Librodrome #71: Bedlam

Librodrome #71: Bedlam

Attenzione. Ogni due settimane, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Il mio primo impatto con Bedlam si è verificato durante la Game Connection Europe 2014 e l'ho raccontato nel relativo Outcast Reportage. Mi sono seduto in prima fila alla conferenza tenuta dall'autore Christopher Brookmyre e ho scoperto che era uno di quei progetti multimediali che negli ultimi anni fanno tendenza: un romanzo e un videogioco sviluppati in parallelo e dedicati alla celebrazione della storia dei videogiochi. Una roba ambiziosa, insomma, seppur in un contesto da produzione a budget limitato e ristretta all'universo dei super geek. Brookmyre, per altro, è un autore (scozzese, dovreste sentire che razza di accento c'ha) con una ventina di romanzi alle spalle e che, pur non avendo mai toccato direttamente l'argomento in precedenza, aveva fatto emergere in qualche suo lavoro la passione del videogiocatore sfegatato.

L'esempio più palese, quello che ha convinto il veterano del settore dei videogiochi Nick Witcher a proporgli il progetto Bedlam, è in Pandaemonium, un romanzo che racconta, fra le altre cose, di un esperimento dell'esercito finito maluccio, che potrebbe aver scatenato le forze dell'inferno sul pianeta Terra. Ricorda niente? Beh, diciamo che a Brookmyre piacciono parecchio gli sparatutto in prima persona in generale, Doom in particolare, quindi gli viene normale infilarli in qualche maniera nelle sue opere e ha subito accolto a braccia aperte la proposta di lavorare su un romanzo e un videogioco che celebrino la storia di questo passatempo, sfruttandola come pretesto per raccontare un mondo fantascientifico e cogliendo anche l'occasione per fare un po' di satira.

La copertina dell’edizione inglese.

La copertina dell’edizione inglese.

Brookmyer, classe 1968, nel parlare di se stesso, si definisce come una persona appartenente alla prima generazione di videogiocatori in grado di provare reale nostalgia per com'era questo settore una volta. E ci sta, dai. Beh, in Bedlam, questo amore e questa nostalgia vengono spremuti a dovere: il protagonista del romanzo si ritrova, senza saperne il motivo, prigioniero di un mondo virtuale, infilato nel cyberspazio come se fosse un personaggio di Tron, senza avere la minima idea di come uscirne. La caratteristica particolare della cosa sta nel fatto che questo mondo virtuale è estremamente ristretto, limitato, costretto all'interno di regole molto precise: quelle di uno sparatutto in prima persona.

Appoggiandosi a una serie di trovate narrative che in certi aspetti potrebbero ricordare alcuni momenti di eXistenZ, Brookmyre mette in scena un ritratto fantastico di cosa possa significare essere bloccati in uno sparatutto dagli sviluppi lineari e dall'intelligenza artificiale a senso unico. Limiti, confini, obblighi, funzionalità, è tutto descritto in maniera spettacolare e le trovate, in questo senso, saltano fuori a ripetizione, per esempio quando scatta l'accesso all'arena multiplayer, nel modo in cui viene raccontata la “personalità” dei bot o nelle parti in cui il protagonista, da ex videogiocatore consapevole, si rende conto di potersela cavare sfruttando le debolezze del sistema.

E Bedlam non si limita a questo, perché il racconto si allarga abbastanza in fretta, abbracciando altri generi e raccontando un mondo virtuale dalle regole bizzarre, ma molto precise, svelando una storia non necessariamente delle più originali, ma che funziona abbastanza bene, anche al di là del giochetto dedicato agli appassionati di videogiochi. Poi, certo, per quanto sia probabilmente abbastanza comprensibile anche da parte di chi di videogame non capisce una fava, è evidente che si tratta di un libro dal target molto specifico, mirato a chi queste cose può coglierle davvero. E tutto sommato, a quel target specifico, che si presume componga buona parte di chi legge queste pagine, mi sento di consigliarlo. Non sarà un capolavoro, ma c'è parecchio da divertirsi, con tutti i riferimenti incrociati e il carico d'ammore che contiene.

E poi ci sarebbe anche la questione del videogioco: se Bedlam, il libro, è uscito ormai oltre due anni fa, ma Bedlam, il videogioco, se l'è presa decisamente più comoda e si trova ancora su Steam in Accesso Anticipato. L'uscita definitiva, comunque, è fissata per sabato 8 agosto e sempre in quel periodo il gioco si manifesterà anche su PlayStation 4 e Xbox One. L'idea alla base rimane più o meno la stessa del libro, quindi raccontare una storia che faccia satira sul videogioco e su tutto quel che gli ruota attorno, presentando sotto forma di sparatutto in prima persona un viaggio attraverso omaggi a svariati generi, ma anche a giochi specifici. I commenti di chi l'ha provato sono incoraggianti, rispetto anche solo a qualche mese fa si sono fatti passi avanti notevoli sotto il profilo grafico e l'impressione è che potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante. Ma insomma, magari ne riparliamo a tempo debito.

Ho letto Bedlam in lingua originale, grazie a una copia per la stampa gentilmente fornita dall'autore. Non mi risulta esista un'edizione italiana, comunque potete procurarvelo in lingua inglese, nei vari formati (cartonato, brossurato, Kindle, audiolibro), su Amazon Italia partendo da questo indirizzo qui e su Amazon UK partendo da quest'altro indirizzo qua.

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