Librodrome #33: The Last of Us a fumetti

Librodrome #33: The Last of Us a fumetti

Attenzione. Ogni due settimane, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Quella del prologo a fumetti è ormai pratica assodata e comune a produzioni d'ogni genere, si tratti di cinema, televisione, videogiochi o chissà che altro. Nasce ovviamente sempre come operazione commerciale, e ci mancherebbe, ma dal punto di vista creativo può prendere vita da spunti differenti. A volte si tratta solo di sterile mungitura, e OK. In altri casi è un pretesto per approfondire spunti che altrimenti non troverebbero sbocchi alternativi. Qualche volta permette di raccontare al pubblico brani di storia che, per un motivo o per l'altro, si è deciso di tagliare dall'opera definitiva, trovando anzi spazio per approfondirli e proporli in maniera più rotonda e rifinita. Non so dire se The Last of Us: American Dreams appartenga a questo o quell'altra categoria, ma di sicuro alle spalle ci sono uno sforzo e un impeto creativo che spesso mancano in operazioni del genere.

Il fumetto che fa da prologo all'ultimo gioco di Naughty Dog racconta una storia valida e leggibile in maniera assolutamente indipendente, tant'è che io, ancora ben lungi dal metter mano al suo “seguito” videoludico, non mi sono sentito preso in giro. Il che non significa che manchino i collegamenti, anzi, nel quarto e ultimo numero entrano in gioco diversi aspetti che si ritroveranno poi nel videogioco. Ma non solo: il contributo della disegnatrice e co-sceneggiatrice Faith Erin Hicks ha finito per andare ad influenzare il gioco stesso, con l'introduzione di piccoli elementi nella caratterizzazione della protagonista Ellie e l'aggiunta del personaggio di Riley. Ma il punto, al di là di questi aspetti, è che si tratta di un bel fumetto, probabilmente fra i migliori che siano mai usciti legati a videogiochi. Non che sia poi quest'impresa esserlo, ma insomma, ci siamo capiti.

Bizzarra la programmazione delle uscite, con il numero conclusivo pubblicato a fine luglio, quasi due mesi dopo l'uscita del gioco.

Bizzarra la programmazione delle uscite, con il numero conclusivo pubblicato a fine luglio, quasi due mesi dopo l'uscita del gioco.

La storia, scritta prevalentemente da Neil Druckmann di Naughty Dog, racconta di una Ellie quasi tredicenne alle prese con la vita nella zona di quarantena. Le difficoltà, il rapporto con gli altri, la voglia di esplorare ciò che si nasconde là fuori, il rapporto con un mondo che non esiste più e che lei non ha mai incontrato. Lo sviluppo del racconto, a essere onesti, è abbastanza prevedibile e segue un po' tutti i cliché che ci si può attendere da un racconto di adolescenti ribelli, dalla personalità forte, inseriti in un contesto opprimente. Tira comunque fuori qualche colpo, nella maniera cruda con cui tratta dialoghi e situazioni, ma fondamentalmente procede placido fino alla fine.

A rendere American Dreams davvero meritevole è soprattutto il modo in cui la storia viene messa in scena. Quella di Faith Erin Hicks è stata una scelta coraggiosa, per altro fortemente voluta da Druckmann in persona. Il suo stile è quanto di più lontano possa esserci dal tono brutalmente realistico del gioco e delle illustrazioni ufficiali, che raccontano di un mondo visto attraverso gli occhi del protagonista Joel. Lo sguardo offerto dal fumetto è invece quello di una ragazzina e lo stile adottato va di pari passo, prendendosi il rischio di respingere chi magari non apprezza questo taglio quasi caricaturale, ma regalando così all'opera una forza e una personalità notevoli.

La copertina del primo numero.

La copertina del primo numero.

Nelle tavole di American Dreams si trova lo sguardo nervoso, ancora sognante, ma allo stesso tempo sporcato dagli eventi, di una ragazzina alle prese con un mondo terribile. Le matite di Hicks sembrano quasi sforzarsi disperatamente, e inutilmente, di provare a dipingere il mondo che la giovane Ellie meriterebbe di abitare, ma l'apocalisse le ha negato. Circondate da ambienti cupi, oscuri, rabbiosi, da un'umanità alle strette e da una colata di tinte oscure, Ellie e Riley riescono comunque ad esprimere la loro età attraverso un'espressività forte, esagerata, efficacissima. Per certi versi, vengono in mente il The Walking Dead di Telltale e il suo taglio cartoonesco, teoricamente fuori luogo, alla prova dei fatti micidiale nella sua carica drammatica.

Hicks è bravissima a tratteggiare i suoi personaggi, a dare loro una voce attraverso i gesti e le espressioni, a inserire piccoli dettagli che tradiscono la reale essenza di una ragazzina impegnata a fare l'adulta. Il colpo di grazia arriva poi dai colori di Christina Strain e dal delizioso gioco di contrasti che mettono in piedi. Insomma, è soprattutto l'aspetto visivo, al di là di un'intreccio dignitosa ma avaro di sorprese, a rendere The Last of US: American Dreams interessante e meritevole d'attenzione anche al di fuori del mero interesse per i collegamenti col videogioco. Senza contare che così ci siamo risparmiati la solita legnosità dei fumetti che provano ad appiccicare sui propri personaggi i volti degli attori. Insomma, vittoria completa, lettura consigliata.

I quattro numeri di The Last of Us: American Dreams sono stati pubblicati da Dark Horse Comics e sono disponibili sia in formato cartaceo, sia in versione digitale, tramite l'ottima app dell'editore.

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