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Mage’s Initiation ce l’ha quasi fatta

Mage’s Initiation ce l’ha quasi fatta

Sono passati cinque anni da quando entrai per la prima volta in contatto con Mage’s Initiation. All’epoca, si stava per concludere la campagna di raccolta fondi su Kickstarter, per un gioco che comunque era già in lavorazione da qualche tempo e mirava a raggiungere i negozi virtuali nel febbraio del 2014. E, beh, insomma, non è andata proprio così. Poi, certo, di videogiochi indie che ci mettono più del previsto ad essere sviluppati e/o di campagne Kickstarter la cui data d’uscita prevista non viene rispettata è ormai pieno il mondo, ma qui si parla di dieci anni complessivi di lavorazione. Che, per carità, non sono manco loro qualcosa di mai visto prima (l’uscita di Iconoclasts è storia recente e per Owlboy non bisogna andare troppo indietro) ma, insomma, fanno comunque sempre impressione.

Fatto sta che ormai ci siamo: Mage’s Initiation è sostanzialmente pronto, la beta è nelle mani dei backer che hanno donato quanto serviva per assicurarsela, il gioco uscirà il 31 gennaio e nei giorni scorsi ho provato una versione di anteprima, che includeva circa un terzo dell’avventura, per potervi dare le mie impressioni. La versione breve di quelle impressioni è che si tratta di un bell’omaggio ai classici Sierra (anzi, a un classico Sierra specifico: Hero’s Quest/Quest for Glory), concepito per mantenere il giusto equilibrio fra la voglia di un impianto classico e la necessità di fare qualche concessione alla modernità. In questo senso può ricordare Quest for Infamy, gioco di cui si iniziò a parlare circa un anno dopo questo, ma quella è davvero un’altra storia, considerando che nel frattempo è uscito e ne stiamo aspettando un seguito (senza contare che dallo stesso studio sono arrivati altri due giochi).

Mage’s Initiation racconta, lo spiega bene il titolo, le vicende di un apprendista mago, che deve affrontare tre prove per dimostrarsi all’altezza del titolo e avviare la sua promettente carriera. Essendo il protagonista di un videogioco, è presumibile pensare che il suo futuro preveda cose più grandi rispetto a un semplice diploma ma, tant’è, il gioco sembra raccontare proprio quello. Nei primi minuti, mentre si prende dimestichezza con interfaccia, stile e design, ci si ritrova ad esplorare una torre sede della scuola dei maghi, casta privilegiata che, un po’ in stile Harry Potter, sembra avere un rapporto non necessariamente disteso con chi non ha la fortuna (?) di poter maneggiare incantesimi.

Controllando il protagonista, tale D’Arc, facciamo subito conoscenza con il suo migliore amico, un personaggio che per comodità chiameremo “Mario Esposizione”, addetto alla gestione della biblioteca e preziosa fonte d’informazioni. È lui, per esempio, che ci spiega come utilizzare le porte magiche transdimensionali tramite cui ci si sposta all’interno della torre, un luogo “altro” che sfugge alla normale concezione degli edifici e non si sa quante stanze contenga. Superati i primi istanti di gioco, ci si trova ad affrontare una sorta di colloquio coi capi delle varie correnti magiche, durante il quale, un po’ in stile Ultima, decidiamo la nostra affiliazione elementale rispondendo ad alcune domande.

Possiamo infatti scegliere fra quattro diverse “scuole” basate sugli elementi (acqua, aria, terra e fuoco), cosa che va poi a determinare la natura delle magie a disposizione del protagonista e, conseguentemente, l’approccio a diversi degli enigmi proposti dal gioco. La storia in senso ampio rimane la stessa e anche le tre prove che D’Arc deve affrontare per completare i suoi studi, nella sostanza, non variano, ma – come è facile immaginarsi – il design degli enigmi vede mutare la soluzione degli stessi ogni volta che si legano all’utilizzo di magie da parte del protagonista. Questo, volendo, può garantire una certa dose di rigiocabilità a chi apprezza questo genere di spunti e, più generale, offre la sensazione di poter approcciare il gioco con un minimo di discrezionalità.

Himalaya Studios è qui alla sua seconda produzione commerciale, ma si tratta dei flippati che, sotto il nome Anonymous Game Developers Interactive, svilupparono a inizio millennio i remake di ben quattro classici Sierra. L’amore, insomma, c’è tutto, è incontestabile e si vede a occhio nudo. Non è solo una questione di scelte stilistiche, è proprio evidente la voglia di creare un gioco che si rifaccia a un certo stile, a un certo approccio. Mage’s Initiation è quel tipo di avventura punta e clicca là, che racconta una storia abbastanza seria attraverso un approccio comunque leggero, non rinunciando a prendere e prendersi in giro. L’omaggio a Quest for Glory è evidente nella misura in cui sparge elementi ruolistici in giro per il suo impianto da avventura grafica, dando a D’Arc una scheda del personaggio con abilità da pompare mano a mano e proponendo un sistema di combattimento.

Allo stesso tempo, pur nel suo classicismo, l’approccio è moderno, per esempio nella misura in cui permette addirittura di scegliere fra tre tipi di interfaccia proponendo un buon punto d’incontro tra il puntatore contestuale tipico dei tempi moderni e l’interfaccia piena di comandi dei bei tempi. Ma è moderno anche nel non voler far finire il giocatore in vicoli ciechi, pur senza rinunciare all’eventualità della morte: se ci resti secco in un combattimento, devi caricare il salvataggio, anche se va detto che il sistema di autosaving entra sempre in azione all’inizio della battaglia.

A proposito, i combattimenti: si svolgono nell’ambiente di gioco, senza passare a schermate tattiche separate, dando quindi la possibilità, tanto a D’Arc quanto ai nemici, di scappare in qualsiasi momento uscendo dalla schermata. L’impostazione è in tempo reale con possibilità di mettere in pausa, movimento libero e azioni disponibili determinate dall’equipaggiamento del personaggio e dalle magie che ha imparato. Non è un sistema molto elaborato e i comandi non sono forse sempre agilissimi, ma nel complesso funziona abbastanza bene, soprattutto tenendo conto del fatto che, in ogni caso, come è giusto che sia per i combattimenti all’interno di un’avventura punta e clicca, rimane una componente secondaria del sistema di gioco.

Il trailer di cinque anni fa.

Nel complesso, Mage’s Initiation mi ha fatto una buona impressione. Visivamente, in quel suo impeto così vintage, funziona, anche se va detto che i personaggi e le animazioni mi hanno convinto decisamente meno rispetto ai fondali e ai ritratti utilizzati durante i dialoghi. Il doppiaggio è nella media e l’accompagnamento musicale fa il suo dovere. A soddisfarmi, però, è soprattutto il lavoro di world building, con un’ambientazione che fonde bene diverse ispirazioni e trova a una sua personalità ben piazzata in bilico fra spunti seriosi e umorismo. L’impianto di gioco, poi, è molto classico, basato su un modello preciso che sembra riprodurre e modernizzare nella maniera giusta, con un lavoro sugli enigmi abbastanza solido. Forse, ecco, l’estensione non banale della mappa e la presenza non proprio abbondante di indizi rendono la composizione degli enigmi un po’ dispersiva, ma tutto sommato fa anche parte del fascino di questa esperienza trasversale fra avventura grafica e gioco di ruolo.

Insomma, sembra esserci quel che serve per solleticare a dovere la nostalgia di chi amava la serie un po’ “reietta” di Sierra On-Line. Scopriremo fra un paio di mesi come sarà andata.

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