La rece generalista di Venture Towns di Kairosoft: vince chi sotterra l'iPhone.

ATTENZIONE: l'immagine in evidenza (Edge Pixel Art di Gary Lucken) ha uno scopo puramente indicativo/ingannevole e non corrisponde al gioco qui recensito. Rende solamente l'idea. Con i suoi cavolo di gestionali tutti uguali (cambiano solamente titolo e contesto, oltre a minime migliorie qui e là, proprio come in Game Dev Story) Kairosoft continua a soddisfare, imperterrita e in maniera del tutto esemplare, un’esigenza prettamente umana: quella di miniaturizzare il reale e ricostruirlo in forma microscopica, per rendere intelligibile, gestibile e più rassicurante l’esperienza quotidiana. Inutile giraci attorno, allora: agli occhi dell'appassionato che ha già spolpato i magnifici sette di Kairosoft, Venture Towns appare ancora una volta come la stessa solfa di sempre, eppure  ugualmente irresistibile, perché forte di meccaniche ampiamente collaudate, di menu che dopo appena cinque minuti fanno già parte del proprio DNA e di una grafichetta che più adorabile non si può.

Così, dopo l'automobilismo sportivo in pixel art (Grand Prix Story) e la gestione di un team calcistico (Pocket League Story), passando quindi per i bagni termali (Hot Springs Story), le scuole (Pocket Academy), i centri commerciali (Mega Mall Story), l'antico Giappone (Oh! Edo Towns), le cittadelle del futuro (Epic Astro Story) e addirittura le navi da crociera (World Cruise Story) - con tanto d'inchino à la Schettino-risalga-a-bordo-cazzo - Venture Towns si mostra quale ennesima riprova della marcata razionalità solipsistica (o di scaturigine del mondo) che pervade l'intera produzione di Kairosoft. Ma, soprattutto, risulta il più ordinario, complesso, profondo ed esteso tra tutti i minuscoli gestionali sinora sfornati dall'alacre software house giapponese, che ormai vive e produce in una sorta di "The Real Game Dev Story."

Anche con Venture Towns, insomma, si rischia di sciupare un'intera giornata e tutta la carica dell'iPhone a suon di tap qui e là, cercando di capire come amministrare al meglio il patrimonio a disposizione, dove e come costruire nuove abitazioni, negozi d'ogni genere, scuole, uffici, librerie, parchi, pizzerie eccetera eccetera, pagando e riscuotendo tasse o bonus di sorta, oltre che incrementando il giro d'affari e i ricavi a ritmo di combo, da scoprire e sperimentare sempre con vivissima gioia. Il numero dei parametri da monitorare è di gran lunga superiore rispetto a quello dei precedenti giochini di Kairosoft e non esiste un approccio preferibile su tutti: il successo dipende dalla sperimentazione e dall'intraprendenza del giocatore, che non dovrà (quasi mai) temere il fallimento per mancanza cronica di finanze. Venture Towns si gioca quasi da sé, un po' come accadeva con Oh! Edo Towns: è sufficiente lasciar scorrere il tempo, picchiettando ogni tanto lo schermo, per assistere al meraviglioso spettacolo di una pixel art urbana che vive e guida mongolfiere, motorini e automobili, al ritmo di una musichetta (alla lunga) assillante.

Farete certamente bene ad acquistare Venture Towns, tenendo però sempre a mente che al minuscolo e operoso interno del "SimCity di Kairosoft" brulicherà tanto di quel gameplay e serviranno così tanti zoom-in, zoom-out e spostamenti vari sulla mappa della città, che mai come questa volta sarebbe stata assai gradita, per non dire necessaria o meglio ancora doverosa, una versione confezionata appositamente per iPad. L'unica, al momento, è giocarselo su melafonino iPhone, o al limite sul fratellone da trastullo domestico, con l'opzione 2X attivata e la grafica tutta sgranata: fréchete.

Voto: 8,5

[Aggiornata] PlayStation All-Stars si traveste da Smash Bros

Skullgirls parte da cinquantamila copie