La mensola di Shin X #2 - Of Orcs and Men

La mensola di Shin X #2 - Of Orcs and Men

Da sempre sostenitore di titoli bistrattati dalla critica, Shin X è passato da “difensore dei poveri” a “masochista”, da “acquirente compulsivo” a “forzato bastian contrario”. La verità è che a suo parere ogni titolo può dire qualcosa: c’è chi sbraita, chi sussurra, chi lo fa con i sottotitoli e chi lo recita in versi. L’importante è avere lo spirito di voler ascoltare. E l’antro in cui riposano questi brutti anatroccoli è la sua mensola. L’unico luogo nel quale possono diventare cigni.

Dopo la caduta dell'impero nipponico (no, non si tratta di una lezione di storia), i JRPG hanno ceduto il passo ai loro fratelli occidentali. Proposte in diverse salse - molte dal sapore action, altre più classiche - queste avventure si sono contraddistinte per alcuni stilemi fondamentali. Il personaggio da scegliere, la sua personalizzazione, l'eventuale aggregazione ad un party, la copiosa scelta di armi, oggetti e abilità: tutto tracciato sulla linea di una quest principale, puntualmente messa da parte per girovagare a piacimento, o portare a termine le famigerate sub-quest. Questa premessa, solo per dire che a fronte del solito e stereotipato gruppo di eroi senza macchia, Of Orcs and Men offre la possibilità di stare dalla parte dei "cattivi".

I due adorabili pelleverde. Graziosi, vero?

I due adorabili pelleverde. Graziosi, vero?

Non è la prima volta che nei videogiochi si utilizzano mezzi simili per instillare un po' di fascino in racconti altrimenti blandi e prevedibili. Così come non è raro veder dipinti gli uomini come crudeli tiranni, nemici della natura e delle altre specie, ancor prima che di loro stessi. Il pungolo del luogo comune aleggia anche nelle prime battute del titolo Cyanide Studios, per poi sciogliersi lentamente sotto i colpi di un'ottima sceneggiatura. È quindi con mentalità aperta e propensione ad un certo tipo di approccio, che dovremo assassinare l'Imperatore degli Uomini, in una sorta de Il Signore degli Anelli al contrario, da cui il gioco attinge una certa epicità.

Gli Stanlio e Ollio in versione orchesca sono simpatici attaccabrighe.

Gli Stanlio e Ollio in versione orchesca sono simpatici attaccabrighe.

I difetti più gravi imputati al gioco sono tutti figli di premesse errate, le stesse - ad esempio - che condannano i musou per eccessiva ripetitività. Of Orcs and Men nasce come un RPG, quindi l'eccessiva linearità lo trascina nell'onta dei tanto odiati "corridoi". In mappe così circoscritte e poco inclini all'esplorazione, l'accento è posto sulle lotte dei due protagonisti. Non è un mancanza, ma una scelta. La narrazione non viene diluita a colpi di sub-quest (comunque presenti), né da velleità decisionali, che più d'una volta hanno deluso l'utente finale. Il gioco è pensato per essere compatto, epico ma non pesante, tratteggiato alla maniera dei fantasy più classici, senza perdersi, però, in un mare di statistiche o chilometri di pianure percorribili. Anche per questo, la longevità supera di poco le quindici ore, altro "difetto" ascrivibile ad aspettative errate.

Tutti per uno! Pian piano ci si affeziona a questi colossi verdi.

Tutti per uno! Pian piano ci si affeziona a questi colossi verdi.

Che cos'è, quindi, questo Of Orcs and Men? È uno strano e fascinoso ibrido, e come tale va valutato. La cura posta nelle battaglie è sicuramente sopra la norma, ciò nonostante, in molti hanno rimpianto la mancanza di un sistema in tempo reale. Se è vero che alle prime schermaglie viene naturale il pensiero di menare fendenti come ossessi, dopo qualche combattimento, il sistema adottato si rivela assai stimolante. Si tratta, in pratica, di rallentare il tempo aprendo un classico pannello delle azioni. Questo menù tattico ci consente di mettere in coda diverse scelte, ora alternando in qualunque momento i due protagonisti, ora concentrando i colpi su un singolo bersaglio, tutto mentre il mondo è sotto l'effetto di un bullet-time al quadrato.

Grigie lande dove sfogare la nostra rabbia.

Grigie lande dove sfogare la nostra rabbia.

Innegabile la pigrizia con cui la CPU indirizza i colpi basici, ma agire in tal modo non restituisce la profondità di cui il titolo è pregno. Bisogna indirizzare a dovere i propri attacchi, passando magari dalla posizione difensiva per sfiancare l'avversario, a quella offensiva, dotata di colpi facilmente evitabili solo da un nemico in piena forma. Le immancabili fasi stealth, relegate al piccolo goblin Stige, sono certamente semplicistiche, ma fungono solo da contorno per sfoltire gli eserciti, prima di una battaglia. Aggrapparsi alle tende del classicismo è un errore grave in sede di analisi: qualunque analisi. Titoli come Of Orcs and Men rischiano di portare il peso di aspettative che non hanno mai voluto generare. Linearità, personalizzazione essenziale e longevità media sono caratteristiche e non difetti.

Se ci aggiungiamo una grafica decorosa e puntuale nel dipingere al meglio le ambientazioni e una sceneggiatura scritta con criterio e profondità, il risultato è un videogioco ibrido e vincente, che non si mette in competizione con i mostri sacri. Cucina la sua portata e ce la serve: se non ci aspettiamo caviale e salmone, troveremo - non senza un pizzico di sorpresa - un menù davvero squisito.

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