I survival horror fanno ancora paura?

Quando un genere comincia a diventare inflazionato, alla lunga tende a perdere tutta la sua essenza, diventando annacquato. Prendiamo i survival horror: pochi esponenti di questa categoria riescono al giorno d'oggi a trasmettere un vero senso d'inquietudine, una crisi creativa dovuta ad una serie di scelte di design completamente errate. Thomas Grip, uno dei responsabili di Penumbra e Amnesia: The Dark Descent, cerca di trovare una soluzione, tracciando quella che secondo lui è la retta via. “Per iniziare, bisogna focalizzarsi sul tipo di esperienza che si vuole creare e cercare di renderla al meglio. L'horror ha tante declinazioni, è fondamentale capire su cosa si vuole porre l'accento”.

Il problema è relativo a come il videogioco stesso è strutturato, una concezione che si sposa male con la necessità di spaventare l'utente: sottoporre il fruitore ad una serie continua di sobbalzi dalla sedia, peccato riscontrabile in molti survival horror, finisce per annichilire il fattore paura, riducendolo ai minimi termini.

Molti sviluppatori poi tendono ad allungare artificiosamente la longevità, un elemento a dir poco controproducente. Se un titolo è concepito per dare il massimo in otto ore, non ha alcun senso prolungare ulteriormente l'esperienza, anche se di poco.

Grip conclude la sua disanima con un'ultima considerazione: i survival horror devono tornare alle origini, alla loro essenza, tralasciando tutto il superfluo. Costumi strani, potenziamenti bizzarri, tutti gli elementi che rientrano nella galassia dei DLC, penalizzano l'esperienza.

Fonte: Joystiq

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