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Deliver Us The Moon: Fortuna, una persona per salvarle tutte

Deliver Us The Moon: Fortuna, una persona per salvarle tutte

Terra, nel 2030, il nostro pianeta ha esaurito quasi completamente tutte le risorse energetiche. La popolazione mondiale è sul’orlo di una crisi mai vista e si inizia a cercare una soluzione nello spazio, dato che sulla Terra sembra non esserci più la possibilità di produrre energia. Viene fondata la World Space Agency, che scopre l’esistenza dell’Helium-3, un potentissimo isotopo massicciamente presente sul suolo lunare.

Subito la WSA pianifica la colonizzazione del nostro satellite naturale e, nel giro di poco tempo, inizia l’estrazione dell’Helium-3. Nel 2032, viene costruito un sistema di trasmissione energetico, chiamato Microwave Power Transmission, che riesce ad alimentare, tramite un raggio sparato verso la Terra, l’intero fabbisogno energetico del nostro pianeta.

Tutto sembra filare benissimo fino al 2054, quando il MPT smette di funzionare, la colonia lunare rimane isolata e il raggio, ormai vitale per il nostro pianeta, si spegne. 

Questo è il drammatico incipit di Deliver Us The Moon: Fortuna, avventura di KeokeN Interactive che vede uno sparuto gruppo di scienziati decisi a salvare le sorti ormai disperate del pianeta con un piano ben preciso: mandare un singolo astronauta sulla Luna per capire cosa sia successo e riattivare il raggio di energia tanto fondamentale per la Terra.

Deliver Us The Moon: Fortuna non è localizzato in italiano ed è disponibile solo l’inglese, sia per il parlato che per i sottotitoli, sempre presenti.

 Gli eventi che il giocatore si trova ad affrontare accadono cinque anni dopo lo shutdown dell’MPT, nel 2059, e iniziano con il nostro avatar, l’astronauta prescelto per la missione, pronto ad indossare la tuta spaziale, in una piccola stanza vicino al complesso di lancio del vettore. 

Deliver Us The Moon: Fortuna e un gioco che per certi versi ricorda SOMA e per altri un tipico gioco di esplorazione in terza persona. Come nel gioco di Frictional Games, possiamo esplorare i vari ambienti interni delle zone da visitare in una discretamente claustrofobica visuale in prima persona, mentre durante le esplorazioni in zone più ampie, il gioco ci propone la telecamera dietro l’astronauta, con una visuale in terza persona che ricorda, vista più che altro l’ambientazione spaziale, quella di Dead Space

La storia viene narrata al giocatore nelle classiche modalità tipiche di questa tipologia di avventura, ovvero tramite log vocali, ologrammi che ci mostrano cosa sia successo in una determinata stanza e riviste o giornali di cui possiamo leggere velocemente la copertina o quanto scritto nel retro.

Il grande merito di Deliver Us The Moon: Fortuna, però, è la capacità di farci sentire soli nello spazio. Anche se con l’andare del tempo avremo la possibilità di utilizzare una sorta di robot sferico, siamo l’unico essere vivente in un luogo ostile, dove dobbiamo preoccuparci in primis di trovare l’ossigeno necessario per sopravvivere. Sì, perché appena usciamo dalle aree pressurizzate, sulla nostra tuta (nelle zone in terza persona) o dentro il nostro casco (in quelle in prima) appare un ansiogeno conto alla rovescia, che ci indica quanti minuti di ossigeno abbiamo a disposizione (pochissimi).

Il dover trovare delle bombole sparse per le aree di gioco o dover ritornare sui nostri passi e pianificare meglio l’uscita, rende il gioco per gran parte teso: ogni metro deve essere pianificato per evitare di perdere tempo prezioso.

Purtroppo, Deliver Us The Moon: Fortuna presenta un paio di difetti che, ahimè, ne minano l’indubbia bontà. Il primo è la presenza di alcune sezioni “trial and error”, che poco c'entrano con il tono del gioco. La parte del decollo del missile, per esempio, mi ha visto “morire” due o tre volte, perché non capivo come muovere degli interruttori. Ma anche solo trovare il modo di piazzare una scala per tempo, prima che finisca l’ossigeno, mi ha visto un po’ in difficoltà. Ma il difetto peggiore, purtroppo, è il secondo, ovvero il finale. Non starò qui a spoilerare cosa accada, ma dopo tutto quello che leggiamo, vediamo, viviamo durante la nostra avventura, il rischio di rimanere delusi è altissimo, come se fossimo di fronte a una prima parte di una storia più ampia.

Molto coinvolgenti e d’atmosfera le musiche, che accompagnano sempre in maniera azzeccata i vari momenti del gioco.

Il motore grafico che muove tutto il gioco è l’Unreal Engine, che come sempre si rivela a suo agio nel descrivere i materiali che possiamo immaginare si possano trovare in un luogo ameno come una stazione spaziale abbandonata. Nonostante le ambientazioni non siano particolarmente cariche di oggetti, il tutto è comunque adeguato al tipo di gioco e all’ambientazione. Certo, dover rappresentare il suolo lunare vuol dire voler vincere facile, ma il tutto poteva essere anche molto più raffazzonato. 

Il gioco di KeokeN Interactive si rivela alla fine un progetto non del tutto riuscito proprio per il finale, che è incomprensibilmente semplice, visto quanto creato e narrato durante l’avventura del nostro astronauta. Peccato, perché con un po’ più di attenzione a questo aspetto, Deliver Us The Moon: Fortuna poteva essere davvero un signor gioco.

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Ho giocato a Deliver Us The Moon: Fortuna grazie a un codice Steam inviatoci dagli sviluppatori. Ho raggiunto l’enigmatico finale in circa cinque ore abbondanti di gioco, dopo essere morto più volte di quanto mi potessi immaginare. Per gli amanti dello sci-fi, potrebbe essere una bella esperienza, a patto di non stare a fare i pignoli sugli ultimi cinque minuti. Deliver Us The Moon: Fortuna è disponibile solo tramite download su PC ma è prevista una versione Xbox One.

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