La mensola di Shin X #25 - Hand of Fate: scegli una carta

La mensola di Shin X #25 - Hand of Fate: scegli una carta

Da sempre sostenitore di titoli bistrattati dalla critica, Shin X è passato da “difensore dei poveri” a “masochista”, da “acquirente compulsivo” a “forzato bastian contrario”. La verità è che a suo parere ogni titolo può dire qualcosa: c’è chi sbraita, chi sussurra, chi lo fa con i sottotitoli e chi lo recita in versi. L’importante è avere lo spirito di voler ascoltare. E l’antro in cui riposano questi brutti anatroccoli è la sua mensola. L’unico luogo nel quale possono diventare cigni.

Ennesimo figlio di Kickstarter, capace di accogliere nel suo ventre da progetti faraonici a clamorose idiozie, Hand of Fate è un titolo poliedrico, bizzarro e fascinoso.  Fulcro della struttura ludica è un mazzo di carte, il cui gusto estetico le avvicina a splendidi Tarocchi medievali. Non manca un loquace e logorroico mazziere, unica guida nel bizzarro mondo allestito dagli sviluppatori. Le varie carte di cui sopra sono diversificate e usate per allestire – letteralmente – il piano di gioco, gli eventi e l’equipaggiamento. Ma le contaminazioni mediatiche sono molteplici: giochi da tavolo, action game, c’è persino un pizzico di Choose Your Own Adventure, in Hand of Fate.

Lo stile da tarocchi medievali è di grande fascino estetico.

Lo stile da tarocchi medievali è di grande fascino estetico.

Il gameplay ricorda le nostalgiche maratone che i più anzianotti avranno passato con Dungeon & Dragons e il master è qui rappresentato da un mago/beduino/chiromante, sempre pronto a punzecchiate sarcastiche e consigli laconici. Preparato il tavolo con il posizionamento dei tarocchi (ovviamente a faccia in giù), saremo pronti a iniziare  le danze. In questa specie di Hero Quest cartaceo, si avanza di uno slot alla volta, usando ogni tarocco come singolo evento. Qui inizia la parte in stile librogame: è possibile incontrare bizzarre figure, individui misteriosi o compiere le azioni più disparate. Qualunque sia la vostra scelta, il destino si avvarrà sempre e solo di carte, relegando dadi a sei o più facce nell’oblio dei ricordi.

I combattimenti rappresentano una nota un po' stonata.

I combattimenti rappresentano una nota un po' stonata.

Il mazzo, da personalizzare con variabili sempre maggiori a ogni vittoria, tiene  anche il conto di punti vita, cibo e denaro. Quando gli avvenimenti lo richiedono e bisogna sfoderare le armi, il gioco si trasforma in un action 3D, catapultandoci in micro-arene nelle quali poter dar sfogo al nostro spirito combattivo.

Ogni singola carta ha la propria descrizione certosina: una manna per i fan del genere.

Ogni singola carta ha la propria descrizione certosina: una manna per i fan del genere.

Il sistema di lotta pesca impunemente nella serie Arkham, scimmiottando l’uomo pipistrello con colpi semplici, batoste per aprire la difesa e contrattacchi. Peccato che il tutto appaia estremamente goffo, seppur funzionale. Il concatenamento delle animazioni, fin troppo legnose e con picchi di ilarità nell’ostentato uso del ragdoll, si affianca a un design più derivativo e anonimo di un dopobarba da 2 euro. Per fortuna tutto ciò non rende queste sezioni ingiocabili, anzi, una recente patch ha pure irrobustito il motore grafico, ora meno incline a tearing e cali di frame rate.

Tecnicamente il gioco rispecchia appieno la sua natura poliedrica: a fronte di ambientazioni discrete e funzionali, le sezioni dedicate ai tarocchi sono davvero splendide. La cura con cui è rappresentata ogni carta manderà in visibilio i fan delle illustrazioni gotiche e i tratti essenziali, le figure grottesche e sproporzionate di stampo medievale, incorniciano un design sontuoso e carico di fascino. Insomma, a guardare le carte di Hand of Fate viene quasi voglia di averle in camera, pronte ad essere religiosamente allineate su di un tavolo.

Gli elementi casuali donano sempre quel pizzico di emozione in più.

Gli elementi casuali donano sempre quel pizzico di emozione in più.

Come ho avuto già modo di dirvi, i sopracitati intoppi riguardo il motore di gioco sono stati in parte alleggeriti da una patch. Tuttavia, almeno nelle versioni console, il motore rimane sempre con un minimo di fiatone. Nella sua invadente pedanteria, invece, risulta più che discreto il doppiaggio, con il master sempre pronto a spiattellare la sua dialettica mordace.

Hand of Fate, nella sua carismatica imperfezione, riesce a tenere inseme moltissimi elementi, primo su tutti una struttura da board game davvero ben realizzata. Spartano, essenziale, con null'altro da affrontare oltre una modalità campagna standard e infinita, la produzione di Defiant Development rimane una piccola perla. Un gioco mordi e fuggi realizzato con grande cura ed evidente senso del gusto estetico, quantomeno nelle sezioni extra-combattimento. Hand of Fate gioca a carte "coperte", ma quel che c'è sotto è pienamente degno della vostra considerazione.

L'evocatore della domenica #02

Videopep #102 – I miei giochi di aprile 2015

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