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Il corriere - The Mule: Il killer numero uno delle persone anziane è il pensionamento?

Il corriere - The Mule: Il killer numero uno delle persone anziane è il pensionamento?

Nell’ottobre del 2011, l’ottantasettenne Leonard “Leo” Sharp viene fermato dalla polizia del Michigan mentre è a bordo del suo pickup, un Lincoln Mark LT, e arrestato per avere con sé oltre duecento libbre di cocaina. A parte il team della D.E.A. condotto dall’agente Jeff Moore e le persone coinvolte in quell’operazione, nessuno avrebbe potuto immaginare che un vecchietto, reduce decorato della Seconda Guerra Mondiale e in passato floricoltore di un certo successo (aveva lavorato persino per la Casa Bianca), avesse passato gli ultimi dieci anni a trasportare droga per il cartello di Sinaloa. Eppure, nell’ambiente del crimine, “El Tata” era considerato una vera e propria leggenda, uno dei muli più efficienti in circolazione oltre che il più anziano della storia (per quel che ci è dato conoscere).

A condurre un tranquillo giardiniere sulla strada del crimine erano stati i debiti e, probabilmente, l’ingratitudine verso un’America che a suo modo di vedere non lo aveva ricambiato. Una storia spigolosa, quella di Sharp, in bilico tra giustizia e diritto. Una di quelle che piacciono tanto a Clint Eastwood, che nel corso degli anni ha raccontato la propria nazione con amore, sì, ma anche abbracciandone e criticandone le numerose idiosincrasie.

In uscita oggi nei cinema, Il corriere - The Mule, è l’ultimo film in ordine di tempo di un cineasta che, arrivato a ottantotto anni, oltre a non mostrare il minimo segno di rincoglionimento, ha ancora voglia di giocare al rilancio. Dopo avere aver celebrato l’eroismo “dell’americano della porta accanto” con Sully e Ore 15:17 - Attacco al treno (esperimento ai limiti della docu-fiction che, nonostante qualche impiccio, ho apprezzato), Eastwood torna a dirigere e a recitare in un film dai toni più intimi e crepuscolari.

Nell’adattare la storia di Sharp ritagliandosi addirittura il ruolo di protagonista (è diverso il nome, Earl Stone, ma non il tipo di pickup), il nostro ritrae un uomo sconfitto dalla vita nonostante abbia sempre giocato secondo le regole, che a un certo punto ne ha piene le palle e decide di infrangerle.

È vero che sulle prime Stone è reticente a sporcarsi le mani, accetta di fare qualche consegna giusto per levarsi dai guai e dare una mano alla persone a cui tiene. Ma non ci mette molto a prenderci gusto e ad accumulare lavoro su lavoro, fino a entrare nelle grazie del boss Laton (Andy Garcia) e del suo soldato, Julio (Ignacio Serricchio). Per non mollare, per non morire di noia, ma soprattutto per tornare a scorrazzare libero verso orizzonti spalancati e polverosi.

Eastwood, impegnato a guidare e a celebrare l'America che piace a lui.

Durante la visione del film, viene facile cogliere le analogie tra Eastwood e il personaggio che interpreta: entrambi sono due che non si arrendono nonostante il presente faccia di tutto per lasciarli indietro. Questo atteggiamento verso il mondo emerge dai dialoghi, dalle situazioni, persino da certi epiteti politicamente scorretti ma pronunciati dal protagonista col candore di un bambino, senza un filo di razzismo.

Stone è un irrisolto. Uno che non riesce a stare fermo, perennemente in bilico - da tutta una vita - tra il gusto per il viaggio e l’amore verso una famiglia che non è riuscito a tenersi a fianco, a cominciare dalla moglie Mary (Dianne Wiest).

Clint con la figlia Alison Eastwood (Iris, nel film). Non è la prima volta che Alison compare in un film del padre: già nel 1980 aveva recitato in Bronco Billy.

Eppure ne esce come una figura dolce, sia nelle ruvidità che nelle debolezze, e quando gira a bordo del suo pickup imbottito di droga, con la radio perennemente accesa, pare la versione invecchiata del Butch Haynes di Un mondo perfetto. All’epoca, nel 1993, Eastwood era l’inseguitore, mentre qui la parte del cacciatore è stata ereditata da Bradley Cooper. Il suo agente Colin Bates, empatico e dotato di buon senso, incarna la parte migliore dell’America.

A margine, Un mondo perfetto è stato pure il primo film di (e con) Eastwood che abbia mai visto al cinema, quello venuto appena dopo Gli spietati, e già allora l’ex “uomo senza nome” vestiva i panni del vecchio scorbutico dal cuore d’oro che hanno segnato gli ultimi, boh, venticinque anni e passa della sua carriera. 

Ecco, a questo giro ho avuto la sensazione che qualcosa sia cambiato: il protagonista di The Mule resta un duro, uno che non si scompone nemmeno davanti a un’arma puntata, eppure, non è esattamente il Frankie Dunn di Million Dollar Baby né il Walt Kowalski di Gran Torino (che, ricordiamolo, è del 2008). L’attore è più vecchio, i movimenti sono più incerti e, in generale, il suo corpo pesa diversamente sulla scena; pare quasi chiedere allo spettatore di andarci piano.

Di testa, però, Eastwood è ancora una freccia. The Mule funziona alla grande pur essendo apparentemente sbilanciato, o forse esattamente per quello.

Bradley Cooper interpreta l’agente Colin Bates. L'attore era già stato diretto da Eastwood in American Sniper.

Proprio come il suo protagonista si dibatte cercando di mettere ordine tra le diverse inclinazioni che lo agitano, allo stesso modo il film ha qualcosa che non torna, in termini di miscela delle parti. In alcuni momenti ho avuto persino la sensazione che tutte le linee narrative messe sul fuoco non si sarebbero intersecate nel modo giusto, che si sarebbero incasinate, salvo poi trovarmi lì con i lucciconi sul finale a pensare: “OK, bene così”. 

Sarà che ormai sono talmente abituato a certe regolette di scrittura che, appena arriva un quasi-novantenne che se ne frega di seguirle, rimango spiazzato. Eastwood guida come piace a lui, con i suoi tempi e il suo ritmo; si ferma quando gli pare e dove gli pare. Nel mio piccolo, non so cosa darei per poter fare altrettanto alla sua età (e per arrivarci).

Ho guardato Il corriere - The Mule in anteprima grazie a una proiezione stampa alla quale siamo stati gentilmente invitati, e pure in lingua originale: cosa quantomai gradita, considerato che, da trailer, il doppiaggio di Clint mi pare parecchio fuori mira.

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