Blu Brothers #35

Non devono salvare un orfanotrofio pieno di debiti e non sono nemmeno inseguiti da una banda di neonazisti bifolchi. La missione dei Blu Brothers di Outcast è analizzare scrupolosamente (e quindicinalmente) i migliori Blu-ray del momento disquisendo amabilmente di compressione, soundstage multicanale, bordate del sub, grana e rumore video. E vista la mole di materiale che giunge quotidianamente a casa dei due fratelli blu, non ve ne liberete tanto facilmente.

Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato 3D

Un piacevolissimo senso di déjà vu. In estrema sintesi, questo è ciò che mi ha lasciato la visione della prima parte de Lo Hobbit. Tornare in quei fantastici luoghi e in quelle atmosfere non può che far piacere a chi si è innamorato della trilogia dell’anello. L’abilità di Jackson sta nel farci appassionare a una vicenda di cui conosciamo già l’esito finale (e lo fa meglio rispetto a altri “prequel”) e anche se le battaglie, l’epicità e la tensione non raggiungono le stesse vette d’intensità, il viaggio porta con sé momenti di stupore e meraviglia. Ciò che cambia è soprattutto il tono, un po’ più leggero e giocoso, che domina in particolare la prima parte del film nella contea, prima della partenza (che molti hanno giudicato un po’ prolissa).

Warner offre un ricco package per l’edizione 3D del film. L’HFR (48 fps) non è al momento replicabile su Blu-ray, ma il film è stato saggiamente suddiviso in due dischi doppio strato, lasciando così spazio per un bit-rate generoso e quindi una compressione assolutamente invisibile. I dischi contenuti nell’amaray sono però ben 4: il terzo contiene tutto il film in versione 2D e il quarto è dedicato agli extra. Rispetto alle mastodontiche quantità di contenuti speciali della trilogia, la selezione qui sembra esigua, ma i video blog (127’) coprono tutto il processo produttivo fino alla premiere a Wellington con una discreta dose di approfondimento e molte riprese backstage e sul set anche se, per contro, erano già disponibili su internet prima dell’uscita del film, pertanto mantengono il riserbo su molti aspetti. In aggiunta troviamo una breve featurette sulle location (7’), le numerose versioni del trailer e la copia digitale per computer/tablet/smartphone, che questa volta si appoggia al servizio Flixster. Tornando al film, l’esperienza visiva è di prim’ordine: la versione 2D è semplicemente perfetta, con un dettaglio elevatissimo in tutti i frangenti e una resa cromatica stupefacente. La versione tridimensionale è altrettanto spettacolare e particolarmente piacevole proprio perché non cerca a tutti i costi di stupire lo spettatore, ma lo fa immergere nella vicenda. Non vi sono infatti effetti pop-up come oggetti che “puntano verso di noi” o sembrano uscire dallo schermo, tutta la tridimensionalità è in profondità e questo rende la visione coinvolgente e non affaticante (fattore da tenere in considerazione, vista la durata del film). L’immagine non perde alcunché in dettaglio, la resa cromatica resta superba e non si notano mai piani “nettamente separati”, che rendono le immagini un po’ finte. L’unico limite è ravvisabile nelle sequenze più buie, i cui si perde un po’ di micro-dettaglio, ma più che un difetto del 3D del film è un limite legato alla tecnologia a occhialini attivi. Per l’audio rimane invece la classica disparità tra versione doppiata e originale: il Dolby Digital 5.1 italiano è ottimo, ma chiedergli di competere con il DTS-HD Master Audio 7.1 inglese è compito improbo. [P.B.]

Film: 8 Blu-ray: 8 (Video 9 - Audio ing 9,5 - Audio ita 8 - Extra 7)

Vita di Pi 3D

Mi sono accostato a Vita di Pi senza grandi aspettative, un po’ per il tema del naufragio, che essendo stato affrontato più volte al cinema non mi attirava particolarmente, e un po’ per la computer grafica che mi era parsa troppo evidente e invadente negli spezzoni visti in concomitanza agli Oscar. Ebbene, mi sono dovuto ricredere. Concluso un primo atto un po’ sfilacciato, ma a tratti divertente, in cui seguiamo la crescita di Pi e il suo particolare approccio alla vita e alle religioni, la tempesta e il conseguente naufragio pongono il protagonista in una condizione estrema diversa dal solito. Non solo deve sopravvivere agli elementi e alla fame, ma deve farlo confrontandosi con una feroce tigre che durante il naufragio ha trovato rifugio sulla scialuppa di salvataggio. La particolarità della situazione fa sì che tra Pi e l’animale si sviluppi un rapporto di dipendenza, tanto improbabile quanto ben circostanziato dal film, senza stucchevoli derive "disneyane”. Ne nasce una pellicola molto intensa, portatrice di un messaggio tutt’altro che univoco o banale, con una fotografia tanto inusuale quanto affascinante, pur nell’evidente artificiosità di alcune sequenze (e non per limiti degli effetti speciali, che sono ottimi, ma per una precisa scelta stilistica).

Al contrario di The Hobbit, il 3D di Vita di Pi vuole farsi notare a tutti i costi e offre una tridimensionalità spinta in profondità ma anche pronta a “debordare” i confini dello schermo verso lo spettatore. Tendenzialmente si tratta di un’impostazione che fa molto effetto ma è rischiosa per l’attenzione verso il film e talvolta più impegnativa per la vista, in questo caso, però, funziona egregiamente, merito di una realizzazione tecnica di alto livello degli effetti del film e della stereoscopia. Non c’è traccia di ghosting e la profondità è molto pronunciata, nelle prime battute del film quasi esagerata quanto i colori, dalla tinte sgargianti e ricche di contrasto. Le scene in mare funzionano alla grande, rendendo con precisione la posizione della scialuppa rispetto agli oggetti galleggianti che la circondano, e gli attacchi della tigre sono efficacemente minacciosi. La compressione rimane in disparte, mentre definizione e nitidezza sono molto elevate ma con una certa morbidezza sugli incarnati e un look “pulito”, senza accenni di grana, molto digitale. La versione 2D è altrettanto eccellente, ma in questo caso il 3D dà una effettiva marcia in più. Segnalo che in un paio di scene l’aspect ratio cambia in 2.35:1 e in 1:33:1 ma non sembra trattarsi di un difetto ma una scelta voluta (presente anche nel Blu-ray americano). L’audio è altrettanto spettacolare e in inglese sfodera un mixing strepitoso valorizzato dalla traccia lossless DTS-HD Master Audio 7.1. In italiano dobbiamo accontentarci del DTS 5.1, che svolge comunque un lavoro eccellente dal punto di vista dell’impatto e della dinamica, ma inevitabilmente perde qualcosa nel dettaglio più fine e nell’ampiezza della scena sonora. Gli extra offrono 13 minuti di scene eliminate, il trailer e la “progressione” degli effetti speciali di due sequenze. Da notare che questi extra sono visualizzabili anche in 3D. Oltre a questi contributi, la confezione contiene anche il disco con la versione 2D e altri extra, che rendono l’edizione molto corposa: troviamo un esaustivo making of in quattro parti (63’), un approfondimento sugli effetti visivi (19’), una featurette sulla tigre (8’), una galleria di disegni di pre-produzione e gli storyboard. [P.B.]

Film: 8 Blu-ray: 8,5 (Video 9 - Audio ing 9,5 - Audio ita 8,5 - Extra 8 )

7 psicopatici

Martin (Colin Farell) è un novello sceneggiatore alle prese con il tipico blocco dello scrittore: ha un’idea di partenza, una storia con sette psicopatici, ma non riesce a svilupparla. Il suo squinternato amico Billy (Sam Rockwell) e il socio Hans (Christopher Walken) rapiscono cani nei parchi per poi restituirli ai padroni previa ricompensa e più o meno volontariamente forniscono a Martin materiale su cui scrivere quando rapiscono lo shin-tzu di un boss (Woody Harrelson), che si rivela essere un pericoloso psicopatico. In una sequela di eventi al limite del grottesco, Martin troverà gli psicopatici che stava cercando per la sua sceneggiatura… Se il titolo In Bruges non vi dice nulla e vi piacciono il pulp e lo humor nero dovete doppiamente correre ai ripari e procuravelo insieme a 7 psicopatici. Martin McDonagh ha messo a punto un’altra sceneggiatura che si innesta nei meccanismi del racconto cinematografico, giocando a instillare aspettative nel pubblico che poi vengono disattese dai risvolti grotteschi e improbabili della trama. La forza del film sta proprio nel divertire anziché frustrare lo spettatore con questi “depistaggi” a suon di trovate improbabili e personaggi sopra le righe… sempre a patto che vi piaccia il pulp (la violenza abbonda, ma è stemperata dai toni grotteschi).

Moviemax ha realizzato una buona edizione partendo da materiale audiovisivo di buona qualità: sebbene a livello di definizione il film non si ponga ai vertici, ha dalla sua un look molto cinematografico, conferito dalla sottile grana che pervade il quadro, degli esterni e primi piani ricchi di dettaglio e una fotografia molto calda e “carica” di tinte ocra. Il risultato non è naturale ma non lo vuole essere e i decisi contrasti e il livello del nero un po’ alto sono sottolineature dello stile visivo della pellicola, talvolta a discapito del dettaglio più fine. Contenuta infine la compressione, che tende a confondersi con la citata fine grana del girato 35mm. A livello sonoro il film non è straripante ma è ben curato nelle sequenze chiave in cui gli effetti prendono il sopravvento: surround e sub partecipi, buona apertura del fronte sonoro e una discreta dinamica. Per buona parte della durata, il fulcro sono però i dialoghi riprodotti dal centrale, che svolge bene il proprio compito in entrambe le lingue ma con un pizzico di dettaglio in più in inglese. Gli extra propongono una nutrita serie di brevi featurette di carattere promozionale e altrettanto concise interviste, 16 minuti di scene eliminate e tre trailer (gli unici extra in HD) tra cui l’esilarante “7 psicogatti”. [P.B.]

Film: 7,5 Blu-ray: 7,5 (Video 7,5 - Audio 7,5 - Extra 6)

Cogan– Killing Them Softly

Due delinquenti scapestrati rapinano un gruppo di malavitosi durante una partita a Poker. I sospetti ricadono su Markie (Ray Liotta), l’organizzatore della partita, che in passato aveva inscenato una rapina per intascarsi i soldi dei giocatori. Per trovare i responsabili e chiudere i conti viene ingaggiato Jackie Cogan (Brad Pitt), abile e pragmatico sicario. Un piccolo spaccato d’America nero come la pece, in cui la vita non ha valore e l’unica cosa che conta è il business, come recita Cogan nelle ultime brillanti battute del film. Benché qui non si parli di famiglie disfunzionali, vi è più di un parallelo con Killer Joe (un altro ritratto “deforme” e maledetto del sogno americano) con cui la pellicola di Andrew Dominic condivide l’annientamento della morale e l’ombra, qui ben più esplicita, della crisi. Ma a differenza di Killer Joe, Cogan pecca in uno stile un po’ derivativo (l’assassinio al ralenty con sottofondo melodico ad esempio), in qualche sequenza fin troppo vuota e in un’eccessiva reiterazione del parallelo politico/economico. Grazie alla buona sceneggiatura e ad alcuni interpreti, rimane un discreto noir moderno, ma non lascia davvero il segno come vorrebbe.

Killing Them Softly viene presentato in Blu-ray da Eagle in un’edizione sostanzialmente priva di extra (c’è solo il trailer HD) ma che si difende bene nella qualità audiovisiva. Il video riproduce fedelmente la palette cromatica calda e ricca di toni gialli e marroni che caratterizza la pellicola. Il nero non è dei più profondi e alcune inquadrature appaiono leggermente morbide, ma la visione è soddisfacente e la compressione ben effettuata (il film è relativamente breve quindi il disco a singolo strato non rappresenta un limite). L’audio, codificato in DTS-HD Master Audio, è molto curato nel missaggio, con un’attenzione ai particolari che non sempre si riscontra nei film tutto sommato tranquilli dal punto di vista sonoro come questo. Effetti e rumori ambientali fanno talvolta capolino dai canali surround e le poche sequenze movimentate sono dotate di una buona dinamica. Convincono anche i dialoghi sul centrale, dotati di un lieve tocco di dettaglio in più nella versione originale. [P.B.]

Film: 6,5 Blu-ray: 7 (Video 8 - Audio 8 - Extra 1)

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