Old! #126 – Settembre 1975

Old! #126 – Settembre 1975

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Il 12 settembre del 1975, l'azienda giapponese di giocattoli e videogiochi Epoch mette in vendita la prima console giapponese, chiamata TV Tennis Electrotennis. Un evento mica da ridere, eh! Nintendo e SEGA: ciucciatevi il calzino! Chiaramente, come è tradizione per quei tempi, si tratta di una variante sul modello di Pong, e il bello è che giunge nei negozi perfino con qualche mese di anticipo rispetto all'uscita della versione ufficiale casalinga dello stesso Pong negli Stati Uniti! Ma quanti punti esclamativi sto usando!?! Fra le caratteristiche peculiari di TV Tennis Electrotennis, tra l'altro, si segnala il fatto che la console è wireless, grazie all'utilizzo di un'antenna UHF. Hai capito 'sta Epoch, avantissimo!

E, a proposito di “prime” console, vale la pena di segnalare che nel corso dell'autunno del 1975 Magnavox decide di mettere fuori produzione l'Odyssey, che ricordiamo ancora oggi come prima console casalinga della storia, creata da quel manico di Ralph H. Baer (R.I.P.) e messa in vendita ben tre anni prima rispetto a tutti gli altri. Tzé.

Il 22 settembre del 1975, dieci giorni dopo l'arrivo della prima console nipponica, l'architetto Yasuhiro Fukushima fonda la Eidansha Boshu Service Center. Sette anni dopo verrà ribattezzata Enix, un nome ottenuto giocando con le parole phoenix (la fenice, il famoso uccello che risorge dalle ceneri), ed ENIAC (il primo computer digitale della storia). Per i suoi primi anni di vita, comunque, l'azienda si dedicherà alla pubblicazione di tabloid dedicati al mercato immobiliare e solo dopo il cambio di nome punterà sul mercato dei videogiochi, aprendo le danze con un concorso di programmazione da cui usciranno i suoi primi prodotti per computer.

Il marchio senza dubbio più famoso che uscirà da casa Enix, inutile girarci attorno, è quello di Dragon Quest (noto in occidente per lungo tempo come Dragon Warrior), nato nel 1986 col primo episodio della serie pubblicato su Nintendo Famicom. Ma ad Enix dobbiamo anche svariati altri giochi di spessore degli anni Ottanta e Novanta, roba del calibro di Star Ocean, Actraiser e Valkyrie Profile. Nel 2003, dopo qualche anno di chiacchiera e di tentennamenti, Enix si fonderà con la rivale storica Squaresoft nel tentativo di rimediare ai problemi finanziari che affliggeranno entrambe. Il risultato? Nel giro di un decennio torneranno a giocare un ruolo di primo piano nel settore… ma in larga misura grazie alle acquisizioni di studi, marchi e publisher occidentali, con (soprattutto) Dragon Quest e (in misura minore) Final Fantasy spinti nelle retrovie dai vari Tomb Raider, Just Cause, Deus Ex e Hitman. Eh!

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