La formula del Perozzi per ibb and obb

Tanto tempo fa, quando ancora il cinema italiano era qualcosa di cui essere fieri e non un’onta da lavare via dalla memoria collettiva, una fra le grandi menti del periodo se ne uscì, attraverso uno dei suoi personaggi, con una frase rimasta nella memoria di molti: “Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione”. Perché ho scomodato Monicelli e Amici Miei? Perché trovo che questa descrizione (e non solo) sia più che perfetta per descrivere, sinteticamente, ibb and obb.

Ancor prima della frase in sé, dicevo, c’è da prendere in considerazione proprio il fatto Amici Miei. Sì, perché ibb and obb non è un titolo come gli altri già dalla premessa. Non aspettatevi infatti che quell’and tra ibb e obb sia un’operazione “di facciata”, un po’ come il Bros. alla fine di Super Mario: nonostante ritornino il verde e il rosso, qui non c’è una mozzarellina che prevale sull’altra… qui si controllano tutte e due. Contemporaneamente. Se già a pensarci sembra difficile, pad alla mano diventa l’equivalente cerebrale di mettersi la scarpa sinistra al piede destro e viceversa: dopo un paio di chilometri vi ritroverete divisi in due.

Proprio qui entra in gioco l’amico, il compagno di gioco, il “frescone” che sei certo potrà dividere con te le gioie e i dolori che troverete portando ibb and obb a destinazione. Se giocare da soli implica che un giocatore, DualShock alla mano, controlli entrambi i funghetti colorati con i due stick analogici e i grilletti dorsali, con un compagno al fianco tutto diventa, almeno teoricamente, più facile. Da un lato, infatti, si passa fisicamente a controllare solo uno dei due protagonisti, dall’altro c’è il “problema” che ibb and obb va affrontato con una coesione mentale fuori dall’ordinario, un controllo sincronizzato di intuizione e velocità di esecuzione (appunto) che è tanto bello e inusuale, per il videogioco moderno, quanto quasi sfiancante.

Detto che, affrontato da soli, ibb and obb rappresenta una nuova frontiera dell’autolesionismo, una volta che si è di fianco al proprio compagno di viaggio, fisicamente o virtualmente, l’importante è parlarsi, e parecchio. Certo, senza headset si possono disegnare traiettorie o indicazioni sommarie con lo stick analogico di destra, ma nulla che regga il confronto con una bestemmia articolata da codice penale, come quelle che inevitabilmente sopraggiungono dopo i primi livelli, fin troppo tranquilli rispetto a quel che verrà dopo, e che svelerà cosa si nasconde dietro la facciata carina e puccettosa delle due mozzarelline appiedate.

I primi livelli, infatti, non sono che un antipasto, un’infarinatura buona per prendere le misure e piantare nel cervello il tremendo sospetto (ovviamente fondato, come spesso accade in questo pazzo mondo dei videogiochi) che le cose peggioreranno, giusto in tempo per farti pensare “ah, questo è facile, dai... ”. Non lo è. Mai. La prima cosa che si apprende del gioco, vista la totale assenza di un tutorial, di una spiegazione o di qualsivoglia indicazione, è ovviamente quella di cui già siamo a conoscenza, anche solo per averne visto un’immagine: il mondo di gioco è tagliato in due, con un’inquietante simmetria, da una linea che divide i due lati come la Gioconda fa con lo sfondo alle sue spalle. Ciò che è presente da un lato non lo è necessariamente dall’altro, così come ciò che da un lato è nero, acuminato e mortale, dall’altro è bianco, soffice e vulnerabile. E questo è solo l’inizio.

Dopo aver superato i primi ricci corvini e aver raccolto le gemme che fuoriescono dalla loro implosione, il subdolo design dei livelli comincia a spingersi sempre più in profondità e a rivelare i suoi elementi. Nonostante la semplicità di una linea e le apparenti limitazioni dovute alla simmetria tra il “sopra” e il “sotto”, il level design di ibb and obb non solo si rivela vario e ricco di gemme, più o meno nascoste, da raccogliere per raggiungere l’utopistico Platino, ma risulta semplicemente geniale e brillante nel suo minimalismo e nei suoi pochi elementi di gameplay esterni alla linea, riuscendo a sembrare escheriano pur non essendo propriamente paradossale.

Sarà che frega le percezioni e il cervello con cose (che una volta scoperte appaiono tremendamente) semplici. Sarà che sfrutta elementi non del tutto nuovi con grazia e intelligenza, tanto da farti dire “ah, ma è come quella cosa lì” con un sorriso sulle labbra, piuttosto che con la morte nel cuore. Forse saranno i colori acidi ma candeggiati, accompagnati da un azzeccatissima colonna sonora, o forse è semplicemente la vicendevole voglia di tirare fuori l’amico da una situazione apparentemente irrisolvibile, ma ibb and obb prende il giocatore e lo calcia giù dalla scala di Penrose prima che se ne renda conto, fino a portarlo alla spossatezza fisica e mentale.

I minuti, quando si cerca di capire come approcciare un dislivello apparentemente insormontabile, scorrono veloci. Tanto che quando agli scalini cominceranno ad aggiungersi nemici puntuti, zone invalicabili per una delle due mozzarelline colorate o, peggio, elementi di sfondo-anzi-no, vi ritroverete a guardarvi col vostro compagno di avventura, sia che si trovi sul divano, sia “trovandolo” attraverso il monitor e la cuffietta, pensando (tra una parola brutta all’indirizzo degli sviluppatori e l’altra) che, dopo un pomeriggio di gioco, il cervello sta lentamente colando via dalle orecchie. Un’altra volta.

Ma la bellezza di ibb and obb sta proprio in questo, nello spaccarsi le cervella per risolvere il level design più brillante (seppur diametralmente opposto come concetto alla base) dai tempi di FEZ, continuando ad aiutare e farsi aiutare dal proprio compagno di giochi imprecando, stupendosi e gioendo assieme, senza rendersi minimamente conto del tempo che passa, ché non puoi smettere di rotolare da una scala di Penrose quando ti pare.

Insomma, se il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione, ibb and obb è tutto questo moltiplicato per due. La fantasia disperata di rigirarsi quella porzione del livello per minuti in cerca del guizzo giusto, dell’intuizione, seguita subito dopo dalla decisione di provarci... a quel punto, le parole lasciano spazio al silenzio religioso (almeno quello) che si deve mantenere durante l’esecuzione: il confine tra il successo e l’ennesimo respawn istantaneo è sottilissimo, come una linea, ma il gusto di superare quell'ostacolo apparentemente insormontabile è straordinariamente gratificante.

Così come è straordinariamente gratificante assistere al genio altrui come se fosse il proprio, tanto da rendere ibb and obb un gioco perfetto per gli amanti della scoperta e, a onor del vero, un po’ meno per i completisti. Intendiamoci, tra livelli segreti e gemme apparentemente irragiungibili, completare tutto al primo giro è praticamente impossibile. Però, data la natura del gioco, ogni volta che riaffronteremo un livello riusciremo a liquidarlo in poche mosse, perdendo così il fascino della sfida e tutta la gratificazione che ne consegue.

Al netto di questo minuscolo neo, comunque, ibb and obb è un piccolo capolavoro bastardo, impegnativo e altamente gratificante, che vi farà sentire tanto mortalmente cretini quanto estremamente intelligenti, e che vi insegnerà il valore di un’amicizia più di quanto non abbia fatto in trent’anni la filmografia di Walt Disney. E che, se siete abbastanza borderline, vi farà rimpiangere e (ri)apprezzare la lungimiranza e la bellezza del cinema italiano d’antan.

Ho giocato ibb and obb sulla mia PlayStation 3, grazie a un codice fornitomi dallo sviluppatore. Anzi, i codici, in realtà, sono stati forniti ai ragazzi di The Shelter: ho giocato ibb and obb con il caro Aurelio Maglione (aka l’ibb del mio obb), che ha curato la recensione dall’altra parte della linea che divide qui e lì. Fun fact: i working title della recensione sono stati Chi trova un amico trova una scomunica e Mystical mozzarella head groove thing, un titolo che probabilmente avrebbero capito solo Babich e altri pochi eletti. Se avete un amico fidato con cui giocare, alzate di mezzo voto senza esitazione. Se invece non avete nessuno, abbassate di 8,5. Anzi, fate come se non aveste letto.

Voto: 8,5

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