eXistenZ #32 - From Bedrooms to Billions

eXistenZ #32 - From Bedrooms to Billions

eXistenZ è la nostra rubrica in cui si chiacchiera del rapporto fra videogiochi e cinema, infilandoci in mezzo anche po’ qualsiasi altra cosa ci passi per la testa e sia anche solo vagamente attinente. Si chiama eXistenZ perché quell’altro film di Cronenberg ce lo siamo bruciato e perché a dirla tutta è questo quello che parla proprio di videogiochi.

Hai capito che viaggio nel tempo (indietro, nel tempo, per la precisione), questo documentario messo assieme dai fratelli Anthony & Nicola Caulfield. Tirato su tra mille difficoltà, finanziato con due tornate su Indiegogo e Kickstarter (dopo che BBC e Channel 4, interpellate a proposito, avevano buttato fuori dalla reception entrambi i Caulfield a gran pedate), From Bedrooms to Billions è disponibile da qualche mese sia in versione digitale, sia su DVD/Blu-ray (trovate i dettagli per l’acquisto a questo indrizzo, ma tanto poi per comodità vostra li infilo di nuovo in coda al pezzo, quindi per ora dimenticatevene pure).

L’idea dei Caulfield è stata quella di mettersi di buzzo buono e raccontare, un po’ per immagini e un po’ attraverso decine (e decine) di interviste, la storia dei videogiochi dalla fine degli anni Settanta ai giorni nostri così come la si è vissuta in Inghilterra, l’isola più galleggiante del mondo (se ben ricordo, questa fu la definizione che ne diede il Toniutti su Game Power, tremila anni fa). Il tutto, saggiamente, privilegiando i tempi andati piuttosto che quelli moderni. Il che vuol dire che si parte dall’epoca dei primi computer venduti per corrispondenza, quelli che poi ti dovevi montare/assemblare da solo, e che ovviamente erano una cosa per tizi fuori fase, appassionati di tecnologia e, soprattutto, radioamatori.

Ben Daglish, Gran Cavaliere del SID e compositore della colonna sonora di Auf Wiedersehen Monty. Uno che ne ha viste, e sentite, parecchie.

Ben Daglish, Gran Cavaliere del SID e compositore della colonna sonora di Auf Wiedersehen Monty. Uno che ne ha viste, e sentite, parecchie.

Altro che pixel, vite extra e insert coin. Ai tempi i computer erano cose per chi la notte sognava di rotolarsi tra relè, condensatori e saldatrici (o saldatori, anche). Le cose sarebbero cambiate nel giro di un attimo, chiaro. E, anche, avrebbero preso, e continuato a prendere, velocità. Tanta, velocità. Così tanta che nell’arco dei 149 minuti di From Bedrooms to Billions si passa attraverso gli Spectrum di Sir Clive Sinclair, i leggendari BBC Micro, i programmatori adolescenti, le prime preistoriche fiere di settore (settore per modo di dire, visto che nemmeno ancora esisteva, di fatto), le cassettine pirata e quelle corsare, la nascita dei negozi di software (per anni e anni, i giochi si sono venduti e comprati solo per posta), l’alba delle riviste specializzate, il boom dei computer Commodore & Atari a 8 e 16 bit, l’esplosione delle console Sega e Nintendo e così via, così via, fino ad arrivare alle PlayStation e al mare magnum degli smartphone.

Dalle cameretta ai miliardi, insomma. Il tutto, come accennato, raccontato (bene) da gente che ai tempi c’era, eccome. E il riferimento non è tanto ai Caulfield, che del resto chi li conosceva fino a qualche mese fa, ma a teppe tipo Jeff Minter (quello dei lama, cugino alla lontana del Babich), Jon Ritman (quello dei Matchday e di un favoloso Batman grassottello, e isometrico, per Spectrum), Raffaele Cecco (il programmatore, altro che game designer, del cattivissimo Cybernoid, sì), Julian Gollop (la mente dietro a Laser Squad e, anni dopo, a UFO e X-Com), Ben Daglish (scrisse parte delle musiche di The Last Ninja)...

Ah, eccolo qui il buon vecchio Jeff Minter! Aria stanca, sguardo assente, lama ovunque: come lui nessuno mai.

Ah, eccolo qui il buon vecchio Jeff Minter! Aria stanca, sguardo assente, lama ovunque: come lui nessuno mai.

Ci siamo capiti, dai: tra un John Hare (il caporal maggior della Sensibile Software) e un Jez San (Argonaut Software e retrogamer/collezionista estremo), spuntano fuori pure quelle vecchie volpi delle riviste di videogiochi inglesi degli Ottanta e dei Novanta, dal bullissimo Julian Rignall (il “JR” di Zzap!) a quella polpetta di Gary Penn (il “GP” di Zzap! nella sua forma originaria). Tanta bella gente, insomma, che racconta per aneddoti una gran bella storia. E una storia che, pare incredibile, una volta tanto pare avere pure un senso. Certo che per riuscire a seguirla bisogna avere quei due o tre (mila) riferimenti culturali d’ordinanza, altrimenti hai voglia a capire di cosa stanno parlando i Caulfield abusando di pixel grossi come pugni, di pigolii elettronici e dei fumosissimi ricordi di uno come Matthew “Manic Miner” Smith.

Insomma, quell’ingarbugliatissimo film su Bob Dylan, Io non sono qui, in confronto è di una linearità estrema. E questo nonostante la regia dei Caulfield sia elementare e scolastica, senza un mezzo orpello e senza un ghirigoro che sia uno. Digressioni, comunque. Quello che si voleva dire è che From Bedrooms to Billions è un gran bel documentario, pieno zeppo di curiosità, leggende, bugie, azzardi, incredibili successi e ancor più assurdi fallimenti. Ma è anche la fotografia di una generazione di adolescenti lasciati liberi di giocare in uno spazio che, per anni e anni, gli adulti non hanno degnato di uno sguardo. Poi, quando sono arrivati, è cambiato tutto. Secondo Dino Dini (Kick Off), nemmeno a dirlo, in peggio. E Dino Dini lo sa.

Il più grande di tutti, dopo Babich: Julian Rignall, il “JR” di Zzap!,è uno che la storia dei videogiochi UK l’ha proprio scritta. Letteralmente.

Il più grande di tutti, dopo Babich: Julian Rignall, il “JR” di Zzap!,è uno che la storia dei videogiochi UK l’ha proprio scritta. Letteralmente.

From Bedrooms to Billions lo potete comprare da questo sito qua:

www.frombedroomstobillions.com

Lo potete acquistare in digitale, in DVD o in Blu-ray. Oltre all’edizione “liscia”, che dura 149 minuti (più due interviste bonus, una a Matthew Smith e l’altra a David Braben), è disponibile anche quella speciale che mette sul piatto altri 160 minuti di interviste e making of. Io ho preso quella liscia. E dopo averla vista due volte, mi sono già pentito di non aver preso quella speciale. Ah, i sottotitoli in italiano ci sono, ma sono traballanti. Così a occhio, chi ha tradotto conosceva poco l’argomento. Tollerabili, ma appena appena.

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