Anche David Braben non sopporta l'usato

Il papà di Elite ritiene che il mercato dell'usato penalizzi i giochi dedicati esclusivamente al single-player, quasi fosse una sorta di spada di Damocle che punta sul capo degli sviluppatori. I titoli sprovvisti di una modalità multiutente non possono affidarsi all'ormai famoso online pass, gabola che un po' tutti usano per contrastare il fenomeno della compravendita, e quindi partono svantaggiati. Prendiamo ad esempio gli sportivi o gli fps: sono giochi che hanno un ciclo vitale completo, l'utente se ne sbarazza solo quando arriva la versione più recente, una volta l'anno quindi. La cosa invece non accade per i titoli che basano la loro forza sulla sola narrazione. Si crea quindi una sorta di circolo vizioso: il negozio rimette in circolo sempre le stesse copie, guadagna grazie al florido mercato dell'usato, e non sente bisogno di effettuare un nuovo ordine. Alla lunga questa trafila penalizza solo la software-house, contribuendo alla fine di alcuni progetti importanti. Braben parla per esperienza diretta, sostenendo che questa situazione stia avendo conseguenze nefaste anche su The Outsider, suo progetto ormai assunto allo status di vaporware. Inoltre per il designer inglese una regolamentazione del mercato dell'usato porterebbe anche ad un crollo dei prezzi del nuovo, con ovvi vantaggi per tutti.

A titolo personale non condivido alcune affermazioni dello storico designer inglese: non abbiamo alcuna controprova concreta soprattutto di questo ultimo passaggio e l'online pass viene già applicato da alcuni sviluppatori anche a giochi in cui la trama ha un ruolo fondamentale. Mi viene in mente Batman: Arkham City e il balzello per accedere a Catwoman, campagna piuttosto modesta, per usare un eufemismo.

Fonte: Gamasutra

[EDIT] Come i lettori più attenti avranno notato, la notizia è stata radicalmente modificata nella forma e nella sostanza. Una decisione ampiamente ponderata: per quanto non convidiva l'opinione di qualcuno, non c'è giustificazione alcuna per un dileggio crudele e poco professionale. Ben venga quindi la rettifica, dal canto mio non ho alcun problema ad ammettere i miei errori, correggendoli se posso.

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