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Ludophìlia #41 – Il gameplay perfetto

Ludophìlia #41 – Il gameplay perfetto

Ludophìlia (con l’accento così) non è una malattia venerea, ma un’incomprensibile rubrica di approfondimento videoludico che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Naomi Kyle”. E invece no, basta col Quebec, io amo Jessica Lopez.

Nell'incontro del gameplay perfetto, che sia Bubble Bobble oBarbarian II, io mi meraviglio per aver trovato qualcuno che, con pennellate consecutive e ogni volta precise, porta a termine senza cedimenti il quadro del mio fantasma. In quel momento, sono come un giocatore la cui fortuna non si smentisce e che al primo colpo gli fa mettere la mano sul pezzo che va a completare il puzzle del suo desiderio. È una scoperta progressiva (quasi una verifica) di affinità, complicità e intimità; e tutto questo io potrò condividerlo per sempre (almeno penso) con un altro che, da quel momento, sta per diventare "il mio altro". Sono tutto proteso verso questa scoperta, ne tremo, al punto che qualsiasi curiosità intensa provata per un nuovo gioco incontrato equivale, in fondo, ad amore.

A ogni istante dell'incontro del gameplay perfetto, scopro nell'Opera Multimediale Immaginifica un altro me stesso: tale incontro pone me - il soggetto videoludico - nello sbalordimento di chi si trova a vivere un fatto soprannaturale: il gameplay appartiene alla sfera dionisiaca del cazzo duro, sguardo assorto e rapimento massimo.

Sebbene il gameplay amoroso non sia altro che una girandola di figure che si muovono secondo un ordine (im)prevedibile, posso assegnare ad esso, se non altro retrospettivamente, immaginariamente, un divenire regolare: è mediante questo fantasma ludico che talvolta io ne faccio un'avventura. L'itinerario del gameplay amoroso, dunque, sembra seguire tre tappe (o tre atti): prima, istantanea, c'è la cattura, io sono rapito dal primo approccio. Dopo, c'è un susseguirsi d'incontri, partite, tentativi, prove e controprove, durante le quali esploro con trasporto la perfezione dell'essere suo giocatore, ossia l'insperato adeguamento di un oggetto al mio desiderio: è la dolcezza dell'inizio, il tempo dell'idillio.

Questo periodo felice assume la sua identità per il fatto che esso si contrappone al seguito. Il seguito è la lunga sequela di sofferenze, dolori, angosce, sconforti, rancori, impacci e tranelli di cui divento preda e che mi porta a vivere incessantemente sotto la minaccia di un decadimento che coinvolgerebbe contemporaneamente l'altro, me stesso e l'incontro di chi ci ha scoperti l'un l'altro.

Come il vuoto cosmico che sarà Mirror's Edge Catalyst.

Se la fissate per dieci minuti, arriva Dhalsim e risolve tutto: gameplay perfetto.

Se la fissate per dieci minuti, arriva Dhalsim e risolve tutto: gameplay perfetto.

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