Le promettenti derapate fucsia di Drift Stage

Quanta gente brava c’è al mondo, neh! E non solo: quanta gente brava c’è al mondo che riesce a farlo sapere, al mondo, che è brava. È questo fatto di internet, ho come il sentore. Voglio dire, durante la Seconda Guerra Mondiale, sul Fronte Orientale, il dottor Andrej Burlyayev incontrò un contadino completamente pazzo che aveva sei dita sulla mano destra, e le articolava tutte perfettamente. Costui, con altri strumenti sociali e tecnologici a disposizione, avrebbe potuto studiare il pianoforte e rivoluzionare per sempre la storia concertistica. Tralasciando il fatto che era completamente pazzo e probabilmente lo sarebbe stato anche nel 2015 con internet, una rendita settimanale procuratagli dal Gratta e vinci e le sue mirabolanti sei dita sulla mano destra. Però è anche vero che, in un mondo in cui tutti sono bravi e hanno occasione di mostrarlo, occorre essere ancora più bravi. Nei primi giorni di YouTube, se sapevi suonare Stairway to Heaven con la chitarra be’, facevi le tue pageview. Ora devi per lo meno saper suonare la chitarra con Stairway to Heaven. Devi insomma risplendere di una luce tua, unica, brillante, che sia abbastanza familiare da non alienare un potenziale pubblico interessato, ma al contempo abbastanza eccentrica nelle sue tonalità da stagliarsi su un panorama di troppa, troppa, troppa gente brava. Questa “familiare eccentricità” è il vostro sesto dito. (Ma con sei dita, il medio qual è?)

http://youtu.be/ESM4JkOXSis

Ora potrei anche dipanare la metafora di cui sopra, ma a meno che non siate proprio dei barbagianni dovreste aver capito come il discorso calzi a pennello con Drift Stage. Lo avete capito, ammesso e non concesso che non ne abbiate mai sentito parlare, guardando le immagini di questa pagina e il trailer qua sopra. Siete incuriositi. Vola la memoria a un’epoca ludica lontana. Solo una? Sicuri? No. Qui c’è un mischione fatto con estrema consapevolezza. C’è ovviamente la voglia di celebrare i racer low-poly degli anni Novanta. Il gameplay è quello. Ridge Racer. Daytona. Wangan Dead Heat (grazie Raffa, e chi se lo ricordava, altroché!). Quella sensazione magica di dover derapare per diventare una vela che cattura il vento con la migliore angolazione possibile.

Ecco, questo è City Connection, se non sapete di cosa io stia parlando quando parlo di City Connection. Da non confondersi con il pur ottimo album di Terumasa Hino.

Generata in loro stessi e in noialtri questa famigliare sensazione, gli sviluppatori di Super Systems Softworks hanno bruscamente messo la retro e, con una driftata stilistica lussuosa, hanno appiccicato a questo ambaradan anni Novanta delle palette risalenti a dieci anni prima. Guardate le immagini cittadine. Vedete che è la palette di City Connection di JaLeCo del 1985? No? Ve lo dico io. Ho confrontato con cura, probabile unico psicopatico al mondo, le immagini dei due giochi. Ma City Connection era un platform travestito da gioco di guida. Questo è un gioco di guida anni Novanta travestito da una roba acidissima in cui le texture, invece di sforzarsi di nascondere la lowpoligonalità come si soleva fare in era PSX, si denudano di ogni antialias e mostrano i loro eccitanti pixelloni. (interessante come Word cerchi di correggere “pixelloni” in “piselloni”). Osservate le campiture senza gradiente delle portiere, che celebrano la linea orizzontale come elemento assoluto di graphic design. Lo vedete? Questo è il Color Pixel Arrange Acid Lo-Rez Texture Car Porn appena inventato qui per voi.

Allo stesso modo, il roster delle macchine, che potete vedere sulla pagina Kickstarter del gioco, è parzialmente retro anche per gli anni Novanta. Idem per la colonna sonora, che strizza l’occhio alla Sega della seconda metà degli Ottanta ma applaude con l’orecchio a quella del decennio successivo. La chiave è insomma stravolgere l’afflato modernista tipico dei racing game di quel periodo, guardando indietro per creare qualcosa, nel complesso, unico.

Peccato che poi il modello di guida faccia un po’ cacare.

No, dai. Era una frase ad effetto dopo tante lodi sperticate. Non fa “cacare”. Uhhh, che parola orribile, non la userei mai, manco vado di corpo, io! Ma è invero rotto. Il modello di guida. Esso. L’armoniosità della derapata ha un brusco scatto in fase di rientro che vanifica quasi tutto. Tutto. La vita, l’universo, l’eterno avvicendarsi delle civiltà. Ehi, ma è solo un’alpha! Una demo! Tranquilli! Mettete mano al software e sentirete che dietro la puzza della frizione bruciata c’è il profumo degli ottani di nobile qualità. Il timing dei menu, le inquadrature, l’ottima taratura dei tre ghost pilot da sfidare, la promessa di feature come il turbo, l’incognita in merito alle macchine avversarie (solo ghost come nella demo o veri avversari dotati di I.A.?), l’online. Un guazzabuglio di speranze e sospetti come capita ormai a ogni nuovo progetto come questo che si affacci su Kickstarter, a prescindere dal numero di dita degli sviluppatori.

L’unico scenario diurno finora apparso online non è giocabile nella demo. Acido per acido, sembra molto meno eccitante di quello metropolitano crepuscolare. Ma comunque goloso come i ciucci frizzini.

Fermo restando il successo inverecondo che ha avuto il gioco, pur con una demo non giocabilissimissima, su Kickstarter. Un paio di giorni e via, funded. Si sono posti come data di uscita il dicembre 2015. Ce la faranno? Sono in tre (due più un musicista con sole venti dita). Sono francesi. E a pensarci bene è perfetto che siano francesi, perché il loro retrofuturismo remiscelato è davvero simile, in termini di ricetta, al patinato citazionismo dei Daft Punk. Ma pensa te. Be’, basta che non facciano come quelli di  90s Arcade Racer. Guardate sulla pagina Kickstarter per quando doveva esser pronto. E no, non è pronto. Perché anche se hai sei dita, devi avere pur sempre un certo senso per la pianificazione. Finora i Super Systems qui hanno mostrato furbizia creativa non comune e anche buona capacità di vendersi. Se riescono anche a completare il gioco entro i tempi stabiliti – e se magari è pure fantastico, allora, wow, sarà fantastico. Se bruciano l’occasione, siamo pronti con il coltello rituale per farglielo saltare, quel sesto dito.

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