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Abyss Odyssey... non lo so

Abyss Odyssey è il nuovo gioco di ACE Team, già sviluppatore della serie di Zeno Clash e di Rock of Ages, giochi resi di nicchia dalla loro stessa originalità trasversale, che tuttavia nel corso del tempo sono riusciti a ritagliarsi un discreto numero di fan. Rispetto agli altri prodotti del team, Abyss Odyssey è quello che, sulla carta, appare il più convenzionale: solita discesa in dungeon generati casualmente, con relativo grinding progressivo del proprio personaggio grazie all'assenza di permadeath. Di "costante", nel gioco, c'è solo una cosa. Sul fondo dell'abisso alberga il boss finale di turno: un oscuro stregone, il cui passato costituisce il mistero alla base della trama. La storia mi sembra un po' pretestuosa, quindi la descriverò in base a quello che si vede su schermo saltando tutte le scritte, notoriamente ininfluenti nella descrizione della stessa. Omini che sembrano usciti da un Gioventù Ribelle cileno, urlando "MOSTRI AIUTO", indicano una voragine nella quale siamo costretti a scendere, nonostante nella zona di partenza ci siano anche altre case potenzialmente molto interessanti, ma in cui non potremo mai entrare. Volendo, in città è possibile comprare armi e alcuni oggetti che comunque, morendo, andranno persi. Ciò che non andrà perso è la moneta sonante. Il soldo. Esso, insieme ai livelli guadagnati dal proprio personaggio, è l'unica cosa che riporteremo alla base in caso di morte: armi, oggetti e quant'altro... via, come se non fossero mai esistiti. Capisco il motivo alla base di questa scelta, ma il senso di progressione che ne risulta è davvero esiguo. Dopo essere morti negli abissi, tuttavia, uno dei sopracitati soldati si materializzerà al nostro posto e, indossati i suoi panni, potremo cercare di riportare in vita il personaggio appena spirato raggiungendo uno degli altari presenti negli abissi (ma non indicati sulla mini-mappa). Un altro modo per semplificarsi la vita nell'abisso è quello di creare degli avamposti in corrispondenza degli altari: nient'altro che checkpoint con numero di usi limitato, che scompariranno terminati i tentativi a nostra disposizione.

Gli artwork in stile liberty sono una delizia e sicuramente uno fra gli aspetti più apprezzabili di Abyss Odyssey.

Per distinguersi da altri giochi simili (Rogue Legacy su tutti) Abyss Odyssey si gioca due carte fondamentali: uno stile grafico accattivante (soprattutto nelle illustrazioni che accompagnano i dialoghi) e un sistema di combattimento estremamente articolato, che va a scomodare concetti tipici dei picchiaduro come prese, counter e "just frame", senza tuttavia riuscirne a replicare in maniera del tutto convincente fluidità e dinamismo. Non è quindi una sorpresa che, pad o tastiera alla mano, Abyss Odyssey ricordi abbastanza la serie Smash Bros. di Nintendo. Addirittura, durante la parata, intorno al proprio eroe verrà visualizzato un rosone circolare in stile liberty, chiaro richiamo alla "bolla" che caratterizza la stessa identica azione nel brawler citato poc'anzi. Quando si incontrano determinati tipi di nemici, inoltre, il gioco crea delle barriere nere invalicabili che impediscono di eludere lo scontro: inutile dire che tali barriere vanno a delimitare, di fatto, un'arena che non aiuta certo il giocatore a togliersi quello sgradevole effetto déjà vu citato poc'anzi.

Se la legnosità del sistema di controllo è accettabile durante i combattimenti, in cui i flemmatici tempi fra un attacco e l'altro possono essere percepiti come controllabili contrappunti nella danza dell'agone, è durante l'esplorazione che si fatica a perdonarlo. Persino un'operazione banale e teoricamente immediata come distruggere un forziere e raccoglierne il contenuto risulta goffa e macchinosa, laddove in Rogue Legacy era una gioia in sé. La stessa struttura dell'abisso, che spinge, inevitabilmente, a cercare di raggiungere il fondo il prima possibile (complice l'attuale assenza di un sistema di salvataggi) non è accompagnata da abbastanza sorprese e scoperte da giustificarne un'esplorazione approfondita.

Alcuni scorci sono piuttosto suggestivi, ma i livelli sono un po' spogli dal punto di vista funzionale.

Fortunatamente, i combattimenti sono divertenti e non banali, grazie anche alla possibilità di "intrappolare" le anime dei nemici per poterli utilizzare al posto del proprio avatar di turno. Per farlo, sarà necessario avere la barra del mana al massimo e sferrare un attacco speciale: con un po' di fortuna e a patto che il nostro personaggio sia di livello adeguato, potremo catturare il nemico in questione. Inutile dire che dominare questa tecnica permetterà di arrivare al boss finale in tempi molto più brevi: il consiglio è quindi quello di cercare di avere con sé sempre un mostro catturato, da usare come "scudo" nelle situazioni più impegnative.

Un'altra caratteristica di Abyss Odyssey piuttosto interessante è quella che vede il gioco "evolversi" in base agli sforzi profusi dai giocatori: più volte lo stregone verrà sconfitto, più forte diventerà (non voglio fare alcuno spoiler, ma il sito ufficiale del gioco ha annunciato da poco il raggiungimento della "seconda fase dello stregone"). Ogni volta che lo stregone si potenzierà, anche l'abisso muterà: un modo intelligente e non banale per aggiungere nuovi contenuti al gioco. Il problema è che, considerata la natura abbastanza ripetitiva di Abyss Odyssey, non tutti potrebbero avere il tempo e la voglia di tornare nell'abisso a fronte di qualche oscura modifica. Certo, è un modo come un altro per far parlare i giocatori, strada già battuta, e con enorme successo, dalla serie Demon's/Dark Souls.

Il Ghost Monk, secondo personaggio sbloccabile, è piuttosto interessante, nonostante il set di mosse molto più rigido rispetto a quello della flessuosa Katrien.

L'unico pensiero perfettamente definito che mi sono fatto su Abyss Odyssey è che non lo so. Non lo so, perché Abyss Odyssey da un lato mi ammalia con la ricchezza del sistema di combattimento e musiche suadenti, dall'altro mi ammoscia con un level design monocorde e privo di elementi di grande interesse; da un lato con la mai citata, e tuttavia sottintesa, etichetta "roguelike" mi promette un loot avvincente e memorabile, dall'altro mi costringe a vestirmi a lutto, dinanzi all'effettiva pochezza dello stesso; da un lato mi affascina con uno stile grafico affabulante, dall'altro mi affetta il cuore con una conclusione affrettata e un'"odissea" che a conti fatti ricorda più la Napoli-Portici che la Divina Commedia.

Insomma, non lo so. Voglio comunque essere generoso, con quest'ultima fatica di ACE team, perché il gioco, pur essendo intrinsecamente ripetitivo e assolutamente non privo di difetti, resta abbastanza piacevole anche sul medio periodo, giustificando, almeno in parte, il prezzo del biglietto, ma se un buon sistema di combattimento non è sufficiente a farvi comprare un gioco, siete avvertiti: le altre parti di cui è composto Abyss Odyssey non ne sono all'altezza.

Ho ricevuto il codice per Abyss Odyssey dagli sviluppatori e provato il gioco per circa otto ore, completandolo con il primo personaggio a disposizione e proseguendo un paio d'ore con il secondo.

Voto: 6,5

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