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Racconti dall'ospizio #67 - Mega Man X: largo alla nuova generazione

Racconti dall'ospizio #67 - Mega Man X: largo alla nuova generazione

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Le recensioni che prediligevo su Consolemania erano quelle di Piermarco Rosa: quando tutti parlavano dei fatti loro senza sprecare mezza parola sul gioco analizzato, lui esprimeva pareri degni di questo nome, piacevoli da leggere e precisi nei giudizi. E poi era anche lui fanboy del Neo Geo.

No, a parte questo, Piermarco era l'MVP di quella redazione lì, ma aveva questo odio viscerale per quel “super” davanti ai giochi del sedici bit Nintendo. A me quel superlativo non infastidiva affatto e, anzi, lo vedevo davvero adatto a buona parte di una ludoteca splendida e variegata come quella del Super Nintendo. Una macchina straordinaria, meravigliosa da esplorare in quei giorni un po’ pionieristici (prima o poi vi racconterò la parabola colma d’amore di Dan Hero e di Actraiser) e all’avanguardia, un po’ come la nuova generazione di Mega Man.

Messo in pensione il bamboccio robotico che non mi aveva mai fatto impazzire più di tanto su NES, X era la scelta matura per gli amanti del brand Capcom che si erano rotti le scatole di far fuori buffoni di latta costruiti da un vecchio aterosclerotico con i capelli di Heihachi Mishima. Alla stessa maniera del giocatore, X apre gli occhi in un futuro oscuro ma fighissimo, dove androidi impazziti chiamati Maverick si puliscono il metallico deretano con le leggi della robotica, attaccando gli umani. Un po’ come in Terminator, ma con più colori, e sprite spettacolari.

 Vile è davvero... beh, vile. Ma regoleremo i conti.

Vile è davvero... beh, vile. Ma regoleremo i conti.


Che meraviglia che è la sekaikan di questo gioco, tratteggiata splendidamente già dal livello introduttivo: X attraversa l’avveniristica Abel City ridotta a una zona di guerra, soltanto per prenderle di brutto dal cattivissimo Vile, una sorta di Boba Fett robotico, nonché uno dei più tosti Maverick in circolazione. X è inadeguato in un mondo fuori controllo e viene salvato all’ultimo momento dall’iconico Zero, cacciatore di Maverick dal biondo crine e con lightsaber a seguito, un personaggio creato da Keiji Inafune in persona, destinato a rubare un po’ la luce dei riflettori al protagonista nei capitoli successivi.

Ancora meglio, X viene presto messo di fronte alla minaccia di Sigma, il più evoluto robot della sua generazione. Deviato dalla retta via in seguito a un incidente misterioso, Sigma è risoluto nel desiderio di sterminare la razza umana, una posta in gioco che spinge il nuovo Mega Man ad attraversare i livelli con rinnovata agilità rispetto al suo predecessore a otto bit, capace com’è di aggrapparsi ai muri, saltare dalle pareti e scattare. E tale mobilità è destinata a migliorare ulteriormente qualora riuscisse a recuperare i pezzi di una nuova, potentissima armatura, lasciata in eredità dal creatore Dr. Light.

 Che sprite giganti, che colori, che carisma!

Che sprite giganti, che colori, che carisma!

Mega Man X è un gioco d’azione dotato di una qualità generale che proprio non ne vuol sapere di rallentare, attraverso livelli spettacolari - rigiocabili a piacere andando a caccia di segreti  - culminanti con il prevedibile combattimento contro una nuova generazione di boss. Più fighi dei vecchi Robot Master, i Maverick si ispirano nel design a bestie varie, con nomi epici come Spark Mandrill.

Spark Mandrill... se tutto va in malora e trovo una nuova occupazione nel mondo del porno, voglio chiamarmi così.

 Anche Storm Eagle è un nome fregno. Ma contro Spark Mandrill non c'è partita.

Anche Storm Eagle è un nome fregno. Ma contro Spark Mandrill non c'è partita.

Belli da vedere e divertenti da combattere, nulla comunque possono contro lo sprite di X, costantemente dipinto con un’espressione decisa che trasmette in una manciata di pixel la predisposizione a scalciare duro qualsiasi nemico si faccia avanti, in pieno contrasto con il suo bambinesco predecessore.  La serie avrebbe annoverato altri due seguiti su Super Nintendo, prima di continuare la sua corsa su una miriade di altri sistemi, generando spin-off vari strada facendo. Il primo, però, rimane forse il preferito dai fan, tant’è che è stato riproposto all’alba di PSP con il titolo Maverick Hunter X. Un remake in chiave poligonale molto bello che, al netto di qualche rallentamento, permette tra le altre cose di controllare Vile una volta completato il gioco.

 Non male davvero, comprai d'importazione la versione americana appena uscita.

Non male davvero, comprai d'importazione la versione americana appena uscita.

Niente può però battere lo stupore provato la prima volta davanti alla pixel art e al carisma dell’originale, un spettacolo davvero maestoso. Perché diciamolo, Piermarco scriveva davvero bene, però, riguardo a quell’argomento lì di cui si parlava all’inizio, doveva lasciarsi un attimo andare. Quelli erano davvero giorni super.

Questo articolo fa parte della Cover Story "Aspettando il Nintendo Classic Mini: Super Nintendo Entertainment System", che trovate riepilogata a questo indirizzo.

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