Ludophìlia #9 - Il cervello di Kojima

Ludophìlia #9 - Il cervello di Kojima

Ludophìlia (con l'accento così) non è una malattia venerea, ma una rubrica di approfondimento che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Tara Long”.

Il cervello di Kojima è un oggetto mitico, un organo antologico, già di per sé un pezzo da collezione o museo (seppure ancora in vita e perfettamente attivo): paradossalmente, la massima intelligenza suggerisce l'immagine del meccanismo più perfezionato, giacché l'uomo troppo potente è escluso dalla psicologia, introdotto in un mondo di robot: i superuomini, del resto, hanno sempre qualcosa di reificato. Il cervello di Kojima, invece, è materia, spogliata di ogni carattere magico; nessun potere diffuso, nessun mistero, se non meccanico: è un organo superiore, prodigioso, ma reale, addirittura fisiologico. Mitologicamente, Kojima è materia (d'altra parte l'ho toccato!), il suo potere non porta spontaneamente alla spiritualità; gli è necessario il soccorso di una morale indipendente, il richiamo della coscienza del giocatore.

C'è un segreto unico del mondo, e consiste in una parola: ilcervellodikojima.

C'è un segreto unico del mondo, e consiste in una parola: ilcervellodikojima.

È vero che mediante la mitologia del cervello di Kojima, il tecnoludico tout court ha ritrovato con delizia l'immagine di un sapere formulato. Metal Gear Solid, qualsiasi Metal Gear Solid, del resto, è caduto manifestamente dai cieli del Giappone nella misura in cui s'è presentato dal principio come un oggetto neurale, superlativo e perfettamente levigato, esattamente come la tunica di Gesù Cristo (rinomatamente priva di cuciture). Metal Gear Solid, cioè, ha tutti i caratteri di uno di quegli oggetti discesi da un altro universo. Non bisogna dimenticare che il cervello di Kojima è il miglior portatore del soprannaturale: c'è facilmente, nelle sue opere, una perfezione e insieme l'essenza dell'origine, una disarmante brillantezza e una trasformazione del virtuale in materia, di ciò che è digitale in esperienza, e per dir tutta una bellezza interiore che appartiene all'ordine del mirabile.

Il cervello di Kojima. No, sul serio.

Il cervello di Kojima. No, sul serio.

Ecco allora il mito di Kojima: al suo interno vi si ritrovano tutti i temi gnostici: l'unità della natura in Snake Eater o la possibilità ideale di una riduzione fondamentale del mondo in Sons of Liberty, il potere di apertura della formula di Peace Walker, la lotta ancestrale di un segreto e di una parola in Guns of the Patriots e, più in generale, l'idea che il sapere totale possa svelarsi solo d'un colpo (Filosofi, Patriots, Foxhound), come una serratura che ceda bruscamente dopo mille infruttuosi tentativi. In tal modo, il cervello di Kojima soddisfa pienamente il mito, a cui sono indifferenti le contraddizioni, pur di far posto a un'euforica sicurezza: mago e macchina insieme, cercatore permanente e scopritore inappagato, scatenatore del meglio e del distopico, cervello e coscienza, Kojima esaudisce così i sogni più contraddittori, riconcilia miticamente la potenza infinita dell'uomo sulle macchine e la fatalità di un sacro a cui esso non può ancora sottrarsi.

Dio, Madonna! Ma quant'è buona la pizza rossa di Mafalda?

Dio, Madonna! Ma quant'è buona la pizza rossa di Mafalda?

La mitologia connessa al cervello di Kojima, insomma, rispetta la natura dei compiti: la ricerca mobilita ingranaggi meccanici, ha sede in un organo del tutto materiale, che di mostruoso ha solo la sua complicazione cibernetica. La scoperta, al contrario, è di essenza magica, è semplice come un corpo primordiale, come una sostanza principiale del videoludico. Ma poiché il mondo continua, la ricerca si rinnova e bisogna pur sempre concedere a Dio la sua parte, un certo scacco di Kojima è pur necessario: in realtà, che cosa vuol dire esattamente "giocare a Metal Gear Solid?", visto che non esiste una realtà assoluta (molta di quella che definiamo realtà, in realtà e finzione e viceversa) e quel che pensiamo di vedere è vero solo quando il cervello di Kojima ci dice che è vero?

Lo stesso scacco ontologico, sette anni prima, capitò al cervello di Ualone, posto per la prima volta dinanzi alla formidabile evidenza della bontà della pizza rossa di Mafalda. Ti siage il pevasce, riccione? @Kojima

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