Ludophìlia #26 – Tutto il sebo di Threes!

Ludophìlia #26 – Tutto il sebo di Threes!

Ludophìlia (con l’accento così) non è una malattia venerea, ma una rubrica di approfondimento che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Naomi Kyle”. 

Credo che oggi la rappresentazione elettronica di Threes! (e di tutti i suoi 2048 cloni) sia l'equivalente abbastanza esatto delle grandi basiliche bizantine o del verde pesto genovese: grandi creazioni d'epoca, consumate nella loro immagine, se non nel loro uso, da tutta una popolazione che si appropria di oggetti perfettamente magici. Non bisogna certo dimenticare che il videogioco di Sirvo LLC è il miglior portatore del soprannaturale: c'è chiaramente, in Threes!, una perfezione e insieme l'essenza dell'origine, una disarmante semplicità e una trasformazione del virtuale in multipli di tre, e per dir tutto un traslocare che appartiene all'ordine del sublime matematico. O del 768.

Lui!

Lui!

Threes! cade manifestamente dal cielo di Cupertino nella misura in cui si presenta dal principio come un oggetto pressoché superlativo, custode del più soddisfacente compromesso tra l'uno e il due. Threes!, cioè, ha tutti i caratteri di uno di quegli oggetti discesi da un altro universo e un altro store, uno di quegli artefatti che nel tempo hanno alimentato la neomania del desiderio di Scopa, di scopare, di accoppiarsi e figliare. Al suo interno è custodito l'embrione di una nuova fenomenologia della connessione tra l'uomo e il suo polpastrello, come se si passasse da un mondo di elementi saldati a un mondo di elementi giustapposti, solidali, che scivolano burrosi gli uni sopra gli altri come crêpes ripiene di aritmetica.

Se un gameplay oltremodo raffinato è sempre un attributo della perfezione, quello di Threes! non aspira mai al frustrante eccesso di iperrealtà (e come potrebbe). Fa ritorno, piuttosto, a un certo aerodinamismo, nuovo nella misura in cui è meno massiccio, meno tagliente, più disteso di quello vigente agli albori dell'età videoludica. Il gameplay si esprime in segni qui meno aggressivi e letali che – tanto per fare un esempio - in TOCA Touring Car.

Threes! impone un'applicazione spirituale e oggettiva, è un cimento serio e profondo, quasi esistenziale. Tutto questo significa una sorta di controllo esercitato sul movimento, concepito ormai come comfort (o dipendenza da comfort) più che come prestazione pura o somma algebrica.

Threes!ome!

Threes!ome!

Nei grandi saloni dei barbieri teatini o nei caffè più alla moda, Threes! è visitato con applicazione intensa, quasi amorosa dai suoi giocatori: la prima partita è la grande fase tattile della scoperta, il momento in cui il meraviglioso visivo si accinge a subire l'assalto raziocinante del tatto (il più demistificatore dei nostri sensi): le tessere, i numeri vengono toccati, palpate le imbottiture degli altrui telefoni, carezzati i vetri sensibili al tocco, distribuite le cellule epiteliali.

Così, mosso da un solo pollice, Threes! viene mediato in tre minuti, compiendo in questo esorcismo il movimento stesso della promozione piccolo-borghese: dispensare su e giù, a destra e pure a sinistra, mirabili strisciate di untuoso sebo.

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