Outcazzari

Cinquepercinque #9– Always online... deal with it?

Cinque domande per cinque persone, con risposte un po' a caso. Perché a noi di Outcast gli argomenti forti piace affrontarli così: facendo un gran casino.

Microsoft sembrerebbe aver licenziato Adam Orth per aver insultato gente che lo insultava per aver parlato favorevolmente dei DRM e dell'always online. O magari Adam Orth se ne voleva già andare per i fatti suoi e ne ha approfittato per divertirsi facendo il troll. Il punto, però, è: prova schiacciante della presenza di questa tecnologia nella prossima Xbox o semplice operazione per rimediare a una figuraccia?

Fabio "Kenobit" Bortolotti, fa la musica col Game Boy: Secondo me il discorso dell'always online fa gola a tutti i possibili parrucconi del mondo dei videogiochi. Lo sviluppo di software costa, e la maggior parte dei soldi viene gestita e mossa da gente che coi videogiochi veri e propri ha poco a che fare. La sola idea di decapitare la pirateria, secondo me, provoca erezioni marmoree a svariate sfere alte. Sono convinto anche che in questi anni publisher e manufacturer ne abbiano parlato diffusamente, e che la tentazione sia diventata una possibilità concreta. Detto questo, ignorando completamente il comfort dell'utente finale, far digerire l'always online è un bel problema di marketing. Chi preme il grilletto? Lo facciamo tutti contemporaneamente? O va avanti Microsoft, che a me mi vien da ridere? Non credo che l'episodio con Orth sia una prova schiacciante dell'always online di Durango, ma solamente che Adam Orth è un mentecatto che si è fatto incautamente travolgere dall'angry mob di internet.

Simone "Sole" Soletta, quando parte l'aggiornamento di PlayStation 3 gli si chiude la vena sul collo: Secondo me l'uscita di Orth non è prova di nulla. E dubito che la prossima Xbox sarà always online. Il problema di Orth, di quelle uscite almeno, sono stati i toni: se non voleva andarsene, voleva farsi licenziare. Oppure non è molto sveglio. Perché non puoi pensare di poter trollare in quel modo i clienti dell'azienda per cui lavori e passarla liscia. La figuraccia l'ha fatta lui, l'ha fatta Microsoft, e quindi il suo allontanamento è sicuramente il modo per rimediare a una gran brutta figura.

Alessandro "Delu" De Luca, gli piace Diablo III: Il prolungato silenzio di tomba di Microsoft sulla questione dell'always online, ormai, mi fa pensare che ci sia qualcosa di vero. È una voce che gira da troppo tempo e con troppa insistenza e, considerate le pessime reazioni da parte della comunità di videogiocatori, se non fosse qualcosa di concreto il reparto PR di Microsoft si sarebbe affrettato da tempo a smentire la cosa per evitare ulteriori danni d'immagine. A meno che sia una scelta non ancora definitiva, penso che la prossima console di MS sarà sempre online.

Francesco “Link” Fossetti, fa cose su Everyeye.it e spesso saluta la gente a mattonate: Adam Orth si è comportato da coglione. Io non so quanto lui valga dal punto di vista professionale, ma le sue reazioni piccate, l'esplicito riferirsi ad una parte dei clienti Microsoft (anzi: degli americani) come ad una massa di bifolchi retrogradi, sono una caduta di stile non da poco. Fossi stato io il suo datore di lavoro: sculacciate e a casa. L'allontanamento molto politically correct che ha fatto seguito alle smanie da troll era dovuto e opportuno, e non penso che sia - per se - un indizio sulle specifiche della prossima console.

Penso però che le molte voci che circolano in questo periodo abbiano un qualche fondamento solido.

Gianluca "Ualone" Loggia, appena gli parli di next gen gli viene duro, e a quel punto auguri: Eh, bella domanda. Siamo effettivamente nel regno del boh. Posso dire che comunque è stata una cosa divertente, ce ne vorrebbero di più. È possibile qualunque cosa, comunque. Se dovessi scommettere, Adam Orth ha agito per i fatti suoi, proprio a prescindere. Nel senso, ipotizzo: la sua idea è che (vedi la domanda tre) i DRM e l'always online sono un futuro inevitabile, e lui su Twitter ha voluto esprimere la sua noia nei confronti di chi se ne lamenta sempre, con il mitico "deal with it". Il sentimento ci può stare, secondo me. A volte certe lamentele sono effettivamente un po' noiose. E questo a prescindere dal fatto che Microsoft stia andando in quella direzione (cioè, più di quanto non lo stia comunque facendo da sempre, perché comunque Xbox Live funziona così, come tutti i servizi online e/o di digital delivery, a parte una eccezione su mille), a prescindere anche da quanto lui sappia dei veri piani di Microsoft. Io scommetterei su questo, poi chiaramente, ripeto, è possibile tutto, anche che volesse andarsene e fare un dispetto a Microsoft.

Se Durango (o quel che è), a differenza di PS4, richiederà l'always online, si tratterà di un clamoroso autogol, capace di spingere l'utenza Microsoft verso la concorrenza?

Fabio "Kenobit" Bortolotti, fa la musica col Game Boy: Sì, e su più fronti. Io faccio parte del pubblico più fedele di Microsoft: ho scritto per anni sulla rivista ufficiale, sono su Xbox LIVE dai tempi della prima Xbox e ho la malattia dell'early adopting. Sono l'identikit perfetto di chi comprerebbe la console al lancio, ma se sarà always online aspetterò, e forse anche a lungo. L'esperienza recente insegna che è quasi impossibile che le cose vadano lisce, e perché io accetti l'always online ho bisogno che mi diano un motivo MOLTO convincente per cui io, utente, ne trarrei qualche vantaggio. Per non parlare, poi, dei tanti con piani dati limitati, o senza accesso alla banda larga (elegantemente sfottuti dal signorino Orth). Mi immagino anche un altro scenario: mi è capitato spesso di andare in vacanza da qualche parte e di portarmi dietro la console, per le classiche partitine a FIFA e soci, e con l'always online non potrei farlo. Insomma, sarebbe una limitazione bella e buona, a meno che non venga abbinata a qualche colpo di genio che non riesco a immaginare. Nel caso, mi butterei su PS4 e consiglierei di fare lo stesso a tutti, augurandomi di tutto cuore uno spettacolare flop per Durango, che crei un precedente inequivocabile.

Simone "Sole" Soletta, quando parte l'aggiornamento di PlayStation 3 gli si chiude la vena sul collo: Sì, lo farà, magari non solo per problemi "di principio" (che valgono fino a un certo punto, poi esce il nuovo Halo e questi scompaiono), ma anche per problemi pratici, proprio. È una realtà che non tutti possono avere accesso a una connessione a banda larga, nemmeno oggi. Nemmeno negli evolutissimi Stati Uniti. È un fatto che uno può volersi portare la console in ferie, dove non ha connettività, dove magari il 3G non prende (ipotizzando che il gioco debba solo fare un ping a un server per partire, a quel punto basterebbe condividere la connessione del cellulare: io, in montagna dove vado di solito, non potrei farlo).

Ma lo farà perché c'è una concorrenza che per la prima volta è sovrapponibile. O sei fan dei franchise di Microsoft (e sappiamo che le esclusive cominciano ad essere sempre di meno, da una parte e dall'altra), oppure, dovendo scegliere, ti prendi una PS4, che non ti piazza questi limiti e che, ormai, a meno di quel che ti costa il gold di Xbox Live, in un anno ti dà (e lo farà sicuramente anche con PS4) un abbonamento al Plus che ti fa pure giocare gratis. Microsoft deve stare molto, molto attenta a quello che fa con la sua prossima console, perché se sarà - come sembra - sostanzialmente sovrapponibile a livello tecnico a PS4, la differenza la faranno ancora di più servizi e software. E se tu li tronchi alla base, sei fregato.

Alessandro "Delu" De Luca, gli piace Diablo III: Gli appassionati di videogiochi, noi compresi, hanno la tendenza a sovrastimare la propria importanza nel mercato attuale. Sono convinto che i "casual gamer" siano in numero maggiore rispetto a noi "hardcore", ma questa è una questione molto spinosa. Mi verrebbe da pensare che il giocatore occasionale sia uno di quelli che tendono ad avere la console offline rispetto a noi appassionati, quindi, con una scelta del genere, MS rischia di alienare una grandissima fetta di mercato. Ma chissà, magari catechizzerà gli utenti e riuscirà a convincerli che avere la console collegata a Internet (a prescindere dal discorso always online) offra solo solo vantaggi.

Francesco “Link” Fossetti, fa cose su Everyeye.it e spesso saluta la gente a mattonate: Potrebbe essere un autogol, ma no, non di quelli clamorosi. Un'azione un po' maldestra a due minuti dal calcio d'inizio, con tutto il resto della partita per rimediare.

Alla fine i territori che più si sentirebbero penalizzati sarebbero proprio quelli del vecchio continente, non credo che Microsoft possa perdere l'America a causa di una politica del genere. Il Giappone ovviamente non lo contiamo neppure. Certo è che un inciampo in Europa, dopo l'ottima ripresa dell'ultima generazione, sarebbe in effetti un po' fastidioso.

Però smettiamo di pensare che Microsoft sia un'azienda tirata avanti da gente che non capisce nulla. Una scelta come quella dell'Always Online sarebbe da una parte lungimirante, dall'altra propulsiva, in ultimo una conferma del grande impegno della casa di Redmond per organizzare una struttura che funzioni nel futuro (più che nel presente?). Una bella scommessa, che poi è in fondo la stessa di Windows 8: un OS che, nonostante l'odio profondo di tutti gli utenti PC, guarda ad un panorama tecnologico in rapido avvicinamento, puntando sull'universalità e sul cross-platform. Ecco: a molti, strategie come queste sembrano distanti anni luce dalle esigenze del consumatore contemporaneo. Ma un'azienda che ha la solidità ed il coraggio di portare avanti la propria visione con impegno e lucidità, andrebbe guardata con un po' più di deferenza.

Gianluca "Ualone" Loggia, appena gli parli di next gen gli viene duro, e a quel punto auguri: Beh, di sicuro tutti quelli che sono entrati in questi anni nel loop di GameStop (portami due titoli usati e una fetta di torta e ti vendo il gioco nuovo a 30 euro anziché 70) difficilmente guarderebbero con simpatia alla nuova Xbox. Per molti altri potrebbe non fare alcuna differenza, ma credo che quelli nel loop di GameStop siano comunque tantissimi e che Microsoft non voglia perderli. Sinceramente, mi stupirebbe molto se Sony e Microsoft facessero due scelte diverse su questo tema. Secondo me l'idea di PS4 che si comporta in modo tradizionale e di Xbox Next che scatena il diavolo contro i giochi usati sta venendo fuori dal modo in cui sono stati gestiti/pilotati i rumor. Per me è ancora possibile che a nessuna delle due console diano fastidio i giochi usati su supporto fisico e perfino che entrambe li ripudino. In fondo Microsoft non ha mai detto niente di ufficiale sulla cosa, e le smentite di Sony, pure, non mi sono mai sembrate nette. Se si vanno a raccogliere tutti i rumor, non ne esce niente di chiarissimo. Anche qui, se devo scommettere, direi che ci sarà in entrambi i casi una via di mezzo, un avvicinamento ulteriore al solo digital delivery, con sempre più giochi fisici con pass per l'online o cose simili, che alla fine comunque rendono il mercato dell'usato (e del fisico, in generale) gradualmente sempre più marginale.

DRM e always online sono davvero un dramma o si tratta di un futuro inevitabile a cui dobbiamo abituarci?

Fabio "Kenobit" Bortolotti, fa la musica col Game Boy: Secondo me non lo sono. Chiamatemi ottimista, ma mi piace pensare che, prima o poi, i benefici dei modelli senza DRM saranno evidenti anche per chi oggi li sostiene. Magari ci vorranno vent'anni, magari succederà in modo traumatico. Il fatto è che di piattaforme libere ne abbiamo, e che l'abituarsi o meno sarà una scelta del pubblico. Devo abituarmi per forza? Non credo proprio. Le cose più belle degli ultimi anni sono nate da circuiti indipendenti, che dell'assenza di DRM e porcate varie hanno fatto una vera e propria bandiera. Finché non riusciranno a blindare i computer (battaglia ben più difficile dell'always online per le console), avrò un'alternativa più che valida. Al momento, il mondo dei PC è così bello e interessante che si potrebbe sopravvivere anche senza console, nel caso queste ponessero dei paletti troppo invadenti. Farò tutto quello che posso per non abituarmi, insomma.

Simone "Sole" Soletta, quando parte l'aggiornamento di PlayStation 3 gli si chiude la vena sul collo: Come dicevo, c'è un problema tecnico da superare. Ma anche ammettendo che non esista il problema connettività, in linea di principio esiste invece il fatto che, come sempre, si tratta di metodi invasivi per chi alla fine il gioco lo compra davvero. Tutti problemi che il pirata comunque non ha, perché qualsiasi metodo di protezione uno possa inventarsi viene craccato in un attimo. E siamo al solito paradosso del "non rubare il DVD" in riproduzione obbligatoria sul disco originale, quando la copia pirata ovviamente non lo mostra. Rompi le palle a chi ti ha dato i soldi e gli fai venire voglia di non dartene più. Io non riesco proprio a capire come questa cosa possa essere considerata intelligente.

In uno scenario ideale (quindi, come dicevamo, connettività per tutti, zero sbatta) io non sarei contrario in linea di principio all'always online. Se ti serve per controllare che il gioco sia originale, se per questo riesci a minimizzare la perdita della pirateria, io ci sto. Ma a un patto: ogni gioco deve costare al massimo 29,99 Euro.

Alessandro "Delu" De Luca, gli piace Diablo III: DRM e always online non devono essere necessariamente collegati. Ed è questo il grande errore dei produttori di hardware e videogiochi. L'always online può offrire vantaggi e aggiungere molto all'esperienza di gioco, peccato che spesso sia solo, appunto, un DRM mascherato, e pure male. Penso e spero che non siano due cose inevitabili, ma mai sottovalutare la stupidità umana.

Francesco “Link” Fossetti, fa cose su Everyeye.it e spesso saluta la gente a mattonate: L'always online è tutt'altro che un dramma. È una realtà più vicina di quanto si pensi, che può portare - come spesso accade, quando si parla di progresso tecnologico - grandi benefici ed enormi limitazioni della libertà personale. Il bilanciamento fra queste due spinte (quella che toglie confini e quella che ne pone di nuovi, solo meno visibili dei precedenti), è una questione delicata; e non è una questione futura, ma attuale. Basta pensare al monitoraggio dell'informazione che Google compie metodicamente ogni giorno e all'uso dei nostri dati personali. Non sto andando fuori tema, dal momento che il punto è lo stesso dei DRM: ovvero cosa decidono di fare le aziende con le possibilità di controllo di una data tecnologia (e cosa i consumatori si lasciano fare). Per come la vedo, è un serio problema che ad oggi manchi una regolamentazione internazionale, chiara e condivisa, in grado di rileggere - in quest'epoca digitale - concetti come diritti, proprietà, copyright. Questo potrebbe portare in effetti all'attuazione di strategie oppressive per l'utente.

Gianluca "Ualone" Loggia, appena gli parli di next gen gli viene duro, e a quel punto auguri: Per me non sono un dramma da... da mai, direi. Non mi affeziono (più) ad oggetti che occupano spazio e prendono polvere, pur avendone avuti migliaia (tra libri, fumetti, dischi, film e videogiochi). Sono tre anni che non compro più niente di fisico (uso supporti fisici solo per lavoro o se me li regalano, ai regali non si dice mai di no e si ringrazia sempre) e acquisto solo in digital delivery o uso abbonamenti e simili. Vivo molto meglio. A me i DRM, se ben gestiti, non danno fastidio.

Tutto sta ovviamente nel tipo di offerta. Se non mi conviene non l'accetto, ma questo vale per tutto. A parità di condizioni, poi, la mia preferenza va al digital delivery e a proposte come PlayStation Plus per i giochi o, ancora meglio, Spotify per la musica e fatti simili.

E a proposito di offerte, è normale che se il campo da gioco diventa quello del digital delivery, la concorrenza porterà a prezzi diversi, offerte diverse. Oggi siamo troppo abituati a vedere il gioco su Xbox Live o PlayStation Network che costa come quello inscatolato e, per una questione culturale, ci sembra una follia. È giusto, ma non è una situazione che può durare a lungo, in nessun caso. Ma proprio il fatto di confrontare tra digitale e fisico, tra qualche anno, non avrà più alcun senso. Si faranno confronti solo tra le varie proposte digitali e ci saranno sicuramente tante proposte fighe. Tra le situazioni fighe di oggi, per esempio, cito sicuramente GOG, che dei DRM se ne sbatte proprio e offre tutto il meglio del digital delivery (ovvero la possibilità di acquistare un gioco ed averlo legato al proprio account per sempre, potendolo così riscaricare infinite volte, su qualunque macchina) senza neanche la rottura dei DRM (il gioco si può copiare dove si vuole, è un normalissimo file).

L'industria è in un momento economico delicato e il mantenimento dei server costa. Siamo sicuri che combattere la pirateria con l'always online sia un gioco che vale la candela?

Fabio "Kenobit" Bortolotti, fa la musica col Game Boy: Non solo non vale la candela, è una cazzata mostruosa. Vuol dire cercare di risolvere un problema prendendolo dalla parte sbagliata. È una soluzione veramente ottusa. Ci sono due tipologie di pirata: quello che non avrebbe comprato il tuo gioco, ma magari se lo prova lo compra (oppure lo comprerà al prossimo capitolo), e chi, se non riesce a piratare il tuo gioco, cerca di piratare altro. La seconda tipologia non è un guadagno perso, a prescindere, mentre la prima è una fetta di mercato difficile da raggiungere, ma che ha qualche possibilità. Sono tanti i casi di autori che mettono su torrent i loro lavori, e sempre più i dati (e i fatti) che presentano la pirateria digitale come una fra le opportunità della generazione della banda larga, invece che come un demone da sconfiggere. In quest'ottica, avere dei serragli di server per il più invasivo dei DRM sarabbe uno spreco di soldi e di corrente elettrica.

Simone "Sole" Soletta, quando parte l'aggiornamento di PlayStation 3 gli si chiude la vena sul collo: La pirateria, va detto, è un problema. Statistiche dicono che incide parecchio, tipo che ci sono almeno due copie pirata per ogni originale venduto. È tantissimo, e io capisco che i produttori vogliano tutelarsi, ci mancherebbe. Il punto, come dicevo, è trovare il modo di farlo senza devastare gli zebedei di quelli che effettivamente il tuo gioco lo comprano. Come? Non lo so, per fortuna non è mestiere mio trovare una soluzione a questa cosa. Certo, spero che alla fine non sarà tutto free-to-play con in-app-purchase obbligatori per finire il gioco, questo sì.

Alessandro "Delu" De Luca, gli piace Diablo III: Io sono un sostenitore convintissimo dell'idea che il DRM sia inutile e dia fastidio solo agli acquirenti dei giochi originali. I pirati se ne fregano, come hanno dimostrato regolarmente. Quindi no, è un gioco che non vale la candela.

Francesco “Link” Fossetti, fa cose su Everyeye.it e spesso saluta la gente a mattonate: Direi di sì. Il mantenimento delle infrastrutture costa, ma progressivamente costerà sempre di meno (a parità di “capacità d'assorbenza”, ovviamente). Inoltre, puntare sullo sviluppo di un'infrastruttura efficace e funzionale permette di percorrere la strada che porta alla nuova Mecca di questi tempi moderni(ssimi): il servizio su abbonamento, che sposta l'attenzione dal prodotto alla prestazione. Questo, per come la vedo, è un passaggio davvero fondamentale: una volta che gli utenti saranno fidelizzati, le aziende potranno produrre videogiochi in maniera sostenibile, avendo a priori una visione chiara delle revenue, con pochissime fluttuazioni (e badate che Netflix sta già stravolgendo il sistema di produzione dei serial TV).

Comunque stavolta sono andato fuori tema. Tornando alla domanda, penso che più che la pirateria (già scoraggiata dalle dimensioni dei Blu-ray) le aziende vogliano combattere il mercato dell'usato. Che per me non sarebbe a priori un gran male, se questo portasse ad un consistente abbassamento dei costi del software. Diversamente, andrebbero tutti presi a martellate.

Gianluca "Ualone" Loggia, appena gli parli di next gen gli viene duro, e a quel punto auguri: Sinceramente non so, mi piacerebbe sapere bene come stanno le cose a livello economico. Credo che ci siano comunque problemi più importanti per la produzione dei titoli tripla A, in generale, proprio. Comunque sì, secondo me il modo per combattere la pirateria è esattamente quello, basta essere (o anche solo sembrare) poco rompipalle e dare qualcosa che effettivamente con la pirateria non puoi avere. In passato parlavamo di scatole con mappe e robe fighe. Oggi quel qualcosa in più può essere il gioco online e servizi aggiuntivi. Conosco molte persone che usavano solo giochi piratati per PS2 e la prima Xbox e che con il passaggio a Xbox 360 si sono lasciati affascinare da Xbox Live, dal gioco in co-op e dal gioco onine in generale e se ne sono fregati altamente della possibilità di avere il gioco gratis piratato: molto meglio non rinunciare alle nuove figate. Sì, secondo me è quella la strada.

L'errore 37 di Diablo III e il macello causato da SimCity, oltre a mille altri esempi meno "rumorosi", non hanno insegnato nulla? O il fatto è che vengono considerati problemi tollerabili (in fondo Diablo III e SimCity non hanno certo venduto poco)?

Fabio "Kenobit" Bortolotti, fa la musica col Game Boy: Diablo III e SimCity sono due storie un po' diverse. Premettendo che l'always online di Diablo fu comunque un brutto colpo, aveva se non altro dei motivi comprensibili, legati alla gestione dello shop con denaro del mondo reale. Una scelta discutibile e criticabile, ma se non altro riconducibile a ragioni concrete, e non a balle spaziali tipo "i calcoli di SimCity sono così cazzuti che li facciamo sui server". Il fatto che abbiano venduto bene secondo me non conta. Hanno venduto così per la reputazione che avevano. Blizzard, prima di Diablo III, era considerata una casa infallibile, che non sbagliava un colpo: è chiaro che tutti i suoi fan si siano buttati al day one sul gioco. Lo stesso discorso vale per SimCity, che era per molti una garanzia di serietà e professionalità. Oggi hanno venduto, ma in futuro? Ovvio che venderanno ancora, ma non nello stesso modo. Conosco un sacco di fan Blizzard delusi, che magari al prossimo giro eviteranno i preorder e aspetteranno un'occasione, e personalmente non proverò più hype per qualunque cosa esca da Maxis. Tirare delle palle di cacca in faccia ai tuoi fan più fedeli non è una buona strategia, specie considerando che, con i costi di sviluppo in salita, per il break even bisogna vendere sempre di più.

Simone "Sole" Soletta, quando parte l'aggiornamento di PlayStation 3 gli si chiude la vena sul collo: La verità è che i grossi cadranno sempre in piedi. Alla fine, titoli che hanno forte richiamo faranno un po' smadonnare i giocatori, ma verranno acquistati sempre. E anche con quei numeri, poi EA deve magari licenziare, come sta avvenendo in questi giorni. Non è una passeggiata di salute. Il problema, però, è proprio per gli esempi meno rumorosi. Per chi non ha le spalle così larghe, le prospettive sono purtroppo diverse.

Alessandro "Delu" De Luca, gli piace Diablo III: Mah, l'errore 37 di Diablo III alla fine si è risolto in tempi relativamente brevi e non si è mai avuta la sensazione che l'always online detraesse qualcosa dell'esperienza di gioco, anzi. Diverso il discorso di SimCity, a cui non ho giocato, ma che a leggere i commenti in giro per la rete non solo non risultava arricchito dalla funzione always online, ma ne ha risentito al punto che ha visto alcune funzioni tagliate (seppure temporaneamente). Io non mi pento di aver comprato Diablo III, l'always online mi ha fatto divertire molto con gli amici. Il problema sorge quando l'always online è accompagnato da incompetenza e mancanza di lungimiranza, come nel caso di SimCity.

Francesco “Link” Fossetti, fa cose su Everyeye.it e spesso saluta la gente a mattonate: Attualmente, più che tollerabili, sono problemi ineliminabili. Proprio perché le infrastrutture costano (come si diceva nella domanda sopra), credo che per una software house sia meno deleterio, economicamente, un danno d'immagine come quelli di Diablo e SimCity, rispetto ai costi legati al mantenimento di una struttura sovrastimata. Poi, come dici tu, si tratta di un falso problema: le vendite al day one sono comunque alte e poco influenzate da questi aspetti. Invece, chi decide di aspettare avrà sicuramente l'intenzione di tornare ad informarsi per scoprire che - come sempre - il tempo e le patch sistemano molte cose.

Fra l'altro, il sistema dei DRM è molto diverso da quello di un mondo persistente o di un client server based. Il numero di comunicazioni fra macchina e server può essere decisamente più rarefatto, non continuativo, e la richiesta computazionale è quasi tutta a carico dell'hardware di casa e non del server. Per Durango (o chi per lui) si parla dell'Always Online usato per attivare i prodotti, non di prodotti che vivono sui server Microsoft.

Gianluca "Ualone" Loggia, appena gli parli di next gen gli viene duro, e a quel punto auguri: Ah, sono abbondantemente considerati problemi tollerabili, ne sono sicuro. Poi ci sono casi e casi, ovviamente. Anche qui, i produttori si attrezzeranno sempre meglio per garantire un lancio più tranquillo dei loro giochi (magari affittando dei server in più solo per la prima settimana, potrebbe bastare quello), oppure dovranno rischiare il fatto di aver offerto un servizio scadente e la conseguenza di potenziali utenti che non seguiranno più i loro prodotti, a favore di chi invece ha offerto un lancio come si deve.

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