Outcazzari

Cinquepercinque #13 – E insomma, 'sto TGS...

Cinque domande per cinque persone, con risposte un po' a caso. Perché a noi di Outcast gli argomenti forti piace affrontarli così: facendo un gran casino. L'altro giorno ero lì che chiacchieravo con lo Stef e gli spiegavo che sono invischiato nel trasloco e sarebbe stato molto apprezzato se avesse dato una mano a Nabacchiodorozor per gestire Outcast in mia (più o meno) assenza, tipo magari consegnando la recensione di Magicians & Looters e producendo Boardcast a randa. La sua prima risposta? "OK" La sua seconda risposta? "Facciamo un Cinquepercinque sul Tokyo Game Show 2013!" E quindi eccolo qua, con le domande partorite da lui stesso e le risposte divise fra tre che l'hanno seguito da casa e due che invece ci sono stati di persona. Buona lettura!

Dunque, il TGS 2013 è ormai finito. Come prima cosa, che ne dici di sintetizzare le tue sensazioni circa il massimo evento giapponese legato ai videogame? Soddisfatto? Insoddisfatto? Neutro?

Stefano "Nabacchiodorozor" Talarico, lo aspettano giorni di sofferenza: Mio malgrado, devo dire neutro: sinceramente, anche dopo una Gamescom fotocopia dell'E3, non mi aspettavo molto... e purtroppo non sono stato smentito. I tempi in cui si aspettava la fiera di Tokyo per avere notizie videoludiche degne di nota, purtroppo, sembrano essere passati da un pezzo. Anche se comunque, va detto, mi ha dato sensazioni contrastanti leggere di tanta roba occidentale mostrata con nuovo materiale in Giappone. Da un lato bene, perché le case dimostrano concretamente di voler fare breccia in un mercato ostico, anche se dall'altro, la disillusione della consapevolezza che, ehm, è un mercato ostico, a cui non basta un nuovo trailer per vendere Xbox One (visto che Killer Instinct non si vende) c'è e, onestamente, prevale anche sulla buona volontà. Vedremo.

Francesco "Link" Fossetti, è andato al TGS perché lavora per Everyeye: Per chi l'ha visto dal vivo, restare soddisfatti o anche solo neutri è una sfida niente male. I tre padiglioni del Makuhari Messe erano un po' desolanti, troppo vuoti. Oltre a Microsoft e Sony, forse solo Namco Bandai aveva uno stand un po' meglio organizzato. Il resto era tutto abbastanza scarno, senza verve. Anche ad un primo colpo d'occhio, l'idea era proprio quella di una fiera che è andata svuotandosi progressivamente, arrivando quasi ad essere una manifestazione locale, più che internazionale. Come se il Giappone avesse la sua Gamesweek (rabbrividiamo).

Il TGS resta insomma un evento pensato per un mercato molto particolare (dove c'è gente che fa ore di coda per provare quattro minuti di Segonku Basara 4 e Dynasty Warrios 8), che sembra aver sposato con successo altre vie comunicative e probabilmente non ha più bisogno di una kermesse così pensata.

Stefano "Stef" Castelli, adesso deve consegnare la recensione di Magicians & Looters perché l'ho sputtanato pubblicamente: Non nascondo che negli ultimi anni il mio apprezzamento verso l'industria giapponese dei videogame è abbastanza calato. Anche buttando un'occhiata alla mia ludoteca della corrente generazione, posso stimare un rapporto di circa 1 a 5 tra titoli di sviluppatori orientali e occidentali. Dunque, pur avendo approcciato il TGS 2013 con queste premesse, sono riuscito a rimanere tutto sommato insoddisfatto. Diciamo che ne "esco" senza un aumento di giochi sulla mia wish list.

Sergio “Serpenna” Pennacchini, è andato al TGS perché non c'aveva di meglio da fare: Direi insoddisfatto. Ormai il Giappone è davvero diventato periferia dell'Impero. Il Tokyo Game Show era composto di due padiglioni, nemmeno troppo grandi, stracolmi di giochi free to play per cellulari di vario genere. Lo stand della Gree, nota software house specializzata in titoli free to play, era grande tre volte quello Sony. Si ha proprio la sensazione che tutto sia cambiato: se prima il Giappone era il posto da cui uscivano i titoli migliori, quelli più grandi, quelli che per giocarci eravamo disposti a tagliarci un braccio, ora non è più così. E il Tokyo Game Show rispetta questa tendenza: c'è poco da vedere, in fiera.

Lorenzo "Pocoto" Baldo, i nostri ascoltatori si chiedono se gli piaccia ancora qualcosa: Inutile girarci attorno, questa edizione dello show nipponico è stata una cocente delusione, al punto che fatico a ricordare qualcosa di memorabile o degno di nota. Tokyo chiama e nessuno risponde: l'urlo parte forte e rimane letteralmente strozzato in gola, diventando quasi un lamento, flebile e al limite dell'inudibile. Ciò che maggiormente indispone è la riproposizione al pubblico del medesimo materiale, leggasi trailer e filmati promozionali, già esibito precedentemente alla kermesse losangelina e tale atteggiamento, lassista e indisponente, non può che destare preoccupazione. Barcamenandosi fra il risaputo e il restante scibile, composto perlopiù da titoli che non varcheranno i confini dell'isola, il TGS si trascina stancamente e, con cocente nostalgia, ripensa ai suoi antichi fasti.

Dovessi inquadrare IL gioco del TGS 2013 o l'evento/annuncio che ha spiccato nella fiera, cosa sceglieresti?

Stefano "Nabacchiodorozor" Talarico, lo aspettano giorni di sofferenza: Già ho rosicato quando hanno annunciato il passaggio dello sviluppo del primo da PlayStation 3 a PlayStation Vita... potete immaginarvi in che condizioni stava la mia scrivania quando ho letto di Gravity Rush 2, ancora una volta esclusivo per Vita. Il materiale pubblicato fino ad ora conferma l'ottimo stile del gioco... stavo per aggiungere "se sapranno limare i difetti del primo siamo a cavallo", ma poi mi sono ricordato di non avere una PS Vita. Comunque, anche Deep Down free to play non scherza, quanto a drammaticità.

Francesco "Link" Fossetti, è andato al TGS perché lavora per Everyeye: Che ha spiccato? Per me tutta la fiera ha avuto un tono monocorde e soporifero, c'è poco da spiccare. Potrei dire Deep Down che è stato in fondo l'unica novità (nel senso che ha debuttato in forma giocabile), ma sarei banalotto (cfr. sotto).

Diciamo che l'annuncio che mi ha fatto alzare il sopracciglio è stato Gravity Rush 2 (a patto che non lo facciano con lo stampino). Non si è visto nulla di nulla però, quindi quel “IL” maiuscolo che hai messo nella domanda mi mette in difficoltà.

Metal Gear Solid V? Di certo Kojima si mostra attento al mercato nipponico e ci mostra una sequenza giocata molto esplicativa. Forse dal punto di vista dell'utente finale questo è stato l'evento più interessante. Però io non sono convintissimo, quindi per ora confermo “monocorde e soporifero”.

Stefano "Stef" Castelli, adesso deve consegnare la recensione di Magicians & Looters perché l'ho sputtanato pubblicamente: Bypassando Titanfall, probabilmente il gioco che attendo maggiormente ora e che era effettivamente presente al TGS, direi che la mia scelta rischia comunque di cadere pericolosamente su giochi sviluppati in occidente come Strider, Dead Rising 3 o Castlevania: Lords of Shadow 2. Dovessi identificare un titolo giapponese, forse punterei su Deep Down.

Sergio “Serpenna” Pennacchini, è andato al TGS perché non c'aveva di meglio da fare: Considerando che i giochi presentati saranno stati forse sedici, la scelta non è poi così difficile. Dunque, vediamo un po'... Direi sicuramente il nuovo Yakuza di Sega, una serie che secondo me non ha ottenuto il successo che merita. Purtroppo, sembra che anche questo Yakuza: Ishin, spin off della saga ambientato durante il periodo Edo in Giappone, non arriverà da noi. Non subito almeno. Ed è un vero peccato: Yakuza è la cosa più vicina a Grand Theft Auto che il Giappone abbia mai prodotto. Ishin al TGS era presente con un nuovo filmato con, alla fine, alcune parti di gameplay: duelli con la katana, ninja assassini, geisha... c'era davvero un po' di tutto. Speriamo solo che Sega si decida a portarlo anche in Europa su PlayStation 4.

Lorenzo "Pocoto" Baldo, i nostri ascoltatori si chiedono se gli piaccia ancora qualcosa: Nonostante il quarto capitolo della saga, a causa dei lunghi e insopportabili melodrammi, sia per me una ferita ancora aperta, voglio dare fiducia al buon Hideo e assegno questo premio a Metal Gear Solid V: Ground Zeroes. Una scelta la mia persino scontata, ne sono consapevole, ma doverosa: lo scenario di guerra dipinto da Kojima è affascinante, colmo di personaggi ben caratterizzati, almeno da quanto si può intuire, e intrigante per quanto concerne il lato giocoso, grazie alle tante possibilità offerte dalla libertà d'approccio quasi totale. A ciò, si unisce la voglia di scoprire le potenzialità celate del famoso Fox Engine, anima grafica su cui Konami punta moltissimo.

Qual è il tuo personalissimo "sleeper hit" del TGS 2013? Il gioco o l'annuncio che è passato in sordina ma che a te è piaciuto?

Stefano "Nabacchiodorozor" Talarico, lo aspettano giorni di sofferenza: L'arrivo in Europa di JoJo Bizarre Adventure: All Star Battle mi sembra discretamente passato in sordina e mi piace molto: CyberConnect2 ci sa fare sia con i picchiaduro che col cel-shading, e i personaggi di Araki sono semplicemente divini. Ma poi, oh, stiamo pur sempre parlando di un 40/40 su Famitsu, mica Zave!

Francesco "Link" Fossetti, è andato al TGS perché lavora per Everyeye: Questa è difficile. Non è che ci sia stato poi molto, in fondo, che è passato sottotraccia. Un titoletto artisticamente carino (ma - mi sembra - nulla più) di un team metà svedese e metà giapponese, il seguito di Bravely Default (ma noi stiamo ancora ad aspettare il primo), l'assurdo Akiba's Trip 2 (un picchiaduro in stile Yakuza in cui le finishing move spogliano gli avversari)...

Però definirli Sleeper Hit è una sfida. Magari solo Sleeper, ecco.

Stefano "Stef" Castelli, adesso deve consegnare la recensione di Magicians & Looters perché l'ho sputtanato pubblicamente: Forse D4, semplicemente perché sembra finora l'unico gioco che ha "capito" come usare 'sto Kinect in modo sensato. Pari merito con il nuovo Strider, che sembra venire su meglio di quanto sperassi/temessi.

Sergio “Serpenna” Pennacchini, è andato al TGS perché non c'aveva di meglio da fare: D4, Dark Dreams Don't Die, lo strano titolo sviluppato da Hidetaka Suehiro in esclusiva per Xbox One. È un'avventura in cui vestiremo i panni di un detective sulle tracce dell'assassino di sua moglie. Per giocare si usa unicamente il Kinect: o meglio, si può anche usare il pad, ma poi Hidetaka si arrabbia. Perché si è sforzato davvero tanto per creare un titolo per Kinect diverso dalla solita raccolta di mini giochi a tema sportivo. D4 sembra davvero un prodotto interessante. Ah, aggiungo anche Castlevania: Lord of Shadows 2. È più canonico, come prodotto, ma è davvero bello e sicuramente avrà successo.

Lorenzo "Pocoto" Baldo, i nostri ascoltatori si chiedono se gli piaccia ancora qualcosa: Assegno questo riconoscimento a due titoli diametralmente opposti: da un lato c'è un progetto già concreto, dai contorni ben delineati, il cui contraltare è costituito da un elemento in divenire, in attesa di prendere forma. Nel primo caso faccio riferimento a D4, la nuova avventura a episodi curata da Swery, autore del mai abbastanza lodato Deadly Premonition: forse mi sbaglio, ma percepisco delle vibrazioni più che positive e sono convinto che il geniale game designer saprà ripetersi, consegnandoci un titolo folle, persino sperimentale. Di fronte alla “nuova leva” si siede, senza timori reverenziali, Yasumi Matsuno, creatore di Final Fantasy Tactics e responsabile di Tactics Ogre: Let Us Cling Together, due indispensabili capolavori per gli amanti degli strategici a turni di matrice nipponica. Il futuro per lui prende il nome di Unsung Story: Tale of the Guardians e le informazioni, circolate al momento in cui scrivo queste righe, qui si concludono laconicamente. A prescindere dai contenuti della sua nuova visione, sono felice di rivedere questo autore che, dopo i tanti problemi di salute, è riuscito a ritrovare la musa ispiratrice.

Premesso che se rispondi "The Last Guardian" sei un banalotto, qual è stato il grande assente dal TGS 2013?

Stefano "Nabacchiodorozor" Talarico, lo aspettano giorni di sofferenza: Vabbé, ma The Last Guardian è una bugia, è come Half-Life 3, parlarne alimenta solo il babau e Gabe Newell, che di tutto ha bisogno tranne che di essere alimentato. Ad ogni modo, tornando seri (?), dato che nutrivo poche aspettative alla partenza, non sento un particolare grande assente, se non in generale un grande vuoto lasciato dall'industria nipponica tutta. Purtroppo.

Francesco "Link" Fossetti, è andato al TGS perché lavora per Everyeye: Invece che un gioco dico una Software House: Capcom. Che poi Capcom c'era, in verità, quindi altro che banalotto.

Il punto è che per me Capcom c'era ma non c'è più. Da una delle “Big 6” del mercato Nipponico, c'era da aspettarsi sicuramente di più. E invece in questi anni Capcom ha disinnescato tutte le sue serie di punta, vandalizzato Resident Evil prendendolo a mazzate in faccia e concentrato gran parte degli sforzi produttivi su team occidentali.

Dead Rising 3 è una delle cose più americane che ci siano, esagerata ben oltre l'eccesso (Posso dirlo? Mi fa schifino. Non gli è bastata la lezione con l'ultimo Lost Planet?), e l'unica nuova proposta è quel Deep Down che sembra pure bello, ma insomma, arriva dopo Dark Souls. Non che Capcom non ci abbia provato in qualche modo, nel corso di questa generazione. Tante riedizioni, è vero, ma anche Asura's Wrath, DmC, Dragon's Dogma: alcuni sono usciti fatti a metà, altri erano (molto) mal collocati, altri avevano (hanno ancora) bisogno di un po' più tempo. Allo stato attuale dei fatti, comunque, Capcom sembra proprio in crisi nera, creativa come produttiva, costretta a campare con l'ultimo Monster Hunter 4S Extra col-nasino-all'insù.

Stefano "Stef" Castelli, adesso deve consegnare la recensione di Magicians & Looters perché l'ho sputtanato pubblicamente: Direi la sorpresa. Niente di ciò che è stato presentato in fiera mi ha effettivamente stupito. È stata decisamente la mancanza più grande del TGS 2013.

Sergio “Serpenna” Pennacchini, è andato al TGS perché non c'aveva di meglio da fare: The Last Guardian! No, aspetta, non dico proprio il gioco di Ueda, non sono mica così banale. Dico l'annuncio di un videogame emozionante e coinvolgente come fu quel filmato di The Last Guardian mostrato ormai alcuni anni fa. Insomma, mi aspettavo che dopo l'E3 e la Gamescom, Sony ci facesse vedere qualche gioco nuovo, cosa bolle in pentola negli uffici dei Japan Studio. Invece, niet, niente, nisba, attaccatevi alla Yamanote. Peccato, perché se c'è una cosa che non convince, per il momento, di PlayStation 4, sono proprio i giochi in arrivo. Infamous: Second Son a parte, tutti gli altri first party Sony non mi sembrano esattamente spettacolari. Non comprerei certo una PlayStation 4 per giocare a Knack.

Lorenzo "Pocoto" Baldo, i nostri ascoltatori si chiedono se gli piaccia ancora qualcosa: Non pervenuto risulta, con mio sommo dispiacere, uno dei generi che maggiormente esprime l'anima hardcore, quella dura e pura, del videogioco nipponico: gli sparatutto vecchio stampo, dopo aver perso Cave, immersa letteralmente nel pantano della palude, navigano in pessime acque e sono alla disperata ricerca di un faro guida, una luce amica capace di condurli verso l'agognata salvezza. Non è la prima crisi che questa tipologia ludica deve affrontare e mi auguro che la riscossa, anche timida, sia prossima, guardo quindi al futuro con un po' di fiducia. Tuttavia mi viene il magone pensando a Treasure, forziere ricolmo di inestimabili preziosi, dispersa ai margini della scena giapponese, lei, che più di altre meriterebbe considerazione e stima.

Ultima, semplicissima domanda. Scegli (o forgia) un aggettivo per etichettare sommariamente l'industria giapponese dei videogame alla luce del TGS appena trascorso. Si, se vuoi puoi anche spiegare la tua scelta.

Stefano "Nabacchiodorozor" Talarico, lo aspettano giorni di sofferenza: Calma. Fin troppo. Considerando gli entusiasmi che circondano PS4, la speranza è quella che sia la quiete prima della tempesta, e non qualcosa di più funereo. Allegria!

Francesco "Link" Fossetti, è andato al TGS perché lavora per Everyeye: Autolesionista. Ho avuto come l'idea che l'industria giapponese non abbia il minimo rispetto per sé stessa, per i suoi modi, i suoi tempi e le sue tradizioni. Rincorrere il modello americano sembra diventato un imperativo, ma i problemi che derivano dall'idea di voler inseguire il mito di un ineffabile successo commerciale ha un sacco di ripercussioni tremende. Per come strutturano, pensano e organizzano il lavoro, i giapponesi non sanno gestire grossi team e ottimizzare le risorse. Voler applicare il modello produttivo dei blockbuster ai loro studi risulta in un dispendio interminabile di tempo ed energia. D'altro canto, subappaltare a team europei o americani/canadesi significa mettere in secondo piano la visione e la sensibilità orientale, che sembra quasi in via d'estinzione.

Negli anni di questa generazione ipertrofica, l'industria nipponica si è procurata delle ferite che saranno difficili da rimarginare.

Se ne può uscire? Direi di sì, mi sembra ad esempio che Japan Studio stia lavorando bene in quel senso. Sta strutturando team più piccoli (60/70 persone), inseguendo idee e suggestioni diverse dal solito (Puppeteer, Rain), usando i game designer occidentali non come personalità totalizzanti, ma come talenti in grado di coordinare i gruppi valorizzandone la visione d'insieme. C'è tanto da fare e bisogna che l'urgenza delle produzioni Tripla A ad ogni costo sia spazzata via, ma magari piano piano...

Stefano "Stef" Castelli, adesso deve consegnare la recensione di Magicians & Looters perché l'ho sputtanato pubblicamente: Dovrei usare un termine inglese che qualcun altro ha usato su un altro forum per rispondere alla stessa domanda: "lagging". Potrei tradurlo come "indietro", ma ripeterei in pratica il giudizio dello scorso anno. Anche "portatile", tutto sommato, rende bene.

Sergio “Serpenna” Pennacchini, è andato al TGS perché non c'aveva di meglio da fare: Metropolitana. Nel senso che ormai le cose più interessanti che arrivano dal Sol Levante sono quelle che i giapponesi giocano in metro. Tipo Monster Hunter, che da loro è un vero fenomeno di massa.

Lorenzo "Pocoto" Baldo, i nostri ascoltatori si chiedono se gli piaccia ancora qualcosa: Letargica. Eppure, come natura insegna, dopo il rigido inverno ci si desta dal torpore e si rinasce in primavera.

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