PES 2013: "Scusate il ritardo"

Cianciare di una nuova edizione di un gioco di calcio è diventato, negli anni, una stucchevole litania. Cambiano i nomi, ma rimane immutata la sostanza: nei primi anni 2000, quando a dettar legge era Pro Evolution Soccer, si affrontava ogni versione preliminare di FIFA finendo con il raccontare la stessa storia e rigirandosi tra le mani, stagione dopo stagione, una polpetta identica. "Finalmente gli sviluppatori si sono accorti che i problemi X, Y e Z impedivano al gioco di raggiungere una qualità media di questo o di quel tipo e allora ecco che pare abbiano risolto il tutto. Come se non bastasse vi assicuriamo che queste due nuove trovate assolutamente inedite sono una roba da leccarsi le orecchie", o qualcosa di equivalente. Salvo poi arrivare alla resa dei conti in fase di recensione e concludere che, tutto sommato, non è che fosse poi cambiato molto. http://www.youtube.com/watch?v=nnNmEtZMUH4

Il verboso preambolo, in realtà, ha una qualche applicazione anche quando si parla del gioco "vincitore", nel nostro caso ovviamente FIFA. Seguendo un copione sorprendente quanto un film dell'ultimo (o penultimo, o terzultimo) Verdone, solo con gli articoli dedicati a FIFA 12 si scoprono, come d'incanto, i problemi che affliggevano l'edizione precedente. Non c'è solo una certa tendenza a magnificare il gioco che tutti stanno già magnificando (insomma: la solita sensazione di tepore e rassicurazione che ci si gode nel seguire l'opinione più diffusa), ma anche e soprattutto una cronica mancanza di tempo. Recensire una simulazione di calcio, oggi, vorrebbe dire potersi e doversi prendere il lusso di settimane di gioco. Salvo poi scoprire che, considerato il panorama morente (da secoli esistono unicamente due giochi di calcio), tutti quanti si sono già comprati l'aggiornamento di quello che preferiscono e tanti saluti.

Che schifo, il secondo preambolo era pure più lungo del primo. Ma mi serviva per dire semplicemente (si fa per dire, chiedo perdono) che capire l'effettivo valore, o almeno il potenziale, di PES 2013 dopo solo un paio d'ore di partite è particolarmente complicato. O assolutamente inutile, vedete voi. Sta di fatto che questo articolo è dedicato propriamente all'infausto compito, dato che c'è stato modo di testare una versione alpha ("non è nemmeno adatta a una preview!", ha ricordato spesso Konami per l'occasione) del nuovo capitolo del calcio made in Giappone. E tagliamo subito la testa al toro: è interessante.

Con la possibilità di utilizzare solo una manciata di squadre prese di peso dal campionato brasiliano e quattro dalla Liga (sì, esatto, nella Liga esistono altre squadre oltre a Barca e Real, son cose che ti si ferma il cuore a pensarci), la prova è ovviamente stata dedicata a una sorta di stress-test del rinnovato sistema di controllo. Se, nel caso di FIFA, è ormai possibile dedicare ore e intere sessioni all'esame di nuove modalità di gioco e opzioni di contorno, è perché il cuore della simulazione EA batte forte e vigoroso da anni. Lo stesso non può dirsi di PES, che ha pure goduto di alcuni significativi lifting e interventi di bypass coronarico nelle ultime due edizioni, ma che rimaneva simile a quello di un vecchio pensionato alla ricerca di una seconda giovinezza.

Se sarà vera gloria e reale seconda giovinezza, lo scopriremo nei mesi successivi alla pubblicazione. Ma per ora c'è da dire che le sensazioni sono ottime. Se con PES 2010 e 2011 si aveva il sentore che qualcosa fosse stato fatto, ma che si trattasse più che altro di accorgimenti innestati su di un corpo ancora in stato comatoso, il feeling con PES 2013 è fin da subito differente. Qui pare che tutti i meccanismi siano stati ricostruiti da zero, garantendo, finalmente, una coerenza e una solidità che finora era stata a esclusivo appannaggio della concorrenza. Il ritmo di gioco è stato ulteriormente abbassato (è comunque possibile scegliere se aumentare la velocità o ridurla ancora), ma sono l'intero sistema di movimento dei calciatori e la precisione con cui questi vengono richiamati dallo stick analogico a infilare nel sistema circolatorio di PES 2013 sangue nuovo e giovane. Nelle partite affrontate non ho mai dovuto scontrarmi con comportamenti imprevedibili e tristemente sorprendenti: rimpalli, conclusioni sconclusionate o comportamenti assurdi che rivelassero la natura mutante e vagamente Frankenstein del gioco, come invece succedeva nel recente passato.

Il ventaglio di soluzioni garantito al giocatore è più ampio che in passato o, perlomeno, pare più semplice accedervi: l'equilibrio trovato nella gestione dei passaggi e dei tiri sembra già garantire sufficiente libertà d'azione, mantenendo al tempo stesso una certa precisione che non renda il tutto frustrante. Il problema è che considerazioni simili potevano essere fatte anche per quanto riguardava i PES delle stagioni andate. Purtroppo, per rendersi conto di quanto PES 2013 si muova e reagisca meglio rispetto ai suoi genitori, l'unica reale soluzione rimane quello di provarlo con mano.

Per ora vi dovete accontentare di quel che sto scrivendo. Immaginandovi una fisica della palla che può e deve essere ancora migliorata (dopotutto la versione provata, ripeto, era catalogata come "alpha"), ma già convincente. Disegnandovi in testa una libertà di creazione delle azioni che si avvicina pericolosamente a quella di FIFA. Provando a credere a un sistema di controllo finalmente affidabile e senza ritardi o decisioni che paiono automatizzate da parte della CPU.

Sono tre le novità più significative che Konami ha voluto sottolineare prima della prova: I.A. dei portieri sensibilmente perfezionata, sistema di controllo ampiamente migliorato e movimenti senza palla dei compagni. Considerazioni a riguardo, velocissime: ogni santissimo comunicato stampa di un qualsiasi gioco di calcio degli ultimi dieci anni riporta una voce dedicata all'I.A. dei portieri, quindi lasciamo perdere e procediamo... sul sistema di controllo ho già detto poco sopra e quindi non rimane che la storiella dei movimenti senza palla. Ecco, forse è stato un problema di schemi preconfezionati non studiati a dovere (intendo le opzioni tattiche richiamabili con la croce direzionale), ma non mi è sembrato di trovare gente particolarmente proattiva, almeno in attacco. Se in difesa la linea si muoveva con buona puntualità e provando anche ad alzarsi se chiamata a buttare tutti in fuorigioco, in fase offensiva la disponibilità alla corsa negli spazi mi è sembrata tutt'altro che soddisfacente. E no, non mi riferisco solo a Ronaldinho, che ormai non corre manco se minacciato con un fucile.

Problemi che, comunque, sono più che prevedibili in un codice preliminare. Se tutto fosse ripulito al meglio per l'uscita, ci ritroveremmo tra le mani un gioco di calcio in grado di dire la sua. Ora non resta che riflettere sui tempi di Konami: oltre cinque anni per arrivare a poter parlare in pubblico, gettando alle ortiche tutto il vantaggio accumulato in epoca PlayStation 2 e finendo, comunque, per emulare il proprio "nemico" (che a sua volta aveva riguadagnato terreno emulando le fatiche di Seabass/KCET). Forse va bene così, ma forse si è solo sprecato del tempo, invece di provare a fare qualcosa di realmente nuovo.

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