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Ludophìlia #39 – Tutta la verità su Paolo, Paolo Giacci Composer, Paolo Giacci

Ludophìlia #39 – Tutta la verità su Paolo, Paolo Giacci Composer, Paolo Giacci

Ludophìlia (con l’accento così) non è una malattia venerea, ma un’incomprensibile rubrica di approfondimento videoludico che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Naomi Kyle”. E invece no, basta col Quebec, io amo Jessica Lopez.

Fatti che la filosofia comune giudica ancora degni di considerazione come la morte di un uomo, e che nei videogiochi sono sempre stati ridotti a un'assonometria, presentati nel volume di un pixel o di un misero script (la morte, insomma, come un frammento di codice uguale per tutti, un granello nel calmo spostamento delle linee, il residuo di un movimento tragico che arriva a fondere il gesto e l'atto nell'esiguo spazio del game over), sono sempre ritenuti da Paolo Giacci privi d'ogni fondamento logico: dopo la morte nel tecnoludico non c'è redenzione o un'altra partitella, ma un assolo di chitarra.

È per questo che Paoletto trionfa di tutto: proprio perché sfugge a tutto, respinge ogni accomandita, e nell'uomo non investe altro che l'uomo solo. La sua anarchia comunista rappresenta la forma forse più efficace della rivoluzione che entro un paio d'anni subiranno i viggì (lui li chiama giochetti, e fa bene), divenendo dispositivi di simpatia elettronica e buonumore. Come preconizzato da Deadly Premonition, il suo terzo gioco preferito.

Paologgiacci in pigiamino.

Paologgiacci in pigiamino.

Paolo Giacci Composer ha sempre visto il giocatore sordo sotto le sembianze del povero sventurato: da cui la forza sovrumana delle sue operette soniche, ma anche la loro ambiguità "politica", fortemente osteggiate dall'attuale governo di centrocampo e osannate per lo più nelle basiliche sovietiche e sui palchi del primo maggio.

Per Paolo Paolo Giacci Composer Paolo Giacci il giocatore è, ancora, un uomo che ha fame, e in lui la rappresentazione della fame è sempre epica: grandezza smisurata dei panini imbottiti di Ike's, fiumi di senape, buffalo wing che annegano carnalmente in salsa rossa e molto piccante, oltre che un wellington perfettamente cucinato. Invischiato nella sua fame cronica (fame di conoscenza), l'uomo-Paologgiacci si situa sempre un gradino al di sotto della presa di coscienza del tecnoludico: il gameplay per lui è simpatico divertissement tra un manicaretto e una misolidia.

I fratelli Paoletto e Ananasso Giacci

I fratelli Paoletto e Ananasso Giacci

Paolo "il Faraone teatino" Giacci ama la propria famiglia, il rosmarino e Shinobido. Checché se ne dica, odia con forza la margarina, il reggaeton e la massoneria.

Paolo Paolo Giacci Composer Paolo Giacci è una situazione di linguaggio, un individuo letterale (nonché filosofico), che ha la funzione di generare situazioni con la sua stessa obiettività. Chiedetegli se sia giusto ammazzare la propria madre a Rokovoj Bereg o trasformarsi da palletta rosa in aspirapolvere, e lui vi risponderà prevalentemente di sì.

Tutti quelli che, quando si parla di Paolo Giacci, tendono solitamente a dire ciò che egli non è ("non è Austin Wintory", "non è Petri Alanko"), non hanno mai visto un noumeno da vicino. E neppure Nobuo Uematsu. Paolo Giacci, invece, è fortissimo al giochino dell'hockey su iPad e non ha paura di dichiarare i propri sentimenti, sussurrandoti "ti amo".

La verità è che Paolo Giacci è una necessità, non è un lusso o uno schiacciapensieri. Paolo Giacci non ha colpe, ma un divano comodissimo che lèvati proprio: adesso debbo sedermi io.

Questa sera: Arcade Teenage Riot

Bloodborne - La morte ti fa bestia

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