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Disney e l'Impero di Lucas: una nuova speranza?

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, c'era un uomo con una passione piuttosto insolita per le camicie da boscaiolo che, forte delle sue idee visionarie, si indebitò pur di vedere finito un progetto che in molti pensavano avrebbe terminato anzitempo la sua brillante carriera di talentuoso cineasta emergente. Le previsioni non potevano rivelarsi più sbagliate. Il tempo, la fatica e gli investimenti spesi per creare Industrial Light & Magic e Skywalker Sound ripagarono con un film, conosciuto inizialmente come Star Wars, dieci nomination all'Oscar e sei statuette. Ed era solo l'inizio. Quelle ambientazioni così futuristiche ma allo stesso tempo vecchie e vissute, quei personaggi in cui si riusciva ad intravedere ben più di quanto una caratterizzazione a colpi di accetta volesse mostrare, e soprattutto quell'immaginario rapirono il pubblico e spinsero il giovane a dare al mondo quello che chiedeva: ancora Star Wars. Il successo, come questa volta era facilmente intuibile, arrivò inarrestabile. I film della saga che seguirono sbancarono i botteghini di tutto il mondo, entrando nella memoria collettiva e nella storia del cinema, spingendo l'uomo che veste a quadrettoni ad allargare il suo impero creando, a cavallo tra The Empire Strikes Back e Return of the Jedi, la divisione videoludica della sua casa cinematografica, anch'essa destinata a lasciare un segno nella storia grazie alle opere indimenticabili che hanno contribuito ad un periodo che viene raccontato con parole d'amore da tutti gli appassionati.

Quello che viene in mente ai videogiocatori quando sentono la parola LucasArts (e prima ancora Lucasfilm Games), ancor prima dei giochi su Star Wars, per quanto ottimi fossero, sono infatti tutti i successi che presero vita grazie a Ron Gilbert e al suo SCUMM: dal capostipite Maniac Mansion e il suo seguito Day of the Tentacle, che introdusse al mondo dei videogiochi l'enorme talento di Tim Schafer, capace di sfornare anche i due Monkey Island e Grim Fandango, passando per LOOM, Zak McKracken e due tie-in di Indiana Jones, che seppero bissare il successo cinematografico dell'archeologo anche nel mondo dei videogiochi. Le avventure grafiche di LucasArts hanno definito un'epoca, a braccetto con quelle della rivale storica Sierra, grazie alla loro qualità eccelsa sotto tutti i punti di vista, tanto da essere capaci di deliziare i giocatori anche a venticinque anni di distanza.

La più lampante dimostrazione di quanto LucasArts abbia significato per i fan ci è arrivata di recente, proprio grazie a Tim Schafer: quando il designer ha annunciato di essere al lavoro ad un punta e clicca con Ron Gilbert, ricomponendo un binomio storico di quegli anni, il Kickstarter aperto per raccogliere fondi è letteralmente esploso. I 400.000 dollari richiesti ai fan per portare a termine il progetto sono arrivati in appena sette ore, raggiungendo alla chiusura la ragguardevole cifra di 3.446.371 dollari.

Dopo tutti i successi, però, arrivò l'inevitabile fase di stanca. Il momento d'oro dei punta e clicca finì sotto ai colpi dei first person shooter, parallelamente al momento post-Star Wars di Lucasfilm. Nonostante i continui successi e riconoscimenti raccolti da ILM e Skywalker Sound, ormai divenute punti di riferimento nel mondo di Hollywood, il creatore di quell'immenso impero stava vivendo una crisi personale e creativa, in cui l'unico motivo di gioia erano gli introiti del merchandising. Spinto da ciò, e dal successo (almeno di vendite) del primo rimaneggiamento della sua opera uscito in home video, l'imperatore decise di dedicarsi di nuovo alla saga di Star Wars, portando a compimento la storia della saga con altri tre film che chiusero un cerchio aperto il 1977, tra mille fatiche e sacrifici.

Il 30 ottobre 2012, dopo trentacinque anni dal primo film della saga che lo ha portato al successo e che lo identifica nel mondo, di quel ragazzo indebitato e sognatore sono rimaste solo la passione per quelle orrende camicie a quadri, un aspetto da babbo natale (ma con l'animo di Scrooge) e quattro miliardi di dollari. Questa è la cifra che Disney, nella sera italiana della vigilia di Halloween, ha offerto a George Lucas per prendersi tutto quello che ha creato negli anni. E Lucas, probabilmente spinto dal risentimento per i dissapori espressi dai fan per i recenti nuovi capitoli di saghe storiche, ha accettato con un sorriso. E la notizia di un Lucas sollevato dagli incarichi avrebbe fatto sorridere anche i fan, se non fosse che Disney ha annunciato la volontà di volersene uscire con una nuova trilogia di Star Wars a partire dal 2015.

Tralasciando questa nota dolente, sotto il punto di vista videoludico c'è, potenzialmente, tantissima carne al fuoco. Innanzitutto, come dichiarato la stessa Disney, la volontà di focalizzarsi sui nuovi mercati social e mobile è grande, e con i marchi di Lucas c'è solo l'imbarazzo della scelta. È vero che sono già presenti su iOS le riedizioni HD dei Monkey Island firmati Gilbert/Schafer, ma, solo per dirne uno, Grim Fandango non calca le scene dalla sua uscita, quattordici anni fa.

Inoltre, credo di non essere stato l'unico a pensare al possibile utilizzo delle ambientazioni e dei personaggi Lucasfilm in un futuro Kingdom Hearts. Sora alle prese con Vader o con una ricerca del dottor Jones, o addirittura immerso nel mondo distopico di THX 1138 – L'uomo che fuggì dal futuro, sono tutte possibilità che non possono lasciare indifferenti i fan, sia di Kingdom Hearts che dei film targati Lucas. Tenendo da parte l'interessantissimo Star Wars 1313, il cui sviluppo è stato confermato da Disney, l'azienda di Topolino potrebbe decidere di riportare sotto i riflettori un altro nome storico di LucasFilm, ossia quello di Indiana Jones. In un mondo che osanna Uncharted per la sua spettacolarità, il professor Jones potrebbe calare degli assi interessanti, sfruttando un background più che consolidato e dei richiami cinematografici galvanizzanti, senza contare una caratterizzazione che potrebbe bussare sulla spalla di Nathan Drake e chiedergli “who's your daddy?”.

C'è anche un altro aspetto da tenere in considerazione: quello cinematografico. Da fan di Ritorno al futuro, l'idea di un film di Day of the Tentacle, o comunque figlio di quella comicità e quelle situazioni, potrebbe rivelarsi una piccola perla proprio come fu all'epoca la trilogia firmata Zemeckis. Per non parlare, poi, di un gioco che proprio a Disney deve la sua essenza. È infatti risaputo che l'ispirazione di Ron Gilbert per Monkey Island venne grazie alla giostra dei Pirati dei Caraibi, nata ben prima della saga di film con Johnny Depp e che anch'essa si ispira ad un altro elemento chiave nella creatura di Gilbert, ossia il libro Mari Stregati (On Stranger's Tides) di Tim Powers. Una pellicola di Monkey Island che rassicuri lo spettatore dicendogli che “nessuna scimmia è stata maltrattata durante la realizzazione di questo film” nei titoli di testa e con un finale in stile LeChuck's Revenge sarebbe in grado di deliziare i fan e convincere anche i soggetti senza alcun'esperienza coi punta e clicca.

A patto, però, di affidare queste idee a qualcuno che le sappia sfruttare a dovere. Sebbene si stia parlando di capolavori senza tempo, a cui i fan sono molto legati e spesso iper-protettivi, credo che nessuno avrà da obiettare qualcosa se questa nuova linfa arrivata con Disney saprà dare dei frutti degni di quei nomi che tutti abbiamo amato nella nostra vita, chi prima, chi dopo. Soprattutto in virtù del fatto che, purtroppo, Monkey Island e Sam & Max non hanno propriamente subito un trattamento di favore con i seguiti e che, sicuramente, una casa attenta come la Disney saprà prestare attenzione a non scontentare chi ha già relegato a una pensione (seppur d'oro) chi avevano contribuito a far diventare imperatore di Hollywood.

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