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Ludophìlia #33 – La fregnoscopìa di Mario Kart

Ludophìlia #33 – La fregnoscopìa di Mario Kart

Ludophìlia (con l’accento così) non è una malattia venerea, ma un'incomprensibile rubrica di approfondimento videoludico che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Naomi Kyle”.

Credo che Mario Kart, i cui immensi prodigi sono meravigliosamente concentrati nell'ottavo capitolo, sia essenzialmente una sostanza chimica. Al suo interno, si compie un'operazione magica per eccellenza: la conversione del gameplay in sorriso, una macchina ideale che tramuta codice in foga, input in emozioni e banane in porche divinità.

Ogni nuovo Mario Kart è sempre il miglior Mario Kart di tutti gli altri. Davanti a ogni sua imperterrita forma terminale, la mente umana continua a porsi il gameplay del Gioco di Nintendo come un dogma, un rebus o negromanzia. Il fregolismo di Mario Kart, invero, è totale, donde uno stupore perpetuo, il sogno dell'uomo davanti alle proliferazioni del gioco, della materia e del divertimento, davanti ai legami che egli coglie tra il singolare dell'origine e il plurale degli effetti.

Un’immagine, una musichina e la sua natura.

Un’immagine, una musichina e la sua natura.

Tale stupore è del resto felice, poiché dalla portata dei balzelli e delle derapate, l'uomo misura la sua potenza e la sua bravura, e l'itinerario stesso dei circuiti gli dà l'euforia di un prestigioso scivolamento lungo la natura.

Infantile e adulta al contempo, la natura di Mario Kart possiede questa forza: è una poesia saggia, zuccherosa, interamente fondata sulla credenza che il gameplay sia una questione di metafora, e il suo contenuto una sorta di elegiaco sentimento borghese puro e semplice. Anzi, che tale preziosità casalinga possa passare per poesia fa parte del mito puro! Per quanto si tenti di caricarla di stranezze (deltaplano!), la sua stessa loquacità, il suo gettito di trovate, quest'ordine calcolato di una profusione non costosa ma semplice, fondano una poesia agghindata ed economica.

Un foulard-banana, ad esempio.

Un foulard-banana, ad esempio.

La moda di Mario Kart, tuttavia, accusa anche un'evoluzione del suo mito, ovvero l'imitazione: al giorno d'oggi, s'inventano nuovi giochi solo per il piacere d'imitarlo. La gerarchia dei gameplay è dunque abolita. Uno solo sostituisce tutti gli altri. Il mondo intero può essere Mariokartizzato, e perfino la vita.

L'epopea di Mario Kart esprime quel momento fragile dell'uomo in cui un idraulico, anche maldestro, gabbato attraverso armi impure, intuisce a suo modo un perfetto adeguamento tra sé, la Pista Arcobaleno e l'universo.

Il primo ad accorgersene fu Leonardo.

Il primo ad accorgersene fu Leonardo.

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