Keiji Inafune critica nuovamente il Giappone

Non è la prima volta che Keiji Inafune, papà di Mega Man, prende una posizione netta, denunciando quelli che secondo lui sono i mali che affliggono la scena videoludica nipponica. La prima volta l'aveva fatto al Tokyo Game Show del 2009, scatenando un mucchio di polemiche fra gli addetti ai lavori. Durante un'intervista alla GDC, il designer nipponico non ha perso occasione per ribadire il suo pensiero, argomentandolo a dovere. “Non abbiamo più la voglia di vincere e di emergere” - ha sentenziato Inafune - “Una volta eravamo dei vincenti, poi a un certo punto ci siamo trasformati nei perdenti. E non riusciamo ad accettare che questa situazione alla lunga ci abbia condotto allo stato in cui versa oggi la scena videoludica nipponica”.

“Sembra quasi di essere ancora al periodo Edo, tutti vestiti in kimono e con i capelli agghindati, ma nessuno in Giappone pensa che sia strano o inusuale. Dall'esterno invece mi sembra chiaro come siamo antichi, c'è un limite nel voler rimanere ancorati al passato”.

Come uscire da questa crisi? Inafune non ha dubbi: “È necessario riconcepire i brand storici, dargli nuova linfa vitale. E bisogna farlo prima che sia troppo tardi!”. Bisogna prendersi dei rischi, un po' come quando il designer ha abbandonato Capcom: “Avrei potuto scegliere la strada più semplice e rimanere, ma sarebbe stata una soluzione temporanea. Ho scelto la via più difficile, ho salutato il mio staff di 900 persone e ho formato una nuova software-house, composta da soli 20 elementi. Era la cosa giusta da fare, ho piena fiducia nelle mie potenzialità e sono felice di quello che faccio”.

Dichiarazioni pesanti, ma argomentate con cuore e con passione da uno dei grandi nomi della scena nipponica, impegnato con il suo nuovo studio Concept nello sviluppo di King of Pirates, rpg per Nintendo 3DS. Phil Fish, ascolta e impara.

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