Librodrome #15 - Gamescenes: fuori formato per salotti d'élite

Librodrome #15 - Gamescenes: fuori formato per salotti d'élite

Attenzione. Ogni due settimane, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Si sostiene che il valore di una tecnologia rappresentativa sia dato dalla sua capacità di stimolare, all'interno di chi ne usufruisce, una nuova percezione dello "spazio dei flussi" della realtà quotidiana. La moderna tecnologiavideoludica fatica ancora qui e là nell'assurgere al rango di arte, ma è inconfutabile la sua bontà nel ridefinire i processi culturali e artistici ad essa strettamente connessi. Come a dire che, se i videogiochi non sono ancora arte, rientrano quantomeno nel paniere tecnologico da cui i nuovi artisti possono liberamente attingere. È già successo più di un lustro fa, precisamente nel 2006, e il risultato è raccolto nel pregevole libro cubico curato da Matteo Bittanti e Domenico Quaranta, intitolato "Gamescenes. Art in the Age of Videogames".

Sbarbarsi in soggettiva (Micah Ganske).

Sbarbarsi in soggettiva (Micah Ganske).

Se mai ve ne fossero, la prefazione del volume edito da Johan & Levi chiarirà ogni dubbio in merito: "Con il termine Game Art – traducibile in italiano come Arte Videoludica – intendiamo riferirci a qualsiasi artefatto nei quali i giochi digitali hanno svolto un ruolo cruciale nella creazione, produzione e/o esibizione dell'artefatto stesso. Per artefatto intendiamo videogiochi, quadri, fotografie, suoni, animazioni, video, performance o installazioni. Nella Game Art i giochi possono essere usati come strumenti e/o temi, processi oppure oggetti".

C'è davvero di bisogno di spiegare la copertina del libro?

C'è davvero di bisogno di spiegare la copertina del libro?

Nonostante gli anni sul groppone e l'impossibilità di essere un'opera omnicomprensiva (c'è solo una porzione dell'intero panorama mondiale della Game Art, meritevolmente scampata a un doloroso-ma-necessario processo di selezione), "Gamescenes. Art in the Age of Videogames" rappresenta ancora oggi il più importante punto di riferimento cartaceo del genere. Il mastodontico testo bilingue (inglese e italiano) racchiude oltre 320 immagini a colori firmate da 32 artisti, con altrettante monografie relative, attraverso cui scoprire le tecniche e gli strumenti artistici utilizzati dagli autori passati in rassegna. Si tratta, in buona sostanza, di un'opera eccezionale, elitaria, per non dire unica sia nel respiro, che nel prezzo di copertina (32 €) e nelle generose dimensioni fuori formato (20 x 17 cm). Per capirci, vale più di cento musei del videogioco o esposizioni sul tema.

Blanka su tela (di Scott Belacastro), in vendita a 650 $.

Blanka su tela (di Scott Belacastro), in vendita a 650 $.

All'interno delle sue 454 pagine - che chiamano a gran voce la fruizione rapsodica, altresì detta random/casual – s'alternano le opere di artisti come AES+F Group, Cory Arcangel, Aram Bartholl, Dave Beck, Nick Bertke, John Paul Bichard, Marco Cadioli, Brody Condon, Joseph DeLappe, Delire, Micah Ganske, Beate Geissler + Oliver Sann, Brent Gustafson, Margarete Jahrmann + Max Moswitzer, JODI, Joan Leander, Alison Mealey, Mark McCarthy, Shusha Niederberger, Nullpointer, Nullsleep, Totto Renna, Radical Software Group (Alex Galloway), Anne-Marie Schleiner, Eddo Stern, Palle Torsson, UBERMORGEN.COM. L'invito, per il momento, è di "googlarli" uno per uno. L'appendice italiana, inoltre, vanta saggi di Matteo Bittanti, Domenico Quaranta (giornalista, critico d'arte e docente di Net Art presso l'Accademia di Brera), Rebecca Cannon, Pierluigi Casolari, Maia Angeli, Henry Lowood, Sally O'Reilly, Philippa Jane Stalker e Valentina Tanni.

Attrezzatura morta, di Miltos Manetas.

Attrezzatura morta, di Miltos Manetas.

Se possedete un tavolino di cristallo in un salotto assolto nel bianco, oltre che una vivissima passione per i videogiochi e tutta la cultura del tecnoludico, regalatevi "Gamescenes. Art in the Age of Videogames" e appoggiatecelo sopra con fierezza. Starebbe d'incanto, per dire, di fianco a una tela di Miltos Manetas o ad alcune foto di giocatori assorti scattate da Todd Deutsch, che immortala il reincanto. È un libro palesemente incapace di accomodarsi all'interno assieme agli altri tomi della propria libreria (per gli esteti, le sue bislacche dimensioni rappresentano un vero problema!) e, ancor meglio, risulta un pregevole oggetto d'arredamento videoludico. Da sfogliare e leggiucchiare tirandosela abbastanza, per il solo fatto di possederlo.

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