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Forgotten Shores, la preziosa espansione di Monument Valley

Forgotten Shores, la preziosa espansione di Monument Valley

Casa Battló, Barcellona. L'ingresso intero per visitare la casa progettata da Antoni Gaudì costa 21,50 euro.

Provate voi a credere ciecamente a uno sviluppatore che vi dice “Stiamo facendo dei nuovi livelli, ma le ragioni per cui li facciamo sono artistiche”. Minimo fareste spallucce, pensando “Eccone un altro che dice tante belle parole per poi rifilarci gli scarti del progetto principale come espansione a pagamento”.

E in effetti un po’ di bagarre c’è stata, per questi 1,79 euro da sborsare per Forgotten Shores, gli otto nuovi livelli (pochi) di Monument Valley che si vanno ad aggiungere ai primi precedenti dieci livelli (pochi, e pagati 3,59 euro). Che il mercato delle app abbia creato un meccanismo bulimico non c’è dubbio, ma non è per il bilancino dei costi/benefici che Forgotten Shores, una volta giocato per intero, fa gridare non ancora sazi “Che bello, ancora, ne voglio ancora!”. L’espansione riesce nell’impresa di essere all’altezza dell’episodio principale, riproporne lo stile ma non tutte le meccaniche, introducendo nuovi elementi ma senza stravolgere il level design, mantenendo alto il livello di incantamento senza strafare.

È proprio su questo “senza strafare” che si poggia il vero carattere di Monument Valley e della sua espansione: che la sua brevità vi piaccia o no, è un gioco affascinante, consapevole della propria bellezza ma che non se la tira. Ti porge le sue idee, ti permette di giocarci il giusto tempo ma non troppo, ti fa apprezzare quel che offre senza distrarti con orpelli accessori che farebbero tanta massa ma poca sostanza. Non la tira per le lunghe, e non sta scritto da nessuna parte che un gioco debba sempre e comunque riempirci sino al colmo lo stomaco, fino allo sfinimento. È anche piacevole apprezzare la misuratezza nella quantità, di fronte a un così alto livello di qualità e delicatezza. Non possiamo misurare sempre e solo tutto in piatti da un etto e mezzo di spaghetti alla carbonara, perderemmo la flemma per apprezzare in pace i piccoli bocconcini di puro foie gras.

I colori e l'elasticità del marshmellow.

I colori e l'elasticità del marshmellow.

L’impianto di Forgotten Shores è sempre lo stesso: architetture immaginarie, colori pastello, marchingegni, prospettive “escheriane”, una piccola protagonista in un mondo sempre meno loquace e più rarefatto. I nuovi livelli non offrono una banale ripetizione di quanto già visto: sono conditi da nuovi spunti di design e dall’approfondimento di dinamiche conosciute, come il bellissimo totem giallo e gli ostili corvetti da depistare.

In un gioco in cui anche solo pubblicare l’immagine di un livello rischia di rovinare il senso di stupore, a un certo punto il messaggio è chiaro: “Avete detto tutti che citiamo Escher? Eccolo qui, ve lo serviamo nella sua forma più pura”. Ci sono due livelli (il quinto e l’ultimo) che si estendono ben oltre la singola schermata, si allungano, si allargano fino a farci adocchiare nuovi confini di questo bel piccolo mondo in cui fluttuano le costruzioni di Monument Valley. Come il gioco principale, anche Forgotten Shores è trasversale, fatto per piacere ed essere compreso da tutti. Non è difficile ma dà il tempo di riflettere, impegna ma non stressa.

Non sta a me sentenziare se sia giusto o sbagliato da parte di Ustwo chiedere di pagare nuovamente il biglietto d’ingresso nel mondo della principessa Ida. Di certo, però, posso dirvi che, se vi scoccia scucirli, questi 1,79 euro saranno ben spesi solo se per un’oretta abbondante lascerete spento il tassametro. Al momento l’espansione è solo per iOS, presto sarà anche disponibile per Android.

"Avete voluto Escher, noi ve lo diamo e senza la batteria di pentole in omaggio".

"Avete voluto Escher, noi ve lo diamo e senza la batteria di pentole in omaggio".

Old! #88 – Novembre 2004 – Prima parte

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