The Void: il vuoto riempito di tentacoli e budella

The Void: il vuoto riempito di tentacoli e budella

Pensa te, una volta tanto un film horror più o meno di culto e di successo, amato da quelli che ne sanno, arriva in Italia con solo qualche mese di ritardo, nell'autunno dello stesso anno, invece che nell'estate dell'anno dopo. O almeno credo: fino all'altro ieri, vedevo scritto un po' dappertutto che sarebbe uscito il 21 di settembre, quindi ieri. Oggi sono passati FBI e CIA, è tutto redacted, vedo solo dei vaghi "settembre 2017" e il sito ufficiale di 102 Distribution fa finta di niente fischiettando. Quale sarà la verità? Riuscirete a spararvi The Void al cinema? Forse sì, ma solo se prima vi impegnate in un rito d'evocazione pandimensionale capace di trascinarvi su un altro piano esistenziale, da cui assistere basiti alla trasfigurazione di ogni mondo, pianeta e dimensione attraverso il filtro della piramide divina dell'altroquando. Oppure lo trovate in qualche altra maniera, ché, voglio dire, su Amazon UK c'è il Blu-ray (toh, vi fornisco anche il link per acquistarlo versando una piccola percentuale ad Outcast).

Ma che cos'è, The Void? Perché dovreste sperare di riuscire ad andarlo a vedere al cinema, oppure acquistare il Blu-ray dall'Inghilterra oppure, boh, fate quello che volete? Perché è un tuffo adorabile nell'horror trucido, sbudellato, fatto di creature completamente fuori di testa messe assieme con un approccio classico e old school all'effetto speciale. È una storia di assedio che infila mani e braccia nel minestrone dei registi a cui vogliamo più bene e ne tira fuori un film capace di omaggiare con passione e amore sinceri senza per questo stare tutto il tempo lì a farti l'occhiolino e riempirti di lividi il costato con le gomitatine. È un tuffo nell'orrore dell'ignoto, della speranza di vita oltre la morte, dell'incapacità di accettare il lutto e nei mostri disgustosi, ricolmi di budella, tentacoli e denti, che ti inseguono fra i corridoi impossibili di uno scantinato che sotto a quell'ospedale neanche dovrebbe esistere, mentre al piano di sopra ci sono dei pazzi incappucciati di bianco che venerano il vuoto infinito armati di coltellacci rituali.

È un horror estremamente classico e se vogliamo anche un po' basilare nella struttura, che si appoggia su un branco di attori per lo più appena dignitosi e su un ritmo magari abbastanza discutibile ma vince e convince perché non glie ne frega niente e a conti fatti gli interessa solo sommergerti di follia surreale, mostracci creati come si faceva una volta e passione per determinate cose. L'hanno diretto Jeremy Gillespie e Steven Kostanski, che sono quelli di Manborg ma soprattutto sono due che lavorano da dieci anni facendo queste cose qui nei film altrui, quindi non è che ti puoi stupire se il loro film è tutto incentrato su queste cose qui. I trucchi e gli effetti speciali tradizionali, dico. È un po' come quando Stahelski e Leitch, dopo decenni a curare le pizze in faccia e le sparatorie altrui, si sono messi in proprio e hanno rimesso in piedi le pizze in faccia e le sparatorie del cinema americano. Oddio, l'impatto non è quello, ma lo spirito sì. Ed è uno spirito a cui, se hai amore per queste cose, è difficile non voler bene, nonostante poi il film qualche problema ce l'abbia anche. Inoltre, casomai anche voi pensiate che fosse meglio la cinese, vi rendo noto che c'è Ellen Wong.

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Old! #225 – Settembre 1997

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