Cosa resterà dell’E3

L’E3 2013 ha già da mesi le carte in regola per essere un evento memorabile, che verrà ricordato nella storia dell’industry. Forse, però, non verrà ricordato solo per le nuove console o per qualche titolo bomba che, inutile negarlo, tutti speriamo venga annunciato alla fiera di Los Angeles. A voler guardare bene, l’E3 2013 potrebbe marcare un punto di svolta per le fiere di settore, modificando per sempre la fisionomia degli eventi futuri.

Il primo cambiamento, manco a dirlo, è arrivato con Nintendo e i suoi Direct: piccole conferenze mensili, di un’ora circa, in cui intrattenere gli spettatori con dati, informazioni, filmati e annunci dei giochi destinati ad arrivare sulle console della grande N. Poi è arrivata Sony, che dal nulla ha pensato bene di indire una conferenza a febbraio per annunciare al mondo l’arrivo di PlayStation 4. Infine, forse presa in contropiede, Microsoft ha deciso di rispondere per le rime, creando anche lei un evento speciale per darci un assaggio di quello che sarà l’Xbox di prossima generazione, a diciannove giorni di distanza dall’E3.

Già, l’E3: c’era una volta una fiera attesissima, in cui tutti tenevano uno spettacolo affascinante, cadenzato da annunci, frasi ad effetto e momenti topici dell’industry, a cui i grandi protagonisti non potevano mancare e in cui di certo tutti puntavano a stupire, o quantomeno a non fare una figura peggiore di chi li aveva preceduti sotto i riflettori del mondo. Oggi, l’evento losangelino sembra aver perso gran parte del suo fascino, sia a causa delle conferenze ad hoc create dalle case, che pur partecipando all’E3 lo fanno al netto degli annunci bomba - per quanto prevedibili - di una nuova console, sia a causa di defezioni neanche così “minori” come Valve e 2K.

Certo, l’E3 rimane comunque uno showcase importantissimo per l’industria, soprattutto per quanto riguarda gli echi generati dalla stampa generalista, ma è altrettanto vero che le intenzioni di Nintendo parlano chiaro: all’E3 ci andiamo, ma se non si fosse capito, siamo stanchi del triello con le altre due, e quindi al nostro pubblico le cose le facciamo vedere con un Direct, come vogliamo noi. Incognita, invece, per quanto riguarda Sony e Microsoft, che arrivano a Los Angeles con già due conferenze importanti sulle spalle, in cui limare dettagli e fare (si spera) ulteriori annunci di peso. Tra l’altro, con i due show ad hoc pregressi, c’è il rischio che le conferenze Sony e Microsoft si svolgano in due modi, nessuno dei due particolarmente piacevole, almeno sulla carta: da un lato potrebbe esserci “il riassunto delle puntate precedenti”, con il conseguente rischio di tediare gli spettatori (anche i più “generalisti” possono sapere cosa è andato in scena “prima” grazie a una rapida ricerca su internet, senza per forza essere dei turbonerd), dall’altro, Sony e Microsoft si limiteranno a dire “cosa è successo prima lo sapete, ora il piatto forte”, omettendo i fatti già snocciolati in precedenza ma, di contro, mancando un po’ di completezza (o forse di “rispetto”) verso il pubblico e l’entità E3 tutta. O forse sono io che guardo troppo alla forma oltre la sostanza.

Ad ogni modo, se da un lato è evidente la voglia di Nintendo, che palesa una volta di più di volersi estromettere da qualunque rivalità e intraprendere una vita d’ascetismo videoludico, apparendo in pubblico più per invocazione popolare che per volontà propria, dall’altro sembra quasi che Microsoft e Sony non riescano a prendere una posizione altrettanto netta, anche per la volontà di non lasciare le luci della ribalta alla rivale in un momento così importante. Di fondo, il sospetto è che in assenza di nuove console da svelare completamente, probabilmente anche Sony e Microsoft si sarebbero risparmiate una pomposa e costosa conferenza, preferendo optare per una via più “Nintendosa” fatta di presenza in loco, conferenza stampa più “easy” e tanto materiale da divulgare attraverso internet.

Tantopiù che, sempre seguendo la strada maestra tracciata da Iwata e soci (un po’ il leit motif dell’industria videoludica), le conferenze personalizzate fungono perfettamente tanto per illustrare il nuovo materiale e diramare annunci nell’etere quanto per “fidelizzare” lo spettatore, attraverso una figura che parli in modo amichevole e diretto al pubblico creando un piccolo culto della personalità che, come la storia ci insegna, è un meccanismo estremamente funzionante per ottenere l’attenzione delle masse. Insomma, la tendenza sembra essere quella di uscire lentamente dagli schemi delle “feste comandate”, imponendosi sempre di più sulla concorrenza e sul proprio pubblico attraverso eventi personalizzati in cui non ci sia bisogno di condividere i riflettori con nessuno, per poi partecipare con un pizzico di distensione in più agli eventi “mondani” che attirano anche tutti quelli che si occupano di videogiochi una settimana all’anno.

Insomma, l’E3 2013 è potenzialmente l’ultimo E3 canonico, di quelli che vengono ricordati per gli annunci (o pseudo tali) in pompa magna e le conferenze di peso: il futuro sta prendendo una forma diversa, più a misura di utente e in cui le “bombe” verranno sganciate lungo tutto l’anno, piuttosto che in un’unica, scenografica esplosione. Ovviamente, solo il tempo può dire la verità riguardo questa piccola previsione, se così vogliamo chiamarla. Non ci resta che aspettare l’E3 2014.

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