Ludophìlia #42 – Senza tattica, fuori ruolo, frechete!

Ludophìlia #42 – Senza tattica, fuori ruolo, frechete!

Ludophìlia (con l’accento così) non è una malattia venerea, ma un’incomprensibile rubrica di approfondimento videoludico che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Naomi Kyle”. E invece no, basta col Quebec, io amo Jessica Lopez.

essuna tattica! Nella mia rincorsa del gameplay edonistico, io non ho nessuna tattica! Io non seguo nessun percorso prestabilito, non mi servo di nessun mezzuccio per riuscire, non mi risparmio, non uso espedienti, non demoltiplico vite.

Nessuna tattica senza finta: bisognerebbe dunque che io accetti di "avere l'aria" di essere a seconda delle occasioni videoludiche, qualcosa che io non sono: indifferente, borioso, generoso, felice, infelice ecc. Ora, a qualsiasi costrizione io sia sottoposto, posso solo esporre il mio amore per l'OMI, elevarla e portarla avanti come un sacramento (Assetto Corsa, mi vuoi sposare?); in me la clandestinità si vede, fa parte di me tradirmi sempre, simulare sentimenti simulati (e leggeri) mi angoscia, mi decompone, perché io sono, precisamente, per la verità dell'entertainment-o, per la verità del tecnoludico.

Tuttavia, alle prese con opere multimediali vacue quali Journey, distopiche come Rocket League (il peggio dei due mondi) o inani come Everybody's Gone to the Rapture et similia (i cosiddetti "non-giochi", nel doppio senso possibile), tentavo di dare un'aria metafisica al mio gameplay, ma ciò non funzionava mai. Volevo significare lo struggente dei miei sentimenti o esprimere entusiasmo, ma sembravo solamente avere un'aria stanca. Cattivo videoplayer, non per il fatto di non essere sincero, ma perché, per quanto mi sforzi nel giocare, faccio intendere altra cosa da ciò che io voglio.

Cinque milioni di ma per favore…

Cinque milioni di ma per favore…

Se qualche pensiero tattico mi viene, è soltanto, tuttavia, nei riguardi di me stesso. Per angosciarmi, affezionarmi, per soffrire come fate voi coi titoli maturi, mi impongo di rivestire un ruolo: quello dell'insoddisfatto cronico, che vorrebbe anche sapersi godere un vecchio gioco di ruolo su 3DS, ma poi si riduce sempre a derapare fino a tarda sera a Zandvoort.

Sono un giocatore fuori ruolo.

Torno a casa.

Torno a casa.

Devil's Third: aspettando il diavolo

Racconti dall'ospizio #20 - Ode to my Neo Geo family

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