Mettiamo le mani sul bottino di Captain Scarlett

Se c'è una cosa che non ho mai fatto nella mia carriera da videogiocatore, è comprare i contenuti scaricabili. Specialmente se il gioco che viene ampliato è uno di quelli che ho amato visceralmente, come Deus Ex: Human Revolution o, in questo caso, Borderlands 2, di cui ho tessuto le lodi qui. Il perché di questa avversione? Semplice: la paura che si rovini quella magia, quella perfezione, quel senso di sazietà dopo un pasto squisito, di cui non vorremmo mai si perdesse il sapore nella memoria. Ma che Borderlands 2 fosse diverso l'avevo capito già prima. Grazie alla sua scrittura geniale e quell'inesauribile cornucopia di contenuti, per non parlare del gameplay quasi perfetto, sono infatti finito a fare un'altra cosa che non faccio mai, ossia rigiocarlo (e ri-finirlo), questa volta nei panni della Mechromancer. Certo, quello di Gaige è un add-on che sì introduce una nuova classe, ma non cambia di una virgola il resto del lavoro svolto da Gearbox, mentre Captain Scarlett and her Pirate’s Booty è un'espansione vera e propria, con nuovi posti da esplorare, nuovi nemici, addirittura un nuovo mezzo... E se la scrittura non è all'altezza? E se non ci sono abbastanza Easter Egg? E se il troppo stroppia e ti stufi subito? No, no, meglio non giocarlo. Poi martedì apro Outcast e scopro che il DLC mi è capitato "d'ufficio". Sai che c'è? Sfatiamo 'sta cosa di non giocare ai DLC, và. Innanzitutto, una cosa importante: Per giocare a Captain Scarlett and her Pirate’s Booty occorre aver raggiunto almeno il livello 15. Tutte le zone comprese nel DLC sono infatti auto-livellanti, un po' come il Dust di Pandora, e presenteranno quindi le quest e i nemici adeguati al vostro arsenale. È possibile quindi affrontare le nuove aree anche prima di aver finito il gioco la prima volta, basta andare a una stazione di spostamento rapido e selezionare Oasis, lassù in alto, sulla mappa. Una volta arrivati, tutti i dubbi possibili riguardo al livello di cura nei dettagli e delle chicche del DLC svaniscono appena si nota l'aspetto "Paura e Delirio" di Shade, colui che gentilmente ci accoglie ad Oasis. Il nostro nuovo migliore amico ci spiega, col suo fare da macabro ventriloquo, che Oasis non è esattamente l'isola felice piena di turisti intenti a farsi il bagno e prendere il sole che ci si aspetterebbe dal nome, anzi... L'acqua è finita, e quelli che non sono morti disidratati o hanno preso un colpo di sole, come Shade, o sono finiti a fare i pirati, solcando le sabbie di Oasis con una Sand Skiff, il nuovo veicolo introdotto con l'espansione.

La Sand Skiff, sostanzialmente una barchetta fluttuante capace di portare due giocatori, permette di attraversare le nuove, variegate ambientazioni che completano il quadro geografico di Pandora. Non solo: come per gli altri mezzi già visti nel gioco, è possibile decidere anche come agghindare ed armare la nostra imbarcazione, scegliendo tra missili, lame o arpioni esplosivi. Non sarebbe un'espansione piratesca di Borderlands degna, senza gli arpioni esplosivi. Al timone del nostro veliero senza vele, con sullo sfondo il rumore dei vermoni delle sabbie che esplodono sotto i colpi degli arpioni, non rimane dunque che incontrare finalmente Capitan Scarlett e mettere le mani sul suo booty... se non fosse che non è, come dire... suo.

Che storia piratesca sarebbe senza una caccia al tesoro, senza una bussola a dettare la direzione, senza una X-che-segni-il-punto in cui scavare per mettere finalmente mano al bottino? Ecco, noi non siamo esattamente la mano, ma più il braccio destro della bella capitana: in sostanza, ci toccherà fare il lavoro sporco, vagando nelle vaste terre di Oasis e affrontando i nemici che le abitano. Nemici a cui, fortunatamente, non è stato semplicemente cambiato il vestiario, come fosse una festa a tema. I pirati di Captain Scarlett and her Pirate’s Booty, pur non presentando nuovi elementi rispetto agli scagnozzi del gioco originale, sono stati disegnati con cura, sia a livello estetico che di gameplay. Sfruttando ancore, maledizioni piratesche e cappelli tricorni, Gearbox è riuscita a mantenere sempre frizzante un gameplay che probabilmente, fosse stato sviluppato da altri, sarebbe risultato uno stantio more of the same e invece risulta nuovo e non annoia, anche dopo le tante ore passate sulla campagna principale.

Il vestito da corsaro, dunque, calza perfettamente a Borderlands 2. Attraverso la catena di quest principale, ma soprattutto grazie alle quest secondarie, la parentesi piratesca di Captain Scarlett ha un'identità propria, davvero piacevole, e che non risulta assolutamente esagerata o ridicola nel suo puntare costantemente su gambe di legno, bende sugli occhi e tesori nascosti. Anzi, tutto risulta perfettamente a tono con il contesto di Pandora proprio grazie a quella stessa scrittura sopra le righe, agli easter egg e all'immenso bottino a cui dare la caccia. Captain Scarlett and her Pirate’s Booty è riuscito dunque a farmi ricredere, facendomi trovare un DLC che valesse la pena di essere giocato, aggiungendo qualcosa di diverso al prodotto originale, e facendolo con la stessa cura maniacale nei dettagli che ho amato in Borderlands 2.

Ho giocato a Captain Scarlett and her Pirate’s Booty acquistandolo dal PlayStation Store per 9,99 €, e completando quest principale e quasi tutte le quest secondarie in circa cinque ore con la mia Mechromancer di livello 34. Sebbene Oasis sia disponibile sin dal livello 15, il mio consiglio è di giocare al DLC solo dopo completato Borderlands 2, visto che la storia segue un filone separato e che, probabilmente, affrontare dal livello 15 il DLC vi farebbe arrivare alla fine della trama principale con un livello decisamente più alto del necessario, "rompendo" un po' il gioco.

Voto: 8,5

Blu Brothers #20

L'RPG di una volta non si farà