Old! #92 – Dicembre 1994

Old! #92 – Dicembre 1994

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Il 3 dicembre del 1994 esce in Giappone la prima PlayStation. Bam. Così. Sono passati vent'anni da quel momento che rivoluzionò il mondo dei videogiochi in maniera tanto radicale. Sono passati vent'anni da quando Sony, dopo aver rischiato di limitarsi a collaborare prima con Nintendo, poi con Sega, per la creazione di una console basata sui CD-Rom, si mise finalmente in proprio e si mangiò tutto quanto. Ma soprattutto, sono passati vent'anni da quando ne avevo diciassette. Glom. E comunque, per raccontare quel che Sony ha combinato a cominciare da quel dicembre del 1994 ci vorrebbe un libro, altro che un paio di paragrafi, però direi che un aspetto significativo della portata colossale di PSX, PS1, PSone, PSWhatever, è il fatto che, pur facendo in realtà parte di quella che può essere considerata la quinta generazione di console, il solco tracciato per terra è talmente grosso che in molti, oggi, considerano quella come la prima generazione di console. Sigh. Diciamo che l'era contemporanea del videogioco è iniziata lì e la facciamo finita?

Ad ogni modo, la prima PlayStation finirà per diventare la prima console da gioco capace di piazzare cento milioni di pezzi, quota raggiunta nove anni e sei mesi dopo il lancio, e il suo successo sarà se vogliamo leggibile anche nei risultati conquistati in seguito da PlayStation 2, forse unica macchina in grado di ottenere un vero dominio totale globale nella storia, anche più del NES (che, ricordiamolo, in Europa non spazzò via tutto come in America e in Giappone, checché ne pensi la gente allevata a fette di torta di mele e/o rincoglionita dal marketing). La produzione della prima PlayStation cesserà ufficialmente il 31 marzo 2006, oltre undici anni dopo il lancio, circa un anno dopo l'uscita dell'ultimo gioco pubblicato per il formato, a relativamente breve distanza dall'arrivo di PlayStation 3.

Pochi giorni dopo, per la precisione il 9 di dicembre, Namco porta in sala giochi quello che l'anno successivo diventerà uno fra i giochi simbolo di PlayStation: Tekken. Arrivata dopo Virtua Fighter nella nuova arena dei giochi di pizze in faccia tridimensionali, la creatura di Seiichi Ishii prova a distinguersi con un sistema di controllo che vede i quattro diversi arti (le due braccia e le due gambe) assegnati ad altrettanti tasti. A me, personalmente, fin dai rispettivi primi episodi, sta immediatamente più simpatico Virtua Fighter, ma insomma, magari è solo una cosa figlia del fatto che ho sempre voluto bene a Sega.

Successo di gran spessore e, come detto, pedina fondamentale alcuni mesi dopo per la buona riuscita del progetto PlayStation, Tekken verrà riproposto negli anni per un numero tutto sommato ridotto di volte. Lo si ricorda come contenuto extra di Tekken 5 per PlayStation 2, nella NamCollection pubblicata sulla stessa macchina e in una relativamente recente apparizione su PlayStation Network. Ma certo i seguiti e gli spin-off non mancheranno, su su fino a Tekken 7 previsto per il 2015 e varie apparizioni e sparizioni di qua e di là. Non mancano pure gli adattamenti cinematografici e a cartoni animati, ma forse è meglio sorvolare.

Il giorno dopo, Nintendo pubblica su NES e Super NES Wario's Woods, gioco meritevole di nota più che altro perché si tratta dell'ultimo titolo pubblicato con licenza ufficiale sulla console a 8 bit della casa di Kyoto, nonché primo videogioco della storia a poter vantare un rating ESRB (l'organo di classificazione americano che corrisponde bene o male al nostro PEGI). Detto questo, Wario's Woods è comunque una variazione sul tema di Tetris e cloni assortiti piuttosto originale. Nel gioco, infatti, non si ha controllo diretto sui blocchi che cadono nel pozzo e ci si trova ai comandi di un piccolo Toad che si muove come un disperato in mezzo al macello.

Per manipolare i vari oggetti presenti nel pozzo, bisogna portare Toad a diretto contatto, cosa che quindi aggiunge una componente radicalmente diversa dalla norma a un gameplay altrimenti tutto sommato tradizionale. La versione per SNES godrà di addirittura due conversioni per Satellaview (nientemeno!), mentre quella per NES verrà riproposta da Nintendo come contenuto extra di Animal Crossing per GameCube, oltre che in vendita su tutte le Virtual Console possibili e immaginabili.

Il 21 dicembre 1994 Bungie pubblica su Macintosh Marathon, primo episodio in una trilogia di sparatutto in prima persona ispirati ai classici del genere. Bizzarramente amato ancora oggi da una nicchia di utenti Mac, Marathon è un gioco tecnicamente notevole, almeno per l'epoca, che ovviamente anticipa di qualche anno ciò che un giorno Bungie diventerà grazie alla serie di Halo. Sostanzialmente destinato a morire come serie poco dopo la metà degli anni Novanta, Marathon potrà comunque vantare il dubbio onore di essere stato convertito su Apple Bandai Pippin e farà pure capolino su iPad nel 2011.

Due giorni dopo si manifesta un altro sparatutto in prima persona di un certo spessore: Heretic, pubblicato da id Software ma sviluppato da Raven Software, qui alla sua prima in una lunga serie di collaborazioni con la casa di John Carmack. Sorta di rielaborazione in chiave fantasy del modello di gioco proposto da Doom, Heretic è anche fra i primi FPS a contemplare l'utilizzo di un inventario e la possibilità di alzare e abbassare lo sguardo. Pubblicato inizialmente come gioco shareware, Heretic si manifesterà nuovamente in edizione commerciale "tradizionale" due anni dopo, godendo nel frattempo di uno spin-off (Hexen: Beyond Heretic) e generando quindi un vero e proprio Heretic II nel 1998. For the record, GameRankings, con la sua media del 62, ci rende noto che il primo Heretic non è forse poi 'sta meraviglia.

Sempre negli stessi giorni, per la precisione il 23 dicembre 1994, si manifesta in Giappone il PC-FX, una creatura mitologica prodotta da NEC Corporation che ricordo di aver visto per anni sulle riviste dell'epoca e sognato senza neanche sapere bene cosa stessi sognando. Di fondo, è il successore del PC Engine, e in effetti questo spiega la mia ansia, visto che si tratta di una fra le console a cui sono più legato. Sorta di cassone in stile PC, ma decisamente inferiore alla concorrenza "di grido" dal punto di vista tecnologico e poco supportato sul piano del software, il PC-FX sarà un discreto fallimento e verrà messo fuori produzione dopo tre anni e spiccioli, segnando di fatto il termine dell'impegno da parte di NEC sul mercato console.

Wikipedia ci insegna che, nel corso di quei tre anni, appena centomila esemplari della macchina raggiungeranno le case degli appassionati. Il che, ovviamente, a fronte di una PlayStation che in contemporanea spalanca le porte di un nuovo mercato del videogioco, fa un po' venire la depressione. Non esattamente da salti di gioia anche la lineup, che vanta appena sessantadue titoli, l'ultimo dei quali (First Kiss Story) vedrà la luce il 24 aprile 1998.

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