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Racconti dall'ospizio #129: God of War: Ascension grida "Ci sono anch'io!" ma tutti guardano altrove

Racconti dall'ospizio #129: God of War: Ascension grida "Ci sono anch'io!" ma tutti guardano altrove

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Siamo nel 2013, PlayStation 3 e Xbox 360 sono in giro da troppo tempo, e infatti la primavera di quell'anno Sony e Microsoft annunciano quelle che le rimpiazzeranno, tutti felici, l'attesa è finita, andate in pace. Ma se a febbraio Sony annuncia PlayStation 4, un mese dopo decide di far contenti i fan del pelato di Sparta, pubblicando God of War: Ascension. Dico "fa contenti" perché è palese che il gioco sia stato tirato fuori un po' dal cappello magico dei tappabuchi, e che a Santa Monica già si stava quantomeno progettando per PS4 la bestia che arriverà nei negozi il prossimo 20 aprile.

Il gioco è l'ennesimo prequel della serie, che questa volta si piazza al principio di tutto. Kratos è da poco il servo degli dèi, e ha già tradito le aspettative di Ares. Lo troviamo imprigionato per mano delle Furie, esseri antichissimi, né Titani né divinità, che fanno da giudici a chi non rispetta l'onore. Un po' la mafia dell'Olimpo.

Narrativamente quindi Ascension ha due problemi: non può fare troppo, perché ponendosi prima di tutta la saga, il percorso futuro di Kratos ci è già stato svelato. L'altra è che non può nemmeno esagerare troppo, visto che se al protagonista fai fare cose fuori dalla grazia di Dio (anzi degli dèi), finiresti per far risultare poco credibile il resto della serie. Davvero qualcuno che ha posto fine alle Furie poi può dubitare del riuscire a sconfiggere una "banale" divinità nel primo God of War? Il problema è che il gioco fa entrambe le cose, e diventa un po' la patria del "Seee, vabbè!".

Boss giganteschi che sono livelli interamente calpestabili, oppure livelli interamente calpestabili che sono giganteschi boss.

Superato l'empasse della trama che scricchiola, resta comunque un gioco che avercene, di così puliti e divertenti. Ascension era tuttavia un more of the same, critica che qualcuno aveva già mosso al terzo capitolo, quindi figuriamoci con questo. E a nulla è servito l'inserimento di una modalità online, dove ci si affrontava l'un l'altro impersonando spartani o troiani. Non è che funzionasse benissimo il metodo di combattimento di God of War quando c'erano due persone vere a darsele, e non un umano contro orde controllate dall'intelligenza artificiale; inutile dire che la modalità online è stata giocata per cinque minuti e ora tutti fanno finta non sia mai esistita.

Un po' le risse da bar post briscola.

God of War: Ascension non è quindi da buttare, solo che è uscito quando la gente era solo interessata alle nuove console e Kratos non aveva abbastanza da dire per richiamare l'attenzione (la dice lunga il fatto che il titolo non sia stato portato su PlayStation 4, cosa accaduta col terzo). Io stesso ne ricordo di più la bellissima statuina della limited edition, che celebrava quasi un decennio di massacri di una serie che aveva però bisogno di reinventarsi. Santa Monica lo ha capito, e la strada verso altri regni e altri dèiera già ampiamente tracciata.

Questo articolo fa parte della Cover Story su God of War, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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