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Racconti dall’ospizio #61 - The Legend of Zelda: A Link to the Bidet

Racconti dall’ospizio #61 - The Legend of Zelda: A Link to the Bidet

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Dopo il Racconto su Street Fighter II, continua la storia della mia infanzia Sega. Ho avuto un Master System che ha cambiato per sempre la mia vita e un Mega Drive che mi ha reso così felice che in confronto Buddha sembrava il cantante dei Joy Division. Il rovescio della medaglia di questa enorme fortuna è ovvio, per chi come me è nato nel medioevo preinternettiano: non avevo la roba Nintendo. Cioè, avevo un amico dotato di NES e Super Nintendo, ma quando andavo a casa sua giocavamo a Super Mario World, a Street Fighter II, a F-Zero. Tutte figate immani, sia chiaro, ma lui non aveva Zelda.

La prima copertina che si trova cercando "game power zelda" su Google.

Ero un avido lettore di Game Power, e tutti i redattori non la finivano più di parlare di questo The Legend of Zelda: A Link to the Past. Zelda di qui, Zelda di là. Un'avventura eccezionale, la killer application dello SNES, una roba cenobitica che era anche un passo avanti nella giocabilità e nella longevità. Rosicavo tantissimo. Tra l'altro YouTube non c'era, quindi per me A Link to the Past era soltanto una serie di screenshot verdi, affascinanti e proibiti. Qui all'Ospizio ci sono dei vecchi tromboni che si scagliano contro chi guarda i gameplay su YouTube, ma io ai tempi avrei ucciso, per poter vedere a piacimento tutti i giochi che mi erano preclusi. Ma non divaghiamo.

Gli anni passavano e Zelda continuava a sfuggirmi. Il mito era ben saldo nella mia testa, accanto a Toilet Kids per PC Engine e agli altri giochi visti solo sulle riviste e mai nel mondo reale. Nel frattempo, però, nella mia cameretta si era materializzato un PC, un Compaq Presario con un 486 SX a 25 MHz, con 200 MB di hard disk. Non dico che di Zelda non mi importasse più niente, ma A Link to the Past iniziava a sembrarmi roba vecchia, rispetto ai mondi fantasy tridimensionali del mio Ultima Underworld. E non era nemmeno un discorso di volpe e uva: eravamo affamati di progresso e ci emozionavamo anche per porcate colossali come Magic Carpet, solo perché muovevano tre poligoni messi in croce. Zelda poteva aspettare.

I fan di Magic Carpet che vogliono menare Fabio possono richiedere il suo indirizzo tramite il modulo dei contatti che trovate qui sul sito.

Fast forward. Sono in seconda liceo e un gruppetto di nerd del quinto anno si mette in società per comprare un masterizzatore e vendere software piratato ai nerd implumi come me. Su uno di quei CD magici, tra Twilight e robe che funzionavano una volta su tre, c'era un certo Snes9X.

Il mio primo emulatore. Il primo assaggio di retrogaming.

All'improvviso, dopo un'infanzia senza Mode 7, avevo a portata di mano tutto il catalogo dello SNES. Pure A Link to the Past. Dopo tanti anni, era lì, sul mio tubo catodico da quindici pollici, pronto a investirmi con la sua bellezza senza tempo. L'ho iniziato, ne ho goduto, ma dopo il primo dungeon l'ho abbandonato, un po' perché dall'altra parte c'era Diablo, un po' perché giocare a Zelda in una finestra su Windows aveva un che di sbagliato. Il retrogaming non è fatto soltanto di pixel e rom: è fatto di plastica, di pulsanti colorati, di joypad da impugnare, di divani da condividere con gli amici. Per certi versi, il retrogaming è persino una questione di postura. E la postura giusta l'avrei trovata anni dopo, ai tempi del Game Boy Advance SP.

Inserire musichetta di quando si apre uno scrigno in Zelda.

Era l'estate del 2003. Per un piccolo incidente medico del quale ometterò i dettagli, mi era stato prescritto un peniluvio al giorno, tutte le sere, con acqua e amuchina. Avevo un GBA. Avevo una cartuccia di The Legend of Zelda: A Link to the Past. Avevo un pene da immergere nell'acqua per periodi prolungati di tempo. Faceva caldo. L'acqua era fresca. Win win. Ho giocato ad A Link to the Past nel modo giusto, senza emulatori, su una console Nintendo, nudo sul bidet, con il pisello in una brocca piena di acqua e amuchina, sorseggiando Rabarbaro Zucca col ghiaccio.

Che estate indimenticabile. Che gioco incredibile. Che freschezza in ogni dove. Dupont di Game Power aveva proprio ragione. The Legend of Zelda: A Link to the Past era, è sempre sarà un capolavoro senza tempo. Giocateci come volete, ma giocateci.

Questo articolo fa parte della Cover Story "Aspettando il Nintendo Classic Mini: Super Nintendo Entertainment System", che trovate riepilogata a questo indirizzo.

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