L'uomo del dubbio #2: Abe cavalca col tramonto rosso tra vecchia e nuova generazione

L'uomo del dubbio #2: Abe cavalca col tramonto rosso tra vecchia e nuova generazione

Caparbie volontà dimostranti o inarrivabili realtà combattenti? Poteri occultanti o carismi immortali. Sono questi gli abissi sui quali, da anni, volteggia il pensiero dimostrante delle ipotesi vaneggianti su chi è il più forte personaggio dei videogiochi di sempre. Il giudizio è il limite che esiste tra ciò che è e ciò che potrà essere. Ho spesso sentito fantomatiche teorie scientifiche che inquadrano il videogiocatore come colui che sa schiacciare i tasti di un pad al momento giusto. Ma sarebbe come dire che per arrivare a destinazione non serve conoscere il percorso. Altri e diversi sono, invece, i processi mentali a cui è sottoposto il cervello nella moltitudine di informazioni che elabora in una seduta di gioco. In fondo, anche il gioco degli scacchi può essere contenuto in un videogioco. Lo stesso Alan Turing ci insegna che un videogioco contiene potenzialità che vanno oltre il suo creatore. Questo perché l’unico limite in un videogioco è la fantasia.

Un giovanissimo Alan Turing. Proprio lui.
Un giovanissimo Alan Turing. Proprio lui.

Un videogioco può essere insieme film, musica e informazioni capaci di creare con autonoma competenza altre informazioni. È sufficiente osservare i titoli di coda di un best-seller videoludico e confrontarlo con un film di grido per comprendere la mole di persone che si cela dietro “un giochetto per bambini”. Realtà scientifica è l’aumento della massa cerebrale così come osservato dai ricercatori del Max Planck Institute for Human Development and Charité University Medicine St. Hedwig-Krankenhaus da Kuhn, S. et al nel 2013. Esistono tanti videogiochi quante tipologie di intelligenza. Un gioco è multitasking per definizione. Produce intelligenze reticolari per necessità operativa. Ma un gioco - tra i tanti che ho avuto la fortuna di vivere - mi ha insegnato le prime regole sociali esistenti in questo mondo. Tanto da scrivere, una decina di anni dopo averlo giocato, un articolo che individua l’esatta sanzione sociale in termini economici e di come questa possa avere più peso di quella di Diritto.

Abe mi ha insegnato l’importanza di un saluto. Il mondo di Oddworld dell’ecologia. Le Regole di Oddworld il rispetto del Karma. Sono ancora affascinato da quelle magnifiche creature chiamate Scrabs su cui Abe cavalca le rocciose lande a sfondo rosso. In un cielo che si confonde tra alba e tramonto. Quale migliore insegnante può esistere se non l’emozione della natura? Perché, in fondo, insegnare vuol dire emozionare, lasciare un segno positivo, un ricordo bello. E anche questa volta parlo con cognizione di causa. Per fortuna, ogni tanto ritorna qualche bel videogioco capace di andare oltre, di emozionare e di educare insegnando, interagendo.

Sorry.
Sorry.

In prima battuta sono quasi geloso che i ragazzi di questa generazione conosceranno Abe con tutte le sfumature di azzurro di cui è capace la PS4, ma poi penso che sia anche bello ricordare quelle tonalità pastello della PS1, così da essere testimone del miglioramento e credere che esso, almeno potenzialmente, sia inarrivabile, ma assolutamente inseguibile.

Ludophìlia #27 - Questo non è un Ludophìlia, guarda…

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