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DiRT Rally 2.0: "La cosa più bella che può fare un uomo vestito è guidare di traverso"

DiRT Rally 2.0: "La cosa più bella che può fare un uomo vestito è guidare di traverso"

Il primo DiRT Rally dimostrò agli angeli dello sterrato che la sostanza - a tutte le dimensioni dell’automobilismo digitale - conta assai più che l’apparenza. Esigente, impietoso e più simulativo di qualsiasi altro competitor (escludendo giocoforza sua maestà Richard Burns), il racing game di Codemasters si impose nel 2015 come nuovo standard di riferimento per la disciplina virtuale in fuoristrada, migliorandosi nel tempo a suon di espansioni, patch, DLC, fatti e situazioni. Era un simulatore duro e puro, che richiedeva dedizione, coraggio, follia, oltre che una iper-guida sempre in perfetto equilibrio tra errori, prodezze, tronchi d’albero e burroni.

Era, insomma, la perfetta dimostrazione della grande virtù del rally: quella di essere uno spettacolo eccessivo, pazzesco, mortale.

Il nuovo DiRT Rally 2.0 affina ed espande il nobilissimo impianto ludico del predecessore, confermandosi ancora una volta un simulatore brutale, tosto, integrale, a tratti traumatico, vieppiù frustante. Ma c’è di più! Non è più solo “sado-maso-rally”, ma un racing game godibile finalmente anche senza una postazione dedicata con volante e pedaliera. L’obiettivo di Codemasters è abbastanza chiaro: provare ad allargare la base di utenti a colpi di Rally Cross e grazie a un handling che finalmente agevola anche la guida via controller.

Mettiamo subito le cose in chiaro: qui, di arcade non c’è neppure l’ombra. Anche attivando tutti i possibili aiuti a disposizione, DiRT Rally 2.0 è - e rimane - un titolo votato più alla simulazione che al divertimento disimpegnato. Regolato al massimo delle sue capacità punitive (ovvero, disabilitando gli aiuti elettronici e pasticciando un po’ con la trazione autoallineante), il gioco si dimostra un racing game estremamente avido di dedizione, sudore, metti la cera e togli la cera.

Non c’è traccia di rewind (frechete) e il numero di restart in gara è limitato a cinque per ciascun evento (doppio frechete). La gratificazione (che non coincide necessariamente con la vittoria di tappa, ma è sufficiente anche solo un piazzamento a metà classifica per godere come ricci) arriva solo dopo lunghe, lunghissime sessioni di apprendimento/allenamento.

E veniamo già al sodo: come si guida? DiRT Rally 2.0, a differenza del primo capitolo, non è passato dalla fase di Early Access, perciò il team di sviluppo non ha potuto sfruttare i feedback dell’intera community di utenti, affidandosi solamente alle indicazioni di “gente a caso” (sono ironico) come Jon Armstrong, Oliver Soldberg (figlio di Petter) e altri membri d’élite della comunità rallystica.

Volante alla mano, il risultato differisce sensibilmente rispetto al primo DiRT Rally, portando con se alcuni pregi e - purtroppo, qualche piccola-grande lacuna. A voler schematizzare ogni cosa, si potrebbe dire che il nuovo sistema di guida riprenda un buon 85% di simulazione dal primo DiRT e inserisca una piccola dose di simcade (il restante 15%) da DiRT 4.

Codemasters ha rivisto e raffinato anche il modello fisico degli pneumatici e la relativa trazione, con miglioramenti percepibili nei passaggi da una superficie (asfalto) all’altra (ghiaia o terra). È dunque necessario un periodo di necessario ri-apprendimento, rivedendo (o perfezionando, se vi pare) lo stile di guida, gli anticipi e ogni singolo ingresso in curva. Il force feedback si dimostra pieno e concreto lungo l’intero arco di sterzata, riuscendo a “parlare” in modo efficace attraverso un solido grip meccanico, mentre gli pneumatici mordono il suolo o perdono aderenza come è naturale che sia.

Tra l’altro, gli sviluppatori hanno inserito la possibilità di usare diverse mescole: un elemento chiaramente strategico, da sfruttare attentamente nelle tappe più lunghe, giocando con “morbide” e “dure” a seconda della posizione in classifica, del ritardo sulla tabella di marcia o della voglia di recuperare posizioni.

Date sempre retta al Mississipi Navigator!

Tuttavia, il nuovo force feedback via volante risulta carente in alcuni frangenti. Ad esempio, nelle cosiddette “scandinavian flick” (la classica sbandata controllata con effetto pendolo, imprescindibile per mangiarsi i tornanti più stretti in un sol boccone) non trasmette a dovere i trasferimenti di carico (e finisce che bisogna affidarsi più all’intuito o alla memoria muscolare, che al ritorno di forza). Una sorprendente mancanza di vibrazioni si percepisce anche sui tratti sconnessi, dove risulta un po’ piatto/vuoto, poco comunicativo. C’è da scommettere che Codemasters patcherà quanto prima la situazione…. però, insomma, un po’ di amarognolo in bocca c’è.

Sebbene il sistema di guida chiami a gran voce una periferica dedicata per azionare il freno a mano e intraversare l’auto tra i boschi polacchi, DiRT Rally 2.0 fa succedere un fatto alquanto bizzarro: si guida “magnificamente” anche via controller. Il pad, in sostanza, riesce a trasmettere con inaudita efficacia il peso dell’auto e la trazione, permettendo al giocatore di percepire via polpastrelli la perdita di aderenza di ogni singola ruota anche tramite DualShock 4. Ovviamente, si tratta di una notizia fantastica per chi non ha a disposizione un salotto e una postazione di guida che fa incazzare le mogli.

Le uniche auto francesi meritevoli di memoria eterna sono quelle da rally.

Per quel che riguarda i contenuti, DiRT Rally 2.0 fa (poco) meglio del suo predecessore. Sei rally composti da dodici tappe ciascuno, il RallyCross (che era presente in DiRT 4) con sette circuiti dedicati, una cinquantina di auto che faranno la gioia dei veri appassionati (sia vintage che contemporanei, dai modelli storici alle mitiche Gruppo B, fino alle vetture moderne) e un’altra manciata di vetture aggiunte via DLC nei prossimi mesi.

Purtroppo, tra i rally già presenti nel gioco mancano quelli di Montecarlo, Germania, Svezia, con le relative tappe innevate. Saranno aggiunti anch’essi in una fase successiva, ma si sa: qui vogliamo tutto e subito!

Se non altro, il sistema di danni è completo e bastardissimo. Riprende in larga misura l’impianto punitivo sperimentato nel primo capitolo: con l’opzione impostata al massimo della brutalità, l’auto tenderà a “cadere a pezzi” progressivamente, dunque qui entra in gioco una mini-componente manageriale (il lavoro ai box, con ingegneri e team) che non va affatto sottovalutata. È necessario anche acquistare nuovi pezzi per pompare un po’ le prestazioni, potenziando a suon di crediti il team stesso (ingegnere e meccanici), per migliorare il supporto e l’efficienza nel box riparazioni.

DiRT Rally 2.0 non offre una vera e propria modalità Carriera. “My Team” è il punto di partenza  per partecipare a una serie progressiva di eventi, sia in modalità Rally/Rally Storici che Rally Cross. Lo scopo, oltre al mero e puro apprendimento della bella guida in fuoristrada, è l’ottenimento del denaro sufficiente per acquistare nuove auto o per rendere più competitiva la nostra adorata Lancia Fulvia HF.

In alternativa, ci sono i rally storici, le prove cronometrate contro il tempo (su tappe singole), la possibilità di divertirsi come faine in calore nei Rally Cross o di partecipare a sfide settimanali su vari eventi, sfidando i piloti della community in modalità asincrona. In buona sostanza e senza troppi fronzoli, c’è tutto il necessario. Tranne la neve, come già detto, e tranne il meteo dinamico, ovvero un’altra mancanza che fa storcere un po’ il naso. Ah, e tranne il supporto VR… che fa storcere qualcos’altro.

Quanta bellezza ignorante.

Infine, una nota sul comparto tecnico: l’Ego Engine, giunto qui alla sua ennesima iterazione, è palesemente arrivato a fine carriera. Intendiamoci: è ancora piacevole alla vista, riesce a regalare ancora scorci suggestivi e se la cava fluidamente anche su PlayStation 4 standard. Tuttavia, non stupisce, non fa (più) strabuzzare gli occhi, ma si limita a un buon lavoro, sostanzialmente fluido, funzionale all’azione rallystica e morta lì.

Uh, quasi dimenticavo: DiRT Rally 2.0 vanta il miglior audio/rombo di motori mai udito in un racing game. Davvero godurioso, esaltante, cattivo, al punto che vien voglia di sgasare a cazzo, come se non ci fosse un domani, solo per sentire quelle note metalliche, graffianti e feroci che fuoriescono dagli scarichi.

Un audio, insomma, da triplo frechete carpiato!!!

Quel “2.0” prima di DiRT Rally è da prendere un po’ con le pinze… e forse varrebbe anche qualcosina in meno. Diciamo un “1.5”, via. Il nuovo rally di Codemasters non stravolge l’eccezionale lavoro svolto con il primo capitolo, ma si limita ad aggiungere qualcosina e a togliere qualcos’altro, rivedendo il sistema di guida (che oggi strizza l’occhio anche al controller). È un rally sostanzialmente più radicale eppure più organico, che ancora una volta avrà bisogno di tempo, DLC e feedback/lamentele della community di appassionati per crescere, migliorarsi e diventare un “2.0” bello pieno.

Ciononostante, a tutt’oggi è a mani basse il miglior rally in circolazione, un simulatore avido di dedizione, concentrazione e competenza al volante, impegnativo sul piano fisico, nonché mentale. Credetemi, spacca le braccia e spreme ogni neurone.

Se amate il rally, DiRT Rally 2.0 è un acquisto imprescindibile.

Ho ricevuto il gioco in versione PlayStation 4 dal distributore italiano, in formato fisico. La prova, come di consueto, è avvenuta nel mio salotto, a bordo di una postazione dotata di Thrustmaster T300 Ferrari Integral Racing Wheel Alcantara Edition. Dirt Rally 2.0 è disponibile su PC, su PlayStation 4 e su Xbox One. Come al solito, se acquistate il gioco (o qualsiasi altra cosa) su Amazon passando dai seguenti link, una piccola percentuale di quello che spendete andrà a noi, senza alcun sovrapprezzo per voi. Se volete procedere su Amazon Italia, dirigetevi qui, se preferite Amazon UK, puntate qui.

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