Metal Gear Solid: Snake Eater 3D... con due pad si uccide meglio

Lo ammetto. Non mi ero appassionato più di tanto a Metal Gear Solid 3: Snake Eater alla sua uscita su PlayStation 2 nel 2005, quando la visuale, il sistema di controllo, i filmati torrenziali e l'ambientazione à la Predator mi avevano ammosciato già dalle prime ore di gioco. In più non ho mai avuto la "scimmia" di Snake e nel mio piccolo circolo nerdico ero l'unico che non aveva mai sbavato dietro le imprese stealth di Kojima. Fatto sta che tre anni dopo mi capita tra le mani la riedizione Subsistence ed è amore a prima vista; la visuale libera, il multiplayer, la giocabilità nettamente migliorata. Lo finisco in una settimana e inizio ad appassionarmi davvero alla saga del piccolo Hideo come mai mi era successo prima, arrivando a considerare questo terzo episodio come il migliore e più compiuto dell'intera saga (e poi che delizia quei boss fuori di testa).

Si tratta di bei ricordi, e questo porting per 3DS, che arriva sul mercato due mesi dopo la rendition in HD per Xbox 360 e PlayStation 3, è stato mio al day-one e mi ha messo addosso una nostalgia incredibile. Fortuna vuole che avessi già acquistato il Circle Pad Pro per giocare a Resident Evil: Revelations, e quindi l'impatto iniziale con Metal Gear Solid: Snake Eater 3D non è stato affatto traumatico. Non siamo ancora ai livelli di comodità e di precisione del vecchio DualShock 2, ma i due stick analogici su 3DS sono una manna del cielo per i titoli in terza persona. Senza l'ingombrante accrocchio di Nintendo, preparatevi però a un'esperienza di gioco molto meno gratificante: spostare la telecamera con i tasti azione sulla destra non dà particolari problemi nelle sezioni più tranquille ed esplorative ma, nel bel mezzo di uno scontro a fuoco o durante una fuga, la mancanza dello stick aggiuntivo potrebbe portarvi a un passo dall'idrofobia e a stramaledire Iwata e soci per non averlo integrato stabilmente nella console. Il resto dei controlli non dà particolari problemi (tasti azione, giroscopio per i passaggi "vertiginosi"), ma anche intervenendo sulle opzioni vi sconsiglio caldamente di far muovere Snake nella giungla russa senza il Circle Pad Pro.

L'altra delusione è che nessun bonus extra di Subsistence è finito nella schedina per il 3DS e quindi ci si deve accontentare dell'intero gioco nudo e crudo. Visto che di capolavoro si tratta e che la longevità rimane comunque elevata, ci si può benissimo passare sopra, ma è un peccato rinunciare ai contenuti della versione potenziata e, come magra consolazione, Nintendo ha introdotto una simpatica funzione legata alla fotocamera della console, che trasforma qualsiasi oggetto fotografato in una texture da applicare alla tenuta mimetica di Snake. Anche l'inventario rimane un po' scomodo da gestire tramite touch e lo stesso può dirsi del mirino, che soffre inevitabilmente delle piccole dimensioni del display. Non si poteva fare diversamente ed è comunque apprezzabile la decisione di spostare tutte le icone di gestione nello schermo inferiore, così da lasciare quasi del tutto libero il display principale.

Tecnicamente Kojima e soci hanno fatto un buon lavoro nel portare un titolo per PlayStation 2 su console portatile. Solo qualche calo di frame-rate di troppo e texture non proprio impeccabili rovinano un po' l'esperienza di gioco, ma pur non raggiungendo i livelli di Resident Evil: Revelations la resa grafica su 3DS è assolutamente godibile sia nei filmati di intermezzo (il trademark forse più amato/odiato della saga), sia nella resa della vegetazione e dell'ambiente di gioco. Il 3D è ben fatto e non solo risalta in certi passaggi nei filmati con i classici effetti di pop-out, ma in generale aggiunge un'ottima profondità nell'ambiente di gioco, sebbene nelle fasi di puntamento zoomato si venga a perdere un po' di stacco tridimensionale. Ma com'è stato riprendere in mano il gioco dopo sette anni? Questa avventura di Snake non ha perso un briciolo di complessità, classe e profondità tattica. L'ambientazione più vasta ed esplorabile fa presto dimenticare le location più anguste dei predecessori, la trama è narrata splendidamente (si filosofeggia un po' troppo, ma ci può stare), i boss sono tra i migliori mai visti prima e dopo, l'approccio ai nemici è pura delizia stealth e l'aspetto survival, con Snake impegnato a trovare cibo e a camuffarsi il più possibile nella vegetazione, aggiunge quel pizzico di realismo in più che non fa mai male.

Aggiungere ulteriori complimenti a un titolo già leggendario di suo è quasi superfluo e, fosse anche solo per il piacere di sventare una minaccia nucleare nei panni di questo Snake in versione sixties, il gioco meriterebbe quasi il massimo dei voti oggi come allora. Il 7,5 che vedete in basso non è però campato in aria. Senza il Circle Pad Pro il tutto diventa farraginoso e frustrante, l'assenza dei bonus di Subsistence grida un po' vendetta e qualche sbavatura grafica rende a volte difficile puntare i nemici. Non dimentichiamo poi che la Metal Gear Solid HD Collection è già approdata su Xbox 360 e PlayStation 3 e che presto illuminerà anche il display di PS Vita, con tutti i benefici del doppio stick analogico, dei controlli touch, del potenziamento grafico e (si spera) dell'aggiunta del multiplayer. Forse vale la pena di aspettare ancora qualche mese per godersi al meglio il gioco in versione mobile, ma se proprio non ce la fate buttatevi pure su questo porting e, già che ci siete, cacciate venti euro per il Circle Pad Pro. E ora scusate ma torno a uccidere un po' di seguaci di Breznev.

Voto: 7,5

Un giretto nell'isola del tesoro di Risen 2: Dark Waters

Il prossimo gioco di Notch va nello spazio