Outcazzari

Away: Journey to the Unexpected è breve ma intenso

Away: Journey to the Unexpected è breve ma intenso

Away: Journey to the Unexpected è molto facile da spiegare: entri in un’area, trovi tre leve in altrettante grotte e ti apri la strada per il boss. Aspetta, così è troppo poco, spiego meglio: sei un bambino i cui genitori sono spariti, entri in un’area al cui interno ci sono dei personaggi che puoi assoldare, trovi le tre leve, sconfiggi il boss e arrivi all’area successiva. Ancora non ci siamo: i tuoi genitori sono spariti e li vai a cercare nel buco che si è creato nel tuo seminterrato, assoldi dei compagni di viaggio con poteri speciali, trovi le tre leve ma non devi farlo ogni volta, sconfiggi il boss e scegli una delle due aree successive a disposizione, poi sconfiggi il boss finale… ma solo se hai recuperato tutte e otto le stelle. Non è poi così facile da spiegare, dopo tutto.

Certo, è invece tutto molto semplice da giocare. Nella giostra di questo mondo fatto di colori bruciati e personaggi strampalati, ci si entra in punta di piedi, con piccoli e impauriti colpi ai nemici, ma si finisce a correre verso il boss finale. Bastano quattro o cinque ore per portarlo a termine, ma solo perché Away: Journey to the Unexpected cerca di aiutarti e, con l’esperienza, ti sblocca il necessario per rendere la tua impresa più rapida e indolore possibile. Un gioco piccolo, con giusto qualche elemento randomizzato di volta in volta, pensato per una botta e via. Ogni scenario ti seduce col suo stile e la sua musica ma poi devi abbandonarlo, lasciarlo andare, perché ci tornerai solo per affrontarlo a 100 all’ora, in cerca di qualcosa di migliore e più grande.

I tuoi progressi non li misuri in abilità contro i nemici, bene o male quelli son fastidiosi e battibili all’inizio come alla fine, ma nella possibilità che hai di ignorare i loro colpi. Nel corso dell’avventura, ti ritroverai con più cuori, con più amici, con più bombe e con più soldi per comprare panini, tutto pensato per permetterti di rushare verso il boss finale non appena ne avrai l’occasione. Scelta saggia, a mio avviso, perché sposta l’attenzione da quello che effettivamente manca a questo gioco e ti lancia come un siluro sempre un passo avanti a te.

Away: Journey to the Unexpected non entrerà nella storia, non sono neanche sicuro che in molti ne apprezzeranno la semplicità e la velocità di fruizione, ma io gli ho voluto un sacco bene. Perché qualcosina te la racconta, qualcosina te la fa giocare e in poche ore ti sbatacchia in questa centrifuga di piccoli avvenimenti di cui vuoi vedere subito la manciata successiva. Non tutto è sangue e sudore, nei videogiochi… per fortuna, aggiungo.

Ho giocato ad Away: Journey to the Unexpected dopo aver ricevuto un codice per il download su PlayStation 4 dal distributore. Ho completato l’avventura in circa cinque ore di gioco e tirando lungo la prima nottata per la voglia di vederne la fine. Away: Journey to the Unexpected è disponibile solo tramite download su PC (GOG e Steam), su PlayStation 4, su Switch e su Xbox One.

Paperback #29: Alita non si fa abbastanza pippe

Paperback #29: Alita non si fa abbastanza pippe

Cover Story – Alita e la fantascienza giapponese moderna

Cover Story – Alita e la fantascienza giapponese moderna