Librodrome #46 – Immensamente The LEGO Book

Librodrome #46 – Immensamente The LEGO Book

Attenzione. Ogni due settimane, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Prima che qualcuno obietti che non si tratta di un libro propriamente "videoludico" ma solo di mattoncini, dirò due cose: "frèchete" è la prima e la seconda è "l'ho comprato in America", dove effettivamente mi sono recato per affari di videogiochi. La GDC 2014, per la precisione. Però, però… l'ho comprato in aeroporto, un attimo prima d'imbarcarmi per il volo di ritorno, quindi tecnicamente la GDC era già finita da un paio di giorni, dunque si ritorna al punto uno: frèchete.

Date fuoco a tutti gli altri libri.

Date fuoco a tutti gli altri libri.

Checché ne dica il cinico composer Paolo Giacci, l'acquisto di The LEGO Book fa bene al cuore, agli occhi e allo spirito. Potreste trovarlo da qualche parte su Amazon, forse, costa quaranta dollari, è edito da DK Books e il formato è più che cartonato, massiccio! All'interno del pratico e solido raccoglitore troverete ben due volumi. Il primo The LEGO Book di Daniel Lipkowitz, ovvero un pregevole atlante di duecento pagine a colori dell'universo LEGO, mentre il secondo, più esile (96 pagine patinate) ma non per questo meno mirabile, è Standing Small – A celebration of 30 years of the LEGO minifigure di Nevin Martell, e già il titolo dice tutto. Sfogliatelo a caso, apritelo dove capita, fatelo anche in bagno, ma fatelo, per produrvi in due ordini differenti di reazioni: "Ce l'avevo!", con tanto di lucciconi, oppure "Devo comprarlo immediatamente!".

Io, per la cronaca, a pagina 23 del primo tomo ho avuto una splendida epifania: il primo LEGO mai ricevuto in regalo, che però vero e proprio LEGO non era, ma trattavasi di un set di Fabuland. Una sgarrupata stazione di servizio con una pompa di benzina, un albero, un furgoncino carroattrezzi, una scimmietta e una capretta. Anno di produzione 1979. Sigh… E poi, ancora, troverete brillanti scatti fotografici e amabili testi sull'evoluzione del logo LEGO, delle teste degli omini, un tour fotografico della fabbrica (che produce 36.000 mattoncini al minuto), retrospettive sui primi giocattoli realizzati da Ole Kirk Kristiansen, tutti i set più belli/iconici/irrinunciabili e il primo castello medioevale mai realizzato, tutto in giallo, era il 1978. Oltre, ovviamente, a tonnellate e tonnellate di fotografie e didascalie da sbranare con gli occhi.

Lacrime di gioia bamboccia.

Lacrime di gioia bamboccia.

Probabilmente non sarà l'unico in commercio, ma The LEGO Book è sicuramente un prezioso omaggio alla storia dei mattoncini danesi, un documento da custodire gelosamente, sfogliare con sommo godimento e tramandare di padre in figlio. Vado a farne uno.

Cortana per tutti in Windows Phone, ma non esultate

Europe in 8 Bits, al Métissage!