Outcazzari

I segni della vitalità di Tales From The Borderlands #3: Catch A Ride

Tre mesi dopo un secondo atto in grado di smorzare gli entusiasmi nati a seguito del pilota (anche se io, di entusiasmo, ne avevo ben poco), Tales From The Borderlands torna con Catch A Ride, un terzo episodio che finalmente sembra voler indirizzare la serie verso un finale pirotecnico. O, quantomeno, sembra aver capito quale sia la rotta giusta. Catch A Ride riparte direttamente dall’azzeccato finale di Atlas Mugged, ovvero il colpo di defibrillatore che, grazie a una delle più classiche scelte morali made in Telltale, non solo rianimava l’ultima ora e mezzo in compagnia di Rhys e Fiona, ma determina anche gran parte di questo terzo episodio. Un episodio ben ritmato, che anche grazie all’introduzione di un paio di personaggi interessanti (e altrettanti che definirei “funzionali” per non offenderli oltremodo), riesce a sviluppare in maniera intrigante l’intreccio dei due scavezzacollo pronti al decollo in cerca della Cripta.

https://youtu.be/MwiEKpLuCbU

Da un lato c’è Fiona alle prese col suo passato e i legami affettivi che l’hanno portata a essere quello che è ora, resi evidenti dal dualismo con la misteriosa e quasi-speculare Athena (scusate, ho giocato da poco a Her Story). Dall’altro c’è Rhys, che deve barcamenarsi tra la solita esuberanza strabordante di Handsome Jack (che comunque fa molto meno di quello che ci si aspetterebbe) e un fortissimo caso di febbre del sabato sera, causato dalla vicinanza con la sorella di Fiona. Il tutto, ovviamente, intervallato da un paio di situazioni punta e clicca super basic, un po’ di comicità tanto al mucchio ben servita dagli accompagnatori robot e la classica spruzzatina di quick time event, ovvero quelle componenti immancabili quando si tratta di Telltale (oddio, in The Walking Dead non è che si ridesse a crepapelle, ma ci siamo capiti).

Non è quindi un caso che l’episodio migliore di Tales From The Borderlands sia quello in cui lo studio californiano ha saputo mettere in risalto i suoi punti di forza. Al di là del fatto che Catch A Ride parte proprio da una scelta morale, tutto l’episodio pone l’accento più sui suoi personaggi che sulle situazioni, tirando fuori la profondità che ci si aspettava da un cast che, fino ad ora, non aveva mostrato un’unghia del carisma che era lecito attendersi da qualcosa a marchio Borderlands. Ad avvalorare la tesi che le scelte “di casting” originali non siano state brillantissime, tra l’altro, c’è anche il fatto che in tutto l’episodio facciano di più le new entry che il cast di supporto originale: i primi sono evidentemente più funzionali nello sviluppare i protagonisti e la trama con la giusta misura (in quello che dicono, in quello che fanno, nel tempo su schermo), mentre i secondi stanno lì per tirare avanti il ruolo di spalla a cui ormai sono relegati. O, peggio ancora, vengono dimenticati quasi completamente a favore di quello che sarà un telefonatissimo comeback eroico e “inaspettato”.

Anche perché, come non manco di sottolineare abitualmente nelle recensioni di Tales From The Borderlands, il problema forse più evidente e insormontabile di questa nuova serie Telltale è che se i due protagonisti stanno raccontando a posteriori gli avvenimenti che vengono giocati, i colpi di scena e i QTE perdono quasi completamente il loro peso e il loro pathos. Se già prima si viveva con la consapevolezza che le avventure Telltale danno un peso relativo alle decisioni del giocatore in ottica di quello che è comunque un finale “predefinito” (anche se la seconda stagione di The Walking Dead ha comunque migliorato sensibilmente la situazione), trovo veramente difficile giocare a Tales From The Borderlands senza avvertire la sensazione di pilota automatico totale. Il che, probabilmente, spiega perché fino ad ora mi sono ritrovato a lamentarmi dei personaggi, del ritmo e delle situazioni del gioco (a proposito, anche qui tornano un paio di volti noti dal primo Borderlands a tirare di gomito) piuttosto che a parlare di coinvolgimento emotivo e scelte morali: se non c'è niente che ti tiene attaccato allo schermo, finisci per vedere lo sporco negli angoli.

Ma, insomma, per fortuna Catch A Ride sembra aver riportato l'attenzione dello spettatore attivo più al centro e non vi nego che, dopo aver finito questo terzo episodio, guardo ai prossimi due capitoli della serie con occhi "migliori" rispetto a quelli di una settimana fa. La comicità esasperata della serie Gearbox è sempre meno presente di quanto ci si aspetterebbe e forse gli episodi finiscono per essere un po’ troppo concentrati su un protagonista piuttosto che l’altro (ad eccezione del primo episodio, che però durava il doppio), ma per fortuna tutti i vari fili della trama sembrano aver trovato il loro bandolo in questo terzo episodio, permettendo a una ritrovata Telltale di imbastire al meglio una conclusione degna di Jack il bello.

Poi, certo, sappiamo tutti che Telltale non sa fare gli episodi pre-season finale e quindi tra due o tre mesi sarò di nuovo qui a lamentarmi dell’inconsistenza della fruizione seriale, ma tant’è.

Ho giocato a Tales From The Borderlands: Episode 3 – Catch A Ride grazie a un season pass per PC fornito da Gearbox Software. No bug, no sbattimenti, tutto buono nei canoni a cui ci ha abituato Telltale. Vorrei salutare anche oggi Kentucky Route Zero.

Voto: 7
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