One Piece Pirate Warriors ha le potenzialità ma non si applica

One Piece Pirate Warrior, come il suo titolo originale Kaizoku Musou tiene a precisare subito, appartiene a quel genere di nome musou, che negli ultimi anni tende a fare capolino sempre più spesso anche nel vecchio continente, spinto quasi sempre da licenze di anime o manga che hanno trovato fortuna anche qui. E all'inizio infatti mi aveva quasi convinto di essere l'ennesimo musou su licenza: molto bello quando si tratta di mettere in movimento i personaggi in ambienti tridimensionali, esattamente come me li immaginavo mentre divoravo le tavole di Eiichiro Oda, ma un po' inadeguato quando si tratta di metterci del suo, di dare un contributo al prodotto finale. Sostanzialmente, mi sembrava di stare davanti ad un cinecomic di Zack Snyder. Se da un lato possiamo infatti godere dell'impatto visivo che offrono i numerosi personaggi giocabili, assolutamente perfetti per il cel-shading utilizzato nello sviluppo, dell'accuratezza con cui sono stati trasposti su schermo rispettando i dettagli e pure dell'ottimo lavoro svolto dai doppiatori originali dell'anime, che assieme alle stesse scelte registiche aiutano ad avvicinare Pirate Warrior all'idea di anime interattivo, dall'altro gli elementi aggiunti dai ragazzi di Omega Force risultano un po' fiacchi, privi di mordente. I fondali e le ambientazioni, ad esempio, sono abbastanza spogli e risultano decisamente inadeguati ai personaggi che vi interagiscono. Inoltre, le fasi di combattimento in mischia, elemento focale di ogni musou che si rispetti, danno l'impressione di essere un po' deficitarie sotto il punto di vista della varietà e qualità dei nemici, ripetitivi sia nel loro essere esteticamente uguali l'uno all'altro, sia nel loro repertorio di attacchi davvero poco temibili, tanto che finiscono per essere tranquillamente risolti con del button smashing.

Questo è un peccato, perché agli sviluppatori le capacità non mancano: il combat system dei personaggi principali è infatti molto bilanciato e riesce a proporre un'ottima varietà di mosse in modo molto semplice ed efficace, senza dover per forza agire sul DualShock a mo' di polipo come si è visto da altre parti. Non solo, per sviare al problema della ripetitività, Omega Force ha inserito un sistema di crescita dei personaggi: Rufy, così come gli innumerevoli comprimari che troveremo durante la storia, possiede tre caratteristiche principali -Attacco, Difesa ed Energia - che aumentano mano a mano che i combattimenti proseguono, sia che si tratti del Diario Principale, in cui i vari Mugiwara fanno apparizioni fugaci, sia nei Diari Secondari, dove Zoro, Sanji, Usop e tutti gli altri compagni di viaggio diventano protagonisti della storia e grazie ai quali, una volta controllati dall'I.A. del gioco, si riveleranno dei preziosi alleati più che delle scomode presenze.

Inoltre durante l'avventura troveremo delle monete speciali, che, a seconda di come verranno abbinate, porteranno notevoli miglioramenti ad alcuni aspetti, magari incrementando la potenza di un determinato attacco o aumentando della barra dell'energia. Inoltre, in Pirate Warrior sono state inserite parti action un po' più ad ampio spettro, sapientemente alternate tra una scazzottata e l'altra, che ci pongono davanti puzzle dinamici e sezioni platform che, pur nella loro semplicità, aiutano molto il gameplay a non stagnare troppo. Da segnalare anche un ottimo uso dei Quick Time Event, un po' sulla falsariga degli ottimi giochi con protagonista Naruto, che rendono più interessanti queste fasi maggiormente esplorative e soprattutto sono la ciliegina sulla torta degli epici boss fight. Se è vero infatti che i combattimenti contro gli avversari normali soffrono di una cura marginale, gli scontri coi boss sono tutti realizzati ottimamente, richiedono un minimo di tattica nella scelta dei tempi d'attacco e, come detto, grazie ai QTE, risultano tutti molto spettacolari, riuscendo ad accendere la scintilla nell'occhio del fan scafato e non lasciando indifferente chi mastica poco di frutti del diavolo e affini.

Il gioco, lanciato in esclusiva PS3 per il quindicesimo anniversario del manga in Giappone, è stato comunque pensato per chi segue da tempo le avventure sulla Rotta Maggiore, e non solo per i boss fight: le vicende affrontate riassumono la formazione della ciurma di Rufy, partendo da Orange Town fino ad arrivare a Sabaody. Ma giustamente, riassumere quindici anni in sedici capitoli di gioco non è affar semplice, e alcune saghe e qualche piccolo avvenimento qua e là sono stati tagliati, magari lasciandoli solo accennati da una battuta che i fan più scafati sapranno cogliere. Questi omissis non rappresentano comunque un grosso difetto, vuoi perché il riassunto funziona discretamente, vuoi perché alcune battute e la carica emotiva di certe scene, riportate con quella cura di cui parlavo all'inizio, ti fanno perdonare un po' tutto, finendo per farti apprezzare un prodotto che sicuramente non sarà il gioco dell'anno e che probabilmente non avrà un grosso riscontro al di fuori del pubblico nerd, ma comunque diverte e sa muovere le giuste corde.

Ho giocato a One Piece Pirate Warrior su Playstation 3 grazie a una copia del gioco fornita dal mio stipendio. A livello medio ho impiegato circa tredici ore per arrivare alla fine del Diario Principale, più un altro paio d’ore per le varie modalità secondarie. Il gioco è doppiato in giapponese e sottotitolato in italiano. Da fan storico, direi che, se non condividete l'amore viscerale per l'opera di Oda, potete anche abbassare il voto di mezzo punto.

Voto 7,5

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