Call of Duty: Black Ops III - Ti ammazzo per finta!

Call of Duty: Black Ops III - Ti ammazzo per finta!

La saga di Call of Duty non mi ha mai particolarmente entusiasmato. Vuoi per la sua natura smaccatamente online - e di riflesso per una modalità campagna sempre più sottile in termini di contenuti - vuoi per il generale senso di riciclo perpetrato ai danni della formula generale. Se mi guardo indietro, scrutando i vari capitoli, ricordo dei bei momenti: una nave che collassa sotto la tempesta, il terrificante lancio di una bomba atomica visto in prima persona e perfino il discusso livello dell'aeroporto russo, in cui dovevamo assistere (o, volendo, anche partecipare) a una strage di civili in veste di infiltrati. Momenti, quindi: schegge, scintille, pungolate in grado di stimolare quel lato fascinoso e orribile che la guerra si porta dietro da sempre. E allora perché giocare a questo Black Ops III? A dire il vero, ho apprezzato molto il secondo capitolo della (sotto)saga creata dai Treyarch, soprattutto per l’organicità della campagna, con bivi e missioni opzionali che la rendevano estremamente rigiocabile. E anche il primissimo Black Ops, con tutto quel pippone narrativo in stile Fight Club, riuscì ad accalappiarmi.

Quindi, dopo aver vissuto svogliatamente le vicende del Frank Underwood di Montepulciano (in COD: Advanced Warfare), ho dato una pacca virtuale ai ragazzi di Sledgehammer Games, rivolgendo nuovamente lo sguardo alla vetrina dei Treyarch. Parliamo subito del comparto tecnico, stravolgendo l'ordine delle recensioni come piace fare a me: la versione PlayStation 4 (quella che ho provato) offre una grafica più che discreta, pur non eccellendo particolarmente in nessun campo. Le texture sono altalenanti, soprattutto se analizzate con maniacale dovizia, e alcuni modelli poligonali tradiscono la natura cross-gen del progetto. Nonostante Ps3 e Xbox 360 non abbiano la modalità campagna perché troppo complessa da gestire, la sensazione che il gioco PS4 non riesca a esprimersi al 100% fa comunque capolino. Intaccato anche il sacro codice dei 60 fps, che in questo episodio crollano spesso sotto i 40. L'esperienza rimane fluida, ma non quanto nelle precedenti uscite: pruriginoso. Il rovescio della medaglia sta nella gestione della campagna co-op. Il level design è concepito per accogliere battaglie ad ampio respiro, con assalti coordinati consigliabili, ma non obbligatori. Nel senso: con tre amici l'esperienza è davvero coinvolgente e potenzialmente infinita, ma anche pescando degli sconosciuti nella rete è possibile combinare qualcosa di buono e divertirsi.

L'effettistica si spreca, ma stavolta è il frame rate a pagarne le conseguenze
L'effettistica si spreca, ma stavolta è il frame rate a pagarne le conseguenze

Facendo due passi indietro e dando un'occhiata alla narrazione, la carne al fuoco sembra la solita, ma non per questo meno saporita. Quarant'anni dopo gli eventi del precedente Black Ops, siamo di nuovo catapultati in un mondo distopico dominato dal caos. La bioingegneria, la biomeccanica e la biomeccatronica hanno fatto passi da gigante, imponendosi nel settore militare non solo per l'uso di protesi, ma anche per veri e propri potenziatori anatomici. Gli pseudo-pipponi sull'autocoscienza, la realtà virtuale che si sovrappone a quella reale e la linea tra bene e male sono toccate con insospettabile cura, pur abusando di qualche immancabile cliché. Simpatica la gestione del proprio soldato, sempre più simile a un guerriero di un action-RPG futuristico, soprattutto per le abilità da usare in multiplayer. La biomeccanica introdotta nella narrazione amplia il ventaglio di possibilità offerte al giocatore, certo non in maniera innovativa, ma sicuramente interessante. Soldati o soldatesse possono prodursi in veloci doppi balzi, correre lungo le pareti, incrementare esponenzialmente la velocità, ma soprattutto sbloccare determinati e sfiziosissimi perk, capaci di donare tutta una serie di abilità speciali, dall'invisibilità alla visione attraverso i muri.

L'uso dei mezzi è limitato, ma sempre spettacolare. Sempre che vi piacciano questi spettacoli.
L'uso dei mezzi è limitato, ma sempre spettacolare. Sempre che vi piacciano questi spettacoli.

Se la campagna circoscrive l'uso delle abilità in determinati passaggi, il multiplayer non ha "limiti", dimostrandosi profondo e divertente. Personalmente, poi, non disdegno nemmeno l'uso dei bot, anzi: spesso li preferisco data la mia cronica incapacità di competere coi ninja presenti in internet. Come sempre, quando si parla di Treyarch, la ciccia non manca: la campagna è fisiologicamente orientata alla rigiocabilità, sia per la natura a compartimenti stagni delle missioni (tutte selezionabili da subito) che per la co-op. Non manca una gradita e necrofila sorpresa per coloro che porteranno a termine tutti gli stage del gioco. Ma la conta delle modalità non si ferma certo qui: ci sono i soliti zombi da far fuori nell'apposita arena espandibile, il Dead Ops - un croccante richiamo ai vari Contra e Mercs dell'era 8 e 16 bit - e ultimo ma non ultimo, il multiplayer. Vorrei spendere una parola in più per quella che dovrebbe essere, a ragion veduta, un'opzione esclusivamente online.

Il gunplay, neologismo che fa molto "figo" è poderoso e ben implementato.
Il gunplay, neologismo che fa molto "figo" è poderoso e ben implementato.

È da qualche Call of Duty che mi diverto a pasticciare nelle opzioni per giocare con o contro i bot. Non lo faccio come semplice allenamento, ma imposto gli stage proprio come sfide da superare, concedendomi qualche boccata di ossigeno sotto forma di un 150% di energia, tanto per fare un esempio. Nessuna I.A. potrà mai competere con un giocatore reale, non scopro certo l'acqua calda, ma nel mio caso non si tratta di un vero e proprio difetto. L'età avanza ed è indirettamente proporzionale col tempo a disposizione, il resto viene da sé. Non sono un estimatore della serie, come dicevo in apertura, ma non appartengo nemmeno a quella fascia di persone che comincia a inveire contro gli sviluppatori a prescindere, come se avesse delle frasi preimpostate da vomitare con livore nei vari blog e forum ogni volta che spunta il nome del brand.

Trovo questo episodio della saga assai ben confezionato, longevo e divertente. Seppur realizzato con un piglio artigianale un po' incolore, resta uno sparatutto in prima persona concreto e ricco di contenuti. Se i futuri distopici non vi hanno stancato e non disdegnate delle possenti sparatorie contro uomini, automi e zombi, a mio avviso, questa volta, il giro di giostra vale appieno il biglietto.

Ho acquistato Call of Duty: Black Ops III di mia iniziativa, pur non amando particolarmente il genere. Ho terminato la modalità campagna a Veterano in dieci ore, poi in sette nel secondo giro "non morto". Ho imprecato un paio d'ore in rete per poi dedicarmi alla decimazione di zombi e bot, divertendomi assai. Brutta cosa, la vecchiaia... Ah, come al solito, se acquistate il gioco (o qualsiasi altra cosa) su Amazon passando dai seguenti link, una piccola percentuale di quello che spendete andrà a noi, senza alcun sovrapprezzo per voi. Se volete procedere su Amazon Italia dirigetevi qui, se preferite Amazon UK puntate qui.

Brandish: The Dark Revenant - Se mi lasci non vale

Brandish: The Dark Revenant - Se mi lasci non vale

Shadow Moses è il remake di MGS che ci piacerebbe, ma che Konami ammazzerà di sicuro

Shadow Moses è il remake di MGS che ci piacerebbe, ma che Konami ammazzerà di sicuro