Librodrome #11 - Rise of the Videogame Zinesters

Librodrome #11 - Rise of the Videogame Zinesters

Attenzione. Ogni due settimane, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

In un freddo dicembre del 1976, a Londra, uscì il primo numero di Sideburns, un mucchio di fogli ciclostilati, con un collage di testi battuti a macchina, scritte a penna e fotografie in bianco e nero. Era una delle tante fanzine della controcultura punk: una rivista amatoriale, nata dal basso, pensata per dire qualcosa di significativo alla nicchia alla quale era dedicata. Cominciava così:

Fuck yeah!

Fuck yeah!

“Questo è un accordo. Questo è un altro accordo. Ed eccone un altro. E adesso fatti una band!” Eloquente, vero? Chi crede che la rivoluzione del punk abbia avuto a che fare con le spille da balia e le tinte per capelli ha un serio problema di miopia. Lo scossone culturale del movimento era tutto racchiuso in quella pagina. Erano gli stessi anni nei quali i Pink Floyd si esibivano con scenografie da milioni di dollari, muri di amplificatori e sintetizzatori che sembravano la plancia dell'Enterprise. La musica era presentata come un'arte riservata ai professionisti, a chi aveva un'etichetta discografica alle spalle, a chi aveva studiato al conservatorio. Il messaggio di Sideburns era una chiamata alle armi: tutti potevano suonare, bastavano tre accordi e si poteva cominciare. Quel che contava non era la qualità, ma l'intento, la voglia di esprimersi, di arrangiarsi con le proprie risorse. Il fai da te era un vero e proprio atto di sovversione culturale, la voce di un'intera generazione di pensatori, agitatori e casinari assortiti.

Anna Anthropy, meglio nota come Auntie Pixelante, ripropone lo stesso messaggio, ma in chiave videoludica. Rise of Videogame Zinesters ripercorre la storia del nostro hobby preferito, da Tennis for Two a Call of Duty. Racconta di quando i computer erano solo nelle università, a disposizione di un ristrettissimo numero di studenti e programmatori, che sperimentavano con il mezzo creando versioni digitali dei loro passatempi cartacei preferiti (come Dungeons & Dragons). Parla del boom degli anni '80, di quella Nintendo che ha piazzato un NES nei salotti di mezzo mondo, e di come una piccola nicchia di appassionati sia gradualmente diventata un pubblico sconfinato. L'evoluzione della grafica e delle tecnologie ha reso i giochi sempre più costosi, sottraendo lo scettro della creatività ai game designer e consegnandolo ai publisher e agli esperti di mercato. Un titolo a tripla A, per rientrare dei costi di sviluppo, deve vendere milioni di copie, incontrando i gusti delle masse e proponendo meccaniche familiari e accessibili. Come possiamo sperare che EA investa milioni di dollari in un'avventura punta e clicca, quando Call of Duty vende un fantastiliardo di copie tutti gli anni? Questo appiattimento culturale è comprensibile, ma è pur sempre un appiattimento.

La copertina è interamente composta di miniritratti pixellosi, creati da Anna Anthropy.

La copertina è interamente composta di miniritratti pixellosi, creati da Anna Anthropy.

Così, come se fossimo nel 1977, l'industria del videogioco si trova alle prese con una nuova ondata di punk, di sviluppatori indipendenti e coder della domenica. E mentre il movimento fa nascere le sue prime star, come Notch e Phil Fish, Anna Anthropy ci ripropone lo stesso messaggio di Sideburns. Rise of Videogame Zinesters racconta quali sono i tre accordi che servono per iniziare a fare videogiochi, passando in rassegna i tool e i metodi più semplici. Che vogliate scrivere un'avventura testuale con Twine, creare un platform con Game Maker o modificare Bubble Bobble per creare un romhack, Zinesters ha qualcosa per voi. E perché mai dovreste fare un gioco? Secondo Anna Anthropy dovete farlo per il piacere della creatività, per esprimere qualcosa di personale, per riprendere in mano una forma d'arte che è stata fatta prigioniera dalle logiche di mercato. Perché oltre alle avventure dei marine spaziali pelati, possono essere narrate storie personali, intense, diverse, bizzarre, sovversive, fantasiose, audaci, scandalose. Viviamo in un periodo emozionante, nel quale per dare vita a un'esperienza ludica non sono più necessari conoscenze astruse e linguaggi di programmazione esoterici. Basta un po' di voglia di sporcarsi le mani, di imparare, di mettersi in discussione.

Rise of the Videogame Zinesters è una sincera lettera d'amore ai videogiochi, un manifesto punk, una scintilla di creatività. “Questo è uno sprite. Questo è un altro sprite. E questo è un programma. E adesso fate un videogioco!”

Rise of the Videogame Zinesters è disponibile su Amazon e su Kindle, al momento solo in lingua inglese.

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