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Paperback #17 - Warm Bodies

Paperback #17 - Warm Bodies

Paperback è la nostra rubrica quindicinale in cui parliamo di libri non strettamente legati al mondo dei videogiochi. Visto che per quelli legati al mondo dei videogiochi c’è quell’altra.

Sempre alla ricerca di libri da leggere, tempo fa ero inciampata in Warm Bodies e dalle varie sinossi in giro per la rete, avevo accantonato il soggetto come “no grazie”. Dimentica della sua esistenza, una decina di giorni fa capito su un noto sito di trailer online e vedo che ne hanno tratto un film. Così, per curiosità (aka scazzo pesante) clicco e me lo guardo. Il risultato è stato che dopo 3 minuti ero su Amazon a scaricarmi la versione Kindle per 1,99 euro.

Premesso che non sono una fan dei film a base degli zombi, adoro però tutto quello che è ironico e demenziale e Warm Bodies ha le potenzialità per esserlo. Lungi dall’essere un’opera à la Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, Warm Bodies ironizza su due cose: le storie apocalittiche in stile “epidemia globale da fine di mondo”, à la Romero, per intenderci, e tutta la deriva successiva; e gli young adult, stile Twilight.

R è un non morto. Della sua vita precedente ricorda solo l’iniziale del proprio nome e null’altro. Non ricorda che lavoro facesse, non ricorda la sua famiglia. Niente. Apparentemente le sue funzioni cerebrali sono piuttosto limitate. Insomma, con un corpo in decomposizione, è il minimo da aspettarsi. Però R sente degli stimoli. La sua vita da zombi, i grugniti, la fame compulsiva di esseri umani, i grugniti, l’incapacità di comunicare, i grugniti, non lo soddisfano granché.

Un giorno, durante un raid in città con l’amico M per procacciarsi cibo e cervelli freschi, si imbatte in Julie, e qualcosa accade. Mangiando il cervello di quello che è presumibilmente il fidanzato di Julie, R rivive i suoi ricordi e le sue sensazioni e ricorda, finalmente, cosa voglia dire essere vivi. E qualcosa scatta.

R decide di non uccidere Julie, anzi di salvarla e la porta nel suo rifugio nella carlinga di un aereo. Da questo momento in poi inizia a succedere tutta una serie di eventi che porteranno R a diventare sempre più umano e Julie a comprendere che, forse, da quel morbo che sembra aver infettato la maggior parte dell’umanità, è possibile salvarsi, è possibile tornare indietro.

Il romanzo procede in maniera piuttosto banale, anche se con delle scene e dei momenti veramente divertenti e a volte anche toccanti. L’ironia è alla base di tutto e il fatto che noi lettori lo si viva dal punto di vista del protagonista, investiti dal suo flusso di coscienza, è un aspetto che farà impallidire i puristi del genere, ma che potrà deliziarvi se gli permetterete di farlo. Non è un romanzo sulla zombie apocalypse, ma non è nemmeno Twilight. È qualcosa di diverso, divertente, simpatico, intelligente.

Come dicevo all’inizio di questa recensione, Warm Bodies ha le potenzialità per essere un gran libro ironico e demenziale, peccato che poi si perda, e perda anche mordente, che cada nel tranello del buonismo e dell’eroismo un po’ glitteroso da young adult, per fortuna senza impantanarcisi completamente dentro. Per 1,99 euro vale sicuramente un tentativo.

E comunque al cinema andrò a vederlo sicuramente. Lo so. Lo so. Nessuno è perfetto.

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