Ludophìlia #23 - Il viso di PlayStation 4

Ludophìlia #23 - Il viso di PlayStation 4

Ludophìlia (con l’accento così) non è una malattia venerea, ma una rubrica di approfondimento che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe addirittura voluta intitolare “I Love Tara Long”. 

L'essenza di PlayStation, nel corso degli anni e delle differenti bombature, si è fatta progressivamente più spigolosa e acuta; ma non si è mai alterata. PlayStation 4 non si impegna in nessun esercizio di travestimento; è sempre se stessa, solamente più acuminata, mirabile zeppa (mimetica) in salotto.

Prendete in mano una vecchia PlayStation 2, carezzate la gobba di PlayStation 3 e domandatevi: quante console hanno accettato di veder lasciar vedere alla folla l'inquietante maturare della loro bellezza (come Xbox One, replica in miniatura della fabbrica di Xbox One)? Lei no: bisognava che l'essenza non si degradasse, che il suo viso non venisse mai ad avere una realtà diversa da quella della sua perfezione intellettuale più ancora che plastica.

Greta Garbo > Audrey Hepburn < Audrey Bitoni

Greta Garbo > Audrey Hepburn < Audrey Bitoni

Il viso di PlayStation 4, dunque, rappresenta quel momento fragile in cui l'industria videoludica sta per estrarre una bellezza esistenziale da una bellezza essenziale, la chiarezza delle essenze carnali sta per far posto a una lirica della console. Il viso di PlayStation 4, tra quello delle altre console, appartiene evidentemente alla mitologia di Greta Garbo. Al suo interno ci si perde letteralmente come in un'immagine in un filtro, in cui la scocca costituisce una specie di stato assoluto del gioco, che non si può né raggiungere né abbandonare.

Alcuni anni addietro, la prima Xbox (come Rodolfo Valentino) provocava dei suicidi; PlayStation 4 partecipa del medesimo regno cortese in cui l'involucro sviluppa mistici sentimenti di perdizione. Il suo è senza dubbio un mirabile viso-oggetto, non disegnato, ma scolpito in una materia traslucida e assieme porosa, come progettata per assorbire l'anima del giocatore e restituire gameplay. Il led che inspira ed espira tra le due zone del suo volto svela una sola anima pulsante, il suo viso concilia due età iconografiche, assicura il passaggio dall'incanto al fascino, dal ludus al design, dal virtuale al prodigioso. PlayStation 4, come la Divina svedese, offre una specie d'idea platonica del videogioco.

Audrey Bitoni

Audrey Bitoni

Oggi siamo all'altro polo di questa evoluzione: il viso di Wii U, come quello di Audrey Hepburn, è individualizzato non solo dalla sua tematica particolare (donna-bambina, donna-gatta, micio-Mario), ma anche dalla sua "personalità", da una specificazione quasi unica eppure multiforme del suo viso, che non ha più nulla di essenziale ma è costruito da una paradossale e infinita complessità delle sue funzioni morfologiche, con uno stilo che funge da bocchino per sigaretta e un GamePad da acconciatura.

La singolarità del viso di PlayStation 4 è di ordine concettuale, mentre quella di Wii U è di ordine sostanziale. Il viso della Garbo è idea, quello della Hepburn è evento, laddove quello di Xbox One è oltre ogni ragionevole dubbio quello di Athina Cenci. Di cui, purtroppo o per fortuna, non abbiamo foto di repertorio da mostrarvi.

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