veterano del genere.

Ripercorrendo il solito listone di Polygon e ravanando nella memoria, in effetti, possiamo dare nuovamente uno sguardo agli annunci sul palco e tirare effettivamente le somme. Ad aprire le danze è stato Uncharted: The Lost Legacy, i cui commenti migliori sono comodamente riassunti in questo screen della chat degli amiconi con cui sono solito seguire gli eventi videoludici e le maratone di Mentana:

Dopo la prima carrettata di autocelebrazioni su quanto siano belli e bravi in Sony, è stato il turno di Marvel Vs. Capcom Infinite, nuovo picchiaduro che porta la fortunata serie NATA NEL 1996 nella magica terza dimensione vista e apprezzata in Street Fighter V, con sommo gaudio di tutti quei videogiocatori che non sono ancora usciti dalla pubertà. Gli stessi che, per altro, all'annuncio della disponibilità immediata sul PlayStation Network di Marvel Vs. Capcom 3 stavano per lanciare le mutandine sul palco. E, d'altronde, stiamo pur sempre parlando di un gioco di soli cinque anni fa: signora mia, guardi che occhio vispo che ha ancora, è appena tirato fuori dall'acqua.

Momento friccicore nel cuore per Let it Die, nuovo gioco di Grasshopper Manufacture, ovvero lo studio di Suda51, che prima ci ha regalato quel capolavoro di Lollipop Chainsaw, poi quella ciofeca offensiva di Killer is Dead e ora supervisiona questa versione fuori di testa e senza palo-nel-culo-durante-i-movimenti di Dark Souls. L'ho scaricato, ché anche lui è stato reso disponibile gratuitamente proprio durante la presentazione e, pur non avendo avuto ancora modo di giocarci, ne ho letto solo bene e ho una voglia matta. Ad ogni modo, fino a quel momento Let it Die era nettamente l'annuncio della fiera: una nuova proprietà intellettuale toccata da Suda51, che si era persa misteriosamente dopo l'annuncio di qualche tempo fa, disponibile subito e gratuitamente. Meglio di così?

Sale sul palco Activision e, dopo l'inevitabile asciugo su Call of Duty e gli eSport, annuncia il grande ritorno (!!!) della corsa delle moto a scuregette di Destiny e - TENETEVI FORTE - il remaster in HD della trilogia di Crash Bandicoot. La trilogia di Crash Bandicoot, tre giochi usciti rispettivamente nel 1996, '97 e '98 (ammazza lo sfruttamento del franchise) che hanno fatto esplodere il pubblico manco fosse Half-Life 3. Ad ogni modo, come dicevo in un altro tweet live, rendiamoci conto che la cosa più interessante dell'offerta Activision nel 2017 è Crash Bandicoot.

Horizon: Zero Dawn è la solita ficata pazzesca, ma ha palesemente scritto in faccia che non riuscirà mai a farcela entro la scadenza del prossimo marzo. Spero di essere smentito, ma nel dubbio voi segnatevelo.

Vittoria del bene totale: con una mossa che avrebbe preso di sorpresa anche il mago Gabriel, dopo VENTUNO ANNI avremo una versione rimasterizzata di Windjammers su PlayStation 4 e addirittura PS Vita, con tanto di match online. Un annuncio che ha fatto tentennare anche giopep sull'acquisto di PS4, almeno per qualche istante. Rendetevi conto. Dal canto mio, non posso che esserne felice: ridendo e scherzando, credo di aver giocato molto più a Windjammers in quest'ultimo anno, tra mame ed emulate varie (senza contare che tra un po' entrerà nel cabinato di casa Kenobit), che a gran parte dei videogiochi 2016 che mi sono capitati sotto mano. Ad ogni modo, la data di uscita di questa folgorante remastered è "mai abbastanza presto". Piangiamo.

È successa questa cosa. Davvero. Hanno annunciato Knack 2. Ma anche la Wipeout: Omega Collection, ovvero il remaster in HD di Wipeout HD (LOL?), Wipeout HD Fury (WUT?) e Wipeout 2048, che comunque erano tre robe PSP del 2005 che vivevano di luce riflessa rispetto ai capolavori della serie, usciti - caso strano - tra il 1995 e il 1999.

A proposito di 1996, sul PlayStation Network trovate la demo del remaster in HD di Parappa The Rapper, che arriverà nel corso del prossimo anno assieme a Patapon e LocoRoco, perché in Sony vogliono un sacco bene ai nostri occhi e vogliono coccolarli duro. Per altro, dopo aver completato la demo di Parappa, posso dire che dopo vent'anni non ho ancora capito se sono del tutto scoordinato io, se la timeline del gioco è incomprensibile o se ho la TV con un input lag infame. Vai a sapere.

Il momento sticazzi vede il ritorno di Akuma nel roster di Street Fighter V (tra l'altro, Beppone Colaneri mi fa notare dalla regia che, pur uscendo come DLC nel 2016, si tratta di un personaggio incluso nel season pass del 2017 e quindi tocca pagare il nuovo obolo per averlo) e l'arrivo su PSN di Lara Croft GO, che sì, insomma, bello, eh, però... sticazzi, no?

Momento nippomania: Yakuza 6 (continuate pure a portare tutta la saga tranne Yakuza Kenzan, maledetti infami), Danganrompa V3 e Ni no Kuni II, un gioco talmente bello visivamente quanto inavvicinabile. Come dicevo nella chat degli amiconi, infatti, "il livello di "non ci giocherò mai" è talmente alto che questa sarà l'ultima cosa che vedrò del gioco: un minimo di 430 ore di gioco per vedere il finale pessimo? No grazie". Hanno nominato anche un nuovo Ys, ma insomma, stesso discorso con la grafica peggio e una colonna sonora prog metal giapponese veramente borderline anche per i miei gusti.

Tra gli annunci sparsi, infine, troviamo Absolver, un GdR di combattimento (?) prodotto da Devolver Digital (quindi da tenere d'occhio), Starblood Arena (una roba PSVR che mi sono perso in diretta e di cui non mi sono neanche degnato di guardare il trailer) e Ace Combat 7, il più classico caso videoludico di quelle volte in cui senti al telegiornale che è morto uno famoso e pensi "Ah, ma non era già andato da mo'?".

E poi vabbé, lui. Che insomma, non vedevo l'ora. E non sono manco da solo, ché alla lunga le sacche di resistenza hanno la meglio e la storia ci ricorderà come geni incompresi. Vabbé, scusate, la smetto.

Scherzi a parte (?), è innegabile che l'offerta di PlayStation 4 annunciata alla PlayStation Experience sia bizzarramente orientata al vecchiume e al ripescaggio selvaggio di glorie passate. Escludendo Uncharted e The Last of Us, che non usciranno prima del duemilamai, alla line up di Sony rimangono Horizon, che si porta comunque dietro mille perplessità, Nier: Automata, che non ho menzionato ma comunque è pur sempre una roba Platinum prevista per marzo, e buttala, e poi qualcosa come sette remaster in HD di giochi anni Novanta - tra cui, oh, WINDJAMMERS, che comunque è un nome che al di fuori delle vecchie scoregge si cacano in quattro - e un gioco sviluppato (anche) da Eugene Jarvis, che OK, sì, nuovo e superfigata che voglio ora, ma non ha esattamente l'appeal di una killer application.

Insomma, anche alla luce dei recenti disastri di marketing combinati da EA con Battlefield 1 e Titanfall 2 (ne abbiamo parlato in abbondanza in Outcast Chiacchiere Borderline 39), il secondo dei quali si trovava a metà prezzo neanche un mese dopo il day one nonostante una qualità produttiva e di gameplay pazzesca, e di Dishonored 2, anche lui a metà prezzo dopo, tipo, QUINDICI GIORNI dall'uscita nei negozi, non posso che chiedermi se il marketing tutto nostalgia e vecchi merletti che Sony sembra già aver attuato da un po' non sia, paradossalmente, il futuro di un'industry e di un pubblico incapaci di riconoscere e premiare i progetti nuovi e davvero in grado di dire qualcosa di nuovo e continuare a stupire, nonostante alla fine si tratti pur sempre di seguiti di tripla A.

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