Le pizze in faccia fantasy di Warlock: Master of the Arcane

Non so voi, ma a me capita ogni tanto di sopravvalutare le mie capacità. Senza addentrarmi in discorsi troppi seri e barbosi, tra queste errori di valutazione c’è la mia bravura con i giochi strategici. No, non quelli in tempo reale, con quelli so per certo di essere un incapace senza speranza. Sto parlando di quelli a turni. Non so perché, ma quando penso a un Civilization a caso, per qualche motivo penso sempre di essere un novello Napoleone, un Giulio Cesare moderno, un Bismarck 2.0. Di solito fila tutto liscio ai livelli di difficoltà più bassi, ma la sfida si fa più seria, finisco per fare la fine della Kamčatka a Risiko e perdo nel giro di pochi, dolorosissimi turni.  Quando mi hanno proposto di recensire Warlock: Master of the Arcane, ho subito tirato fuori il mio elmo da condottiero e mi sono immaginato mentre conquistavo i territori nemici a bordo del mio unicorno bianco, sicuro che avrei massacrato qualsiasi avversario. http://youtu.be/FepXOiqkBVw

Il nuovo gioco dello studio russo di sviluppo Ino-Co Plus, conosciuto anche per Elven Legacy e Majesty 2, ci mette nei panni di un mago pressoché onnipotente che, partendo da una sola e piccola città, dovrà conquistare il mondo intero, sconfiggendo gli altri maghi rivali oppure utilizzando l’incantesimo apposito di fine di mondo (o fine di gioco, in questo caso), non dimenticandosi di eliminare la moltitudine di creature mostruose che infestano le lande. Per espandere il nostro impero possiamo fondare nuove città oppure conquistare quelle nemiche o neutrali. L’impostazione grafica e l’interfaccia riportano immediatamente alla mente Civilization e questo mi ha causato qualche problema di approccio al gioco nelle prime partite. Come il gioco di Sid Meier, Warlock pone il giocatore davanti a problemi di gestione di risorse economiche e militari. Senza le prime non riusciremo a far crescere l’impero e ad addestrare e mantenere le truppe, fondamentali per difendersi e conquistare le città dei nemici. Anche in questo caso i centri urbani sono il cuore pulsante dell’economia e dell’attività produttiva. Tuttavia, mentre Civilization ci mette davanti a questioni che spaziano dalla strategia militare alla gestione economica e la felicità dei nostri sudditi, Warlock è soprattutto un gioco di guerra in cui sono i combattimenti a rappresentare il cuore delle meccaniche e tutta la parte gestionale è piuttosto semplice. Per esempio, i tempi di produzione delle strutture e delle unità è prefissato e non possibile modificarlo in nessun modo. Se giocate come fate con Civilization, andrete incontro a un destino terribile, com’è successo a me durante le prime partite. In Warlock bisogna essere aggressivi e non farsi scrupoli nell’attaccare un mago vicino perché potete scommettere che lo farà lui prima o poi.

Le risorse economiche sono quattro e sono le variabili da gestire per avere un impero in salute e un esercito adeguato. Senza di esse non possiamo addestrare le unità militari, mantenere quelle che abbiamo già sul campo di battaglia e tenere in funzione l’infrastruttura produttiva del nostro impero. Una di esse, il mana, serve anche per lanciare gli incantesimi a disposizione del nostro mago con i quali attaccare i nostri nemici o rinforzare le nostre truppe. La parte gestionale di Warlock è tutta qui, non c’è molto altro da fare, mentre la diplomazia si limita a poche brevi interazioni che possono essere riassunti con “Dammi soldi/mana/risorse” “No” “Ti spacco la faccia”. Scordatevi le complesse interazioni diplomatiche di altri giochi simili, qui parlare con gli avversari è solo una scusa per attaccare briga.

Anche se non ha la profondità gestionale di altri titoli dello stesso genere, Warlock ha abbastanza qualità e pregi da farmi dire continuamente “Un altro turno e poi smetto”. Anche se, a volere essere maligni, il gioco si riduce a produrre unità in abbondanza da mandare al macello contro le unità degli altri maghi e quelle neutrali, le meccaniche di gioco sono sorprendentemente coinvolgenti nella loro semplicità. L’interfaccia grafica potrebbe essere migliore sotto alcuni aspetti e talvolta trovare le informazioni che si cercano è meno ovvio di quanto si potrebbe desiderare (oppure sono totalmente assenti, come nel caso di un grafico di progressione della ricerca degli incantesimi o delle unità militari), ma esplorare il mondo alla ricerca di risorse e nemici è molto divertente. Ho trovato anche particolarmente indovinato il sistema di crescita delle truppe, legato sia ai punti esperienza e ai livelli guadagnati durante gioco che alle risorse speciali a cui abbiamo accesso (il ferro, per esempio, permette di creare armature migliori per le classi da mischia), mentre la presenza di mondi paralleli raggiungibili attraverso i portali interdimensionali sparsi per il mondo offre una interessante variazione alla routine di esplorazione e combattimenti. Pur senza rivoluzionare il genere e offrire soluzioni particolarmente originali, Warlock: Master of the Arcane è un buon rappresentante del genere che non mancherà di divertire e soddisfare gli appassionati.

VOTO: 7,5

 

Ho giocato gratuitamente a Walorck: Master of the Arcane grazie al nostro account redazionale su Steam.

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